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L'antico popolo dei DOGON e il mistero delle loro conoscenze, il video

  Autore: n/a

  venerdì 13 agosto 2010 ore: 00:00:00 - letto [ 14176 ]

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I Dogon un'antica popolazione di contadini che vive sulle coste del fiume Niger, vennero studiati per 20 anni da 2 antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen. Nel 1948 pubblicarono il libro 'Il dio d'Acqua' in cui riassumevano le storie dei DOGON tra cui l'incredibile racconto di una terza luna di SATURNO allora sconosciuta alla scienza ufficiale e che venne avvistata per la prima volta solamente nel 1995 e confermata successivamente nel 1997 dopo una complessa serie di studi sulle orbite planetarie.


I due ANTROPOLOGI:

Germaine Dieterlen
(Valleraugue, 1903 – Parigi, 13 novembre 1999) è stata un'antropologa francese, studentessa di Marcel Mauss; ha scritto molti libri di etnografia ed è stata pioniera di molte nuove tecniche etnografiche, in particolare l'"etnografia descrittiva"), approfondendo gli studi sui miti e i riti di iniziazione.
È famosa per il suo lavoro fra i Dogon e i Bambara del Mali, tra i quali ha vissuto per più di venti anni, spesso in collaborazione con un altro antropologo francese, Marcel Griaule.
In alcuni dei suoi lavori più importanti, ha focalizzato i suoi studi sul ruolo sacro del capo tribù, sulla posizione del primo figlio nato all'interno di una famiglia appartenente ad un clan, sulle relazioni tra zii materni e nipoti, sulla divisione del lavoro, sulla istituzione del matrimonio, sulla funzione e sul ruolo dello sciamano propiziatore di piogge e modifiche meteorologiche, nell'ambito della società dei Dogon.
Dieterlen ha incominciato le sue ricerche etnografiche in Mali, nel 1941. È stata lungamente criticata per le sue pubblicazioni riguardanti le conoscenze astronomiche dei Dogon, che, secondo l'autrice, avrebbero già anticamente rilevato la presenza di una stella, Sirio B, invisibile ad occhio nudo. Secondo le opinioni di altri autori, tra i quali Robbins e Temple entità extraterrestri potrebbero aver avuto contatti con i Dogon, influenzando la antica conoscenza indigena, chiamata Nommo, basata sugli spiriti ancestrali, che si manifestano con fattezze di umanoidi. Altri antropologi, come per esempio A.van Beek, affermano che alcuni spunti i Dogon potrebbero averli tratti dagli insegnamenti dei missionari gesuiti, che hanno vissuto a lungo nella regione.[1]
Tra gli incarichi ricoperti dalla studiosa, ricordiamo la sua collaborazione al Director di Studi all'"Ecole Pratique des Hautes Etudes", presso l'università Sorbona di Parigi, il suo ruolo di membro nel "Centre Nationale de la Recherche Scientifique" (CNRS), e la presidenza al "Committee on Ethnographic Film".

Marcel Griaule
(Ainsy-sur-Armençon, 1898 – Parigi, 1956) è stato un etnologo francese. Fu titolare della prima cattedra di etnologia alla Sorbona. Allievo di Marcel Mauss passò all'etnologia dopo avere studiato matematica.
In diverse spedizioni in Africa fra il 1931 ed il 1946, tra cui la famosa "Missione Dakar-Gibuti", ebbe modo di studiare e trascrivere la complessa cosmogonia del popolo dei Dogon. Questa missione venne descritta da Michel Leiris nel suo libro Africa Fantasma. Nel 1938 pubblica Maschere Dogon dove analizza i rituali e le simbologie dei Dogon. Secondo Griaule le simbologie, i miti, i rituali e i sacrifici dei Dogon sono realtà interconnesse in un sistema coerente e autonomo di pensiero che forma una vera e propria cosmologia. Uno dei libri di antropologia più letti è Il dio d'Acqua pubblicato per la prima volta nel 1948. Si tratta di un resoconto della cosmogonia dogon presentata con lo stile di intervista fatta a un anziano cacciatore cieco Ogotemmeli. Questo libro contiene il pensiero dogon che per Griaule va collocato sulla corrente del pensiero filosofico degli antichi. Con questo libro Griaule vuole dimostrare come un popolo africano può possedere una cosmologia organizzata che evidenzia il rapporto tra sistema mitico e vita sociale. Questa cosmologia è il punto di partenza per capire la vita sociale, economica, rituale e sessuale dei Dogon. Questa vita nella sua quotidianità non è altro se non la rifunzionalizzazione operata dall'uomo in quanto attore sociale, del mito inteso come punto di riferimento ideale. Questo libro suscitò numerosi interrogativi tra gli antropologi. Era lecito ricostruire la cosmologia dei Dogon intervistando solo Ogotemmeli? Chi è Ogotemmeli? Un vecchio saggio che parla del suo modo interpretare la vita dogon oppure un portaparola degli anziani dogon? La cultura dogon era fondata solo sul mito oppure era opportuno prendere in considerazione anche la storia? Altri libri sono Torce d'uomini e I riti arcaici dell'Etiopia cristiana.



L’antico popolo africano e il mistero di Sirio.
tratto da:
http://viaggionelmistero.wordpress.com/2010/06/21/le-incredibili-conoscenze-dei-dogon-e-sirio/

Nel sud del Mali, dove il fiume Niger descrive un largo meandro, vive il popolo dei Dogon: poveri contadini che in gran parte abitano ancora nelle caverne dei Monti Hombori. Le città più vicine sono Timbuktu, a nord, e Ouagadougou a sud, nello stato dell’Alto Volta. Infatti, nei loro insegnamenti religiosi più segreti vi è la descrizione di una stella praticamente invisibile.
Visti dall’esterno, ben poco distingue i Dogon dalle altre popolazioni dell’Africa occidentale; eppure, con altre tre tribù vicine hanno conservato per secoli, con gelosa puntigliosità, la conoscenza di un fenomeno molto raro. Infatti, nei loro insegnamenti religiosi più segreti vi è la descrizione di una stella praticamente invisibile ad occhio nudo e assai difficile da osservare persino con l’aiuto di un telescopio, tanto che non ne esistevano fotografie prima del 1970. I Dogon asseriscono che tale conoscenza (rivelata ad alcuni antropologi francesi negli anni 1930 e 1940) era stata loro insegnata da visitatori venuti da un altro sistema stellare. La stella che descrivono è nota agli astronomi con il nome di Sirio B, mentre per i Dogon è Tolo Po. La sua esistenza fu sospettata per la prima volta dagli astronomi occidentali nel 1844, quando vennero notate alcune irregolarità nel moto della stella Sirio, la brillante “Stella del Cane” nella costellazione del Cane Maggiore. Per spiegare tali anomalie, si suppose che Sirio fosse influenzata dall’attrazione gravitazionale di un astro invisibile, e nel 1862, dopo molte osservazioni, si rivelò finalmente la presenza di una debole compagna. Sembrava, tuttavia, di gran lunga troppo piccola per esercitare un influenza sensibile sul moto di Sirio che è grande il doppio del nostro Sole e 20 volte più luminosa.
Oggi sappiamo che Sirio B è una nana bianca che, per quanto piccola e pallida (le nane bianche appartengono alla classe più piccola di stelle) , è estremamente densa, con una massa sufficiente a esercitare un’attrazione gravitazionale su Sirio A. Il nome con il quale i Dogon chiamano Sirio B è composto dalla parola tolo (“stella”) e po , il più piccolo seme da loro conosciuto (quello della Digitaria exilis, una varietà della sanguinella). Con questo nome essi descrivono la piccolezza della stella: – è la più piccola cosa che ci sia. – Asseriscono anche che è – la stella più pesante – (in quanto in essa la terra è sostituita da un metallo immensamente pesante chiamato sagala): tanto pesante che - tutte le creature viventi terrestri insieme non potrebbero sollevarlo. – E il colore della stella è bianco. I Dogon attribuiscono, quindi, a Sirio B (che è, ricordiamomolo, assolutamente invisibile ad occhio nudo) le tre caratteristiche fondamentali di una nana bianca: la piccolezza, la pesantezza e il biancore. Sostengono, inoltre, che l’orbita della stella è ellittica, con Sirio A, posto in corrispondenza di un fuoco dell’anche una terza stella del sistema Sirio, chiamata Emme Ya (“Sorgo Femmina”) , intorno alla quale orbita un unico satellite. A tutt’oggi, Emme Ya non è stata ancora scoperta. Per i Dogon, Sirio B fu la prima stella creata da Dio ed è il fulcro dell’Universo. Da essa si sono sviluppate tutta la materia e tutte le anime mediante un complesso moto a spirale che i Dogon simboleggiano nei loro canestri intrecciati. Tutte le anime, qualunque fosse la loro destinazione, hanno dapprima gravitato da Tolo Po a Emme Ya. I Dogon sono anche a conoscenza del fatto che Saturno è circondato da anelli, e che Giove ha 4 lune principali. Hanno quattro calendari, per il Sole, per la Luna, per Sirio, per Venere, e da molto tempo sanno che i pianeti orbitano attorno al Sole. I Dogon dicono di aver ricevuto queste loro conoscenze astronomiche dai Nommos: esseri anfibi inviati sulla Terra dal sistema stellare di Sirio per il bene dell’umanità. Il nome deriva da una parola Dogon, che significa “far bene” ; ma i Nommos vengono anche chiamati Maestri dell’acqua, Ammonitori, Istruttori. Arrivarono sulla Terra in qualche zona a nordovest dell’attuale regione dei Dogon. Quando la loro astronave atterrò dopo una discesa a vite che fece molto rumore e spostamento d’aria slittò sul suolo aprendo un solco nel terreno “e sprizzando sangue” (forse si riferiscono agli ugelli di un razzo). In quel periodo, una nuova stella (forse l’astronave madre) apparve nel cielo. Dopo l’atterraggio, apparve una cosa con quattro gambe che tirò l’astronave verso una conca che venne riempita d’acqua affinchè l’astronave potesse galleggiare. Secondo le raffigurazioni Dogon, i Nommos avevano sembianze più simili ai pesci che agli uomini, ed erano costretti a vivere in acqua. Erano redentori e custodi spirituali“Il Nommo spartì il suo corpo tra gli uomini per nutrirli; ecco perché si dice anche che come l’Universo – , così il Nommo aveva fatto bere anche gli uomini. Diede tutti i suoi principi di vita agli esseri umani.”Il Nommo fu crocefisso e risorse; tornerà ancora sulla Terra, questa volta in forma umana. Poi riassumerà la forma anfibia e comanderà il mondo dalle acque.

Una statuetta dei Dogon che raffigura il Nommo. Questi esseri anfibi vennero da Sirio per il bene dell’umanità.

