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Arriva il medico robot

  Autore: Anna Guaita

  martedì 7 settembre 2010 ore: 00:00:00 - letto [ 3591 ]

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Un robot medico? Un robot che decide che medicine darvi o che interventi operatori ordinare? Sono passati sessant’anni da quando il grande scrittore di fantascienza Isaac Asimov accese la fantasia di milioni di lettori con Io, Robot, scatenando un acceso e annoso dibattito sull’utilizzazione dei robot. Nel frattempo però i robot vanno dilagando tutt’intorno a noi, utilizzati in centinaia di funzioni. E anzi negli Stati Uniti la scienza è già arrivata alla fusione robot-uomo per compiti di alta responsabilità e in situazioni di vita o di morte nelle quali l’aiuto in carne ed ossa può non arrivare in tempo.

In un Paese delle dimensioni degli Stati Uniti, infatti, ci sono Stati poco popolati dove l’assistenza medica può essere difficile, e dove il ricorso al medico robot può davvero salvare una vita. Il segreto sta nel fatto che il robot non è altro che un sofisticato veicolo che il medico stesso pilota con un collegamento wi-fi da distanze anche molto grandi. Il robot che entra nelle camere dei malati è un meccanismo alto un metro e mezzo, fornito di ruote, di una telecamera ad altissima sensibilità, braccia meccaniche, terminali elettronici. Come “testa” ha uno schermo ad alta definizione sul quale è proiettato il volto del medico. Così il paziente può essere in un paesino dell’Idaho e lo specialista può essere a migliaia di chilometri di distanza.

Lo specialista fa domande, punta la telecamera sul volto del malato, sugli strumenti che ne misurano la temperatura, le funzioni vitali, il battito cardiaco, gli parla attraverso il microfono (con un suono caldo che non ha nulla di metallico), gli fa le domande del caso, poi si gira a parlare alle infermiere, ai parenti del malato. Il video si muove come fosse una testa, dando al robot un’apparenza meno artificiale che se avesse una testa di plastica antropomorfa.

Il New York Times, che nel corso di quest’anno ha pubblicato una serie di approfonditi servizi sul dilagare della robotica, ha rivelato che lo stesso tipo di fusione uomo-robot va prendendo piede in alcune aziende multinazionali, e si sostituisce alle video teleconferenze. Queste sono infatti alquanto statiche, mentre l’uomo-robot può muoversi, accompagnare i colleghi in giro e continuare a chiacchierare come se la persona fosse davvero presente.

In Giappone ci sono già molti robot negli ospedali. Uno in particolare con l’aspetto di un orso bonario, sposta i pazienti sollevandoli con dolcezza dal letto o dalle sedie a rotelle, e così evita che gli infermieri facciano sforzi eccessivi. Un altro sembra una foca di peluche, ma è fornito di baffi con sensori in grado di “leggere” le condizioni fisiche del paziente, e dare l’allarme se ci sono crisi, mentre nel frattempo emette suoni modulati simili alle fusa di un gatto che hanno il potere di rilassare i malati di alzheimer o i bambini.

Ma la nuova frontiera sembra essere proprio quella dell’uomo-robot. O meglio, per usare il termine tecnico: del “robot di telepresenza umana.” E come sempre davanti alle nuove invenzioni, c’è anche il rischio che essa venga utilizzata in modo che non piaccia a tutti: ci sarebbero infatti aziende che vorrebbero ricorrere all’uomo-robot per permettere ai manager di essere sempre presenti in azienda o in fabbrica, e seguire il lavoro degli impiegati e degli operai da vicino. Ma questo uso si allontana dall’idea della collaborazione, dello scambio di idee, dell’aiuto in casi di emergenza per cui la robotica “umanizzata” dovrebbe essere perfezionata, e assomiglia molto a un caso di pura e semplice sorveglianza. Un robot “grande fratello”, cioè. Isaac Asimov avrebbe duramente disapprovato.



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Fonte
http://www.ilmessaggero.it/articolo...








 

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