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Non del diavolo ma di Homo Erectus le orme sulla lava vulcanica

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 6974 ]

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Le orme lasciate tra i 385.000 e i 325.000 anni fa sulle pendici del vulcano Roccamonfina, presso Caserta, possono essere considerate le più antiche tracce umane conosciute a livello globale

Chi può camminare sulla lava ardente senza bruciarsi? Solo il diavolo, naturalmente! Così gli abitanti del comune di Tora e Piccilli, in provincia di Caserta, da tempo immemorabile, hanno spiegato le strane impronte impresse su un pendio di roccia vulcanica in località Foresta. Nella primavera del 2002, Adolfo Panarello, studioso di storia locale, intuendo, assieme al suo collega Marco de Angelis, che tali tracce non potevano essere casuali, contatta Paolo Mietto geologo dell'Università di Padova, che da anni si occupa di tracce fossili di vertebrati. Mietto visita il sito e resosi conto dell'importanza della segnalazione, ritorna a Foresta con un suo collega, Marco Avanzini del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento anch'esso geologo e studioso di orme fossili. Avvisata la Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta e coinvolto nella prima fase delle ricerche Giuseppe Rolandi, vulcanologo dell' Università Federico II di Napoli, ci si rende conto che le 'Ciampate del diavolò' sono in realtà tre piste fossili umane estremamente antiche

Le orme sono impresse sulla superficie di una colata piroclastica che fa parte dell'unità geologica dei Tufi Leucitici Bruni (vulcano di Roccamonfina) di età compresa tra i 385.000 e i 325.000 anni fa. Basandosi sul comportamento di alcuni minerali contenuti nel materiale vulcanico (zeoliti), Rolandi suggerisce che le orme siano state impresse quando la massa era ancora calda e non completamente solidificata. Le orme più evidenti sono associate in tre piste che scendono un ripido pendio. Ogni pista possiede caratteri peculiari che forniscono dati interessanti sulle capacità di operare scelte di percorso e variazioni di andatura da parte degli autori delle orme. Le piste evidenziano inoltre deambulazione completamente bipede con utilizzo delle braccia solo in fase di appoggio e riequilibrio in settori a forte pendenza. Le orme, che sono state impresse da individui di piccola taglia (altezza circa 150 cm) sono allungate, mostrano arco plantare sollevato e conservano tracce del tallone e delle dita. L'età suggerita dalle prime analisi (compresa cioè tra 385.000 e 325.000 anni) le rende uniche nel panorama delle tracce fossili umane del nostro pianeta (le piste di Laetoli, in Tanzania datate tra 2,6 e 3 milioni di anni fa appartengono infatti ad Australopiteci). Fino ad oggi infatti, solo un'orma isolata scoperta nel sito Paleolitico di Terra Amata in Francia è attribuibile ad uomini di circa 300.000 anni fa. Le piste di Tora e Piccilli possono quindi essere considerate le più antiche tracce umane conosciute a livello globale.

Attribuibili all' Homo erectus europeo (Homo heidelbergensis) e conservate in un contesto ambientale del tutto particolare, le piste di Tora e Piccilli sono anche l'unico caso conosciuto dove siano presenti tracce delle mani utilizzate per equilibrarsi durante il cammino su un pendio difficile ed accidentato.

Il Vulcano di Roccamonfina è uno strato-vulcano, di forma tronco-conica, con una base avente diametro di ed una estensione di circa 450 km quadrati. E' situato nel settore settentrionale della piana campana, tra i rilievi di Rocca d'Evandro (Monte Camino), i Monti Aurunci in corrispondenza della valle del Fiume Garigliano, il Monte Massico e il Monte Maggiore. La sua posizione geografica lo pone all'estremità meridionale dell'allineamento appenninico dei Vulcani Laziali. I suoi pendii sono notevolmente più inclinati nei settori settentrionali ed occidentali che in quelli orientali e meridionali. Alla sua sommità è presente una depressione ellittica al cui interno si ergono le cime di Monte S.Croce e di Monti Lattani. Il Roccamonfina si forma durante una fase di tettonica del Pleistocene medio-superiore.

Le vicende della scoperta sono state descritte nei particolari nell'articolo 'Human footprints in Pleistocene volcanic ash' (a firma di Paolo Mietto, Marco Avanzini e Giuseppe Rolandi) comparso su Nature.



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