Se i racconti dei Dogon ricordano eventi momentanei come l’atterraggio su questa Terra di esseri di un altro sistema stellare, ci si aspetterebbe di trovare descrizioni analoghe anche altrove. E infatti ci sono: nel racconto babilonese sugli Oanni, degli esseri anfibi vennero su questa Terra per il bene dell’Umanità. Con il loro veicolo a forma di uovo (un disco?), sarebbero ammarati nel Mar Rosso. Le descrizioni seguenti sono prese da una Storia della Mesopotamia, scritta nel III secolo a.C. da Berosso, sacerdote babilonese, la cui opera sopravvive solo a frammenti riportati da storici greci.“L’intero corpo dell’animale era simile a quello di un pesce; e aveva un’altra testa sotto una testa di pesce, e piedi simili a quelli di un uomo si aggiungevano alla coda di pesce. La sua voce e il suo linguaggio erano articolati e umani…
Durante il giorno, questo essere conversava con gli uomini, ma non ingeriva alcun cibo in quella stagione; e comunicò loro la conoscenza delle lettere e delle scienze e ogni specie di arte. Insegnò loro a costruire case, fondare templi, a formulare leggi, e spiegò loro i principi della geometria…
In breve li istruì in ogni materia atta ad addolcire i modi e a umanizzare la specie umana…
Quando il Sole tramontava, l’essere era solito rituffarsi, e rimaneva tutta la notte in fondo al mare, perché era anfibio.”Un altro racconto sugli Oanni è stato riportato da San Fozio (820-892 ca.), patriarca di Costantinopoli. Nel suo Myriobiblon dice che lo storico Elladio :“racconta la storia di un uomo chiamato Oe, il quale uscì dal Mar Rosso e aveva un corpo simile a quello di un pesce, mentre la testa e gli arti erano di un uomo. Oe insegnò l’astronomia e le lettere. Secondo alcuni racconti, egli uscì da un uovo (da cui il suo nome) , ma in realtà era uomo, che sembrava un pesce perché vestiva con – la pelle di una creatura marina. – ”E’ possibile che i Nommo dei Dogon e gli Oanni babilonesi siano rappresentazioni diverse dello stesso evento? I Dogon stessi insistono sul fatto che il loro popolo non visse sempre nella regione che occupano ora, e gli indizi suggeriscono che siano discendenti dei Berberi, i quali iniziarono a migrare verso sud, dalla Libia, nel I-II secolo d.C. Poi, unendosi in matrimonio con i negri locali, si stabilirono definitivamente nel Mali intorno all’XI secolo. Se i Dogon arrivarono veramente nel Mali dal Nordest, potrebbero in origine aver abitato zone abbastanza vicine al mar Rosso, cosi che un collegamento tra Nommos e Oanni potrebbe esser stato geograficamente possibile. In questo caso, tuttavia, è strano che i Dogon abbiano mantenuto la memoria della stella Sirio B, mentre gli Egizi, sicuramente in contatto con Sirio A, che li aiutava a predire la piena del Nilo. In base a ciò, sembrerebbe probabile che i Dogon e la storia Babilonese riferiscano eventi simili, ma separati (Robert K.G. Temple, The Sirius Mystery; trad. Il Mistero di Sirio, SugarCo Ed., Milano 1976) I DOGON E GLI ERUDITI EUROPEI di Carl Sagan, astronomo alla Cornell University, autore di Contatto cosmico e coautore di Intelligent Life in the Universe, alla luce dei miliardi di stelle che popolano l’Universo, il grande numero di pianeti in orbita intorno ad esse, e l’incredibile età dell’Universo, ha affermato essere virtualmente una certezza statistica che la vita intelligente si sia sviluppata ripetute volte e che molte civiltà siano molto più vecchie e più avanzate della nostra.
Ciò sembrerebbe dar ragione alla possibilità che la fonte di informazione dei Dogon provenga, come essi asseriscono, da antichi astronauti. Ma Sagan, pur credendo nell’esistenza e alle capacità di eventuali extraterrestri, ritiene anche che in questo caso gli indizi puntino in un’altra direzione.

