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Cade un muro della paleontologia: le scimmie appartengono al genere homo

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 4450 ]

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La separazione tra scimpanzè, gorilla e uomo nell'albero evolutivo è molto più tenue di quanto si riteneva e anche altri primati sono abbastanza vicini

A un secolo e mezzo dalle teorie di Darwin cade l'ultimo steccato tra scimmie e uomo: finora tradizionalmente separati nell'albero evolutivo, scimpanzé, gorilla e uomini potrebbero invece appartenere tutti insieme al genere Homo. Lo dimostrano i dati pubblicati sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze, Pnas.

Secondo lo stesso studio, condotto nell'università americana Wayne di Detroit e finanziato dall'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, anche gli altri primati sono abbastanza vicini all'uomo nell'albero evolutivo, visto che babbuini e macachi risultano appartenere alla famiglia degli Ominidi. A suggerire che la parentela fra le scimmie e gli uomini sia molto più stretta di quanto si credesse è la nuova analisi delle differenze genetiche fra primati e umani condotta dal gruppo di paleontologi e genetisti della Wayne guidato da Morris Goodman. Una ricerca, osserva Goodman, che sarebbe stata impossibile senza avere a disposizione sia l'enorme mole di dati del Progetto genoma umano, sia i primi dati relativi alle ricerche in corso sul sequenziamento del genoma di alcune scimmie.

Scimpanzé, gorilla e altri primati sono stati finora tradizionalmente separati dagli uomini, mentre gli esseri umani sono stati considerati gli unici membri viventi della famiglia degli ominidi e appartenenti al genere Homo. Ma adesso, sulla base dei nuovi dati, la famiglia degli ominidi diventa improvvisamente molto più numerosa in quanto gli scimpanzé e gli uomini si sarebbero evoluti verso un destino simile a partire da un antenato comune.

Il gruppo di Goodman è arrivato a questa conclusione confrontando 97 geni appartenenti a sei specie diverse: umani, scimpanzé, gorilla, oranghi, scimmie del Vecchio Mondo (ossia cercopitechi come babbuini e macachi) e topi. I ricercatori hanno quindi analizzato l'andamento delle mutazioni genetiche che controllano la produzione di proteine, considerate per questo funzionalmente importanti. Seguendo l'andamento delle mutazioni, hanno quindi misurato il grado di parentela tra le sei specie. Il risultato di questo lavoro è stato un nuovo albero evolutivo, decisamente rivoluzionario. Secondo questa analisi, gli scimpanzé e l'uomo occupano due rami fratelli, con una similarità genetica pari al 99,4%. Dopo gli scimpanzé, i parenti più prossimi dell'uomo risultano essere i gorilla, quindi gli oranghi e in ultimo i cercopitechi. Nessuna delle specie analizzate risulta avere alcuna parentela con il topo, utilizzato dai ricercatori esclusivamente come controllo.

I ricercatori sono inoltre giunti alla conclusione che gli umani e gli scimpanzé hanno avuto origine 5 o 6 milioni di anni fa da un progenitore comune, dal quale si sono differenziati come specie separate. A sua volta, l'antenato comune si sarebbe differenziato dai gorilla fra 6 e 7 milioni di anni fa.
La conferma definitiva di questa ipotesi, concludono gli studiosi, verrà quando sarà completato il sequenziamento del genoma di scimpanzé, gorilla, oranghi: questo permetterà di rintracciare con una precisione ancora maggiore somiglianze e differenze rispetto all'uomo.



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