La rappresentazione dei Dogon di ‘Sirio’ come riportato di Marcel Griauke e Germaine Dieterlen, redatto da Ogotemméli. L’ovale rappresenta l’Amma, l’uovo primordiale e contiene: A: Sirio, B: Tolo Po, C: Emma ya, D: Il Nommo, E: Il Yourougou (un maschio mitico, destinato
di perseguire il suo gemello femmina), F: La stella delle donne, un satellite di Emma Ya, G: Il segno delle donne, H: Donna con organi riproduttivi, rappresentati da un utero

Concorda sul fatto che “i Dogon hanno conoscenze non acquisibili senza telescopio“. Quindi, la conclusione più ovvia è che essi sono entrati in contatti con civiltà tecnicamente più avanzate.
L’unica domanda secondo lui è: quale civiltà? Extraterrestre o Europea?. Gli astronomi occidentali hanno ipotizzato la presenza di Sirio B per la prima volta nel 1844; la stella non fu veramente osservata fino al 1862, e fu riconosciuta solo nel 1928 come una nana bianca incredibilmente densa e composta di “materia decaduta dei suoi elettroni“. Tutte queste informazioni sono accuratamente esposte dai Dogon. Ma poiché la loro cosmologia complessa, compresa l’informazione su Sirio B, non fu raccolta da antropologi europei prima degli anni 1930 e 1940, Sagan immagina che possano aver ottenuto queste informazioni da un europeo di passaggio (le notizie su Sirio B erano state divulgate sin dal 1928 dal libro di Sir Arthur Eddington, The Nature of the Physical World, una sera mentre stavano seduti intorno al fuoco, raccontandosi a vicenda i miti di Sirio:“Con la fantasia immagino un francese in visita presso i Dogon, la cui terra all’inizio del secolo era Africa Occidentale Francese…La conversazione volge sulle cognizioni astronomiche. Sirio è la stella più brillante nel cielo. I Dogon raccontano al visitatore la loro mitologia su Sirio; poi, sorridendo educati, chiedono al visitatore di raccontar loro i suoi miti su Sirio…”A prima vista mi potrebbe sembrare una sceneggiatura plausibile, tuttavia sorgono delle perplessità.
La prima difficoltà è che solo i maggiori iniziati Dogon conoscono i calcoli segreti. I due antropologi francesi, Marcel Griauke e Germaine Dieterlen, la cui monografia “Un sistema di Sirio Sudanese” descriveva il fenomeno per la prima volta, ricevettero questa informazione solo dopo un decennio di lavoro in mezzo ai Dogon, dopo aver stabilito un clima di fiducia e di affetto nei loro confronti. Anche allora, gli antropologi dovettero ricomporre l’informazione con elementi provenienti da varie fonti, perché ognuno dei grandi iniziati possedeva solo una parte di questo complesso sistema di conoscenza. Segreti custoditi con tale cura non sono storie raccontate per divertire gli stranieri dinanzi a un fuoco da campo.
In secondo luogo, bisogna considerare l’alto grado di precisione, in termini scientifici moderni. E’ ben noto che le società preletterate hanno tradizioni orali estremamente precise, con storie che si tramandano praticamente senza variazioni per centinaia di anni.Ma i Dogon aggiungono una terza stella al sistema di Sirio, una stella con un satellite in orbita intorno a essa. Poiché l’astronomia attuale non ha conoscenza di una simile stella, come possiamo riuscire a spiegarci che i Dogon abbiano riferito con precisione una parte del racconto dell’ipotetico esploratore, e se ne siano poi inventata un’altra parte? E in quale lingua avveniva questa presunta conversazione intorno al fuoco? Dopo tutto, comunicare informazioni scientifiche così precise a un popolo che si trova ancora in uno stadio pretecnico sarebbe difficile, anche potendo usare un linguaggio comune. Griaule e Dieterlen, citando le lingue dei loro informatori, parlano di sanga e di wazouba: non viene fatta menzione né di francese né di arabo.
Sul mistero di Sirio un altro studioso ha dato una sua spiegazione, che fu pubblicata nel 1973 nel Journal of the British Astronomical Association . L’autore, W.H. McCrea, ipotizza che tutte le informazioni in possesso dei Dogon su Sirio B possano derivare da un miraggio di Sirio A osservato sopra il deserto durante la sua annuale congiunzione solare (questo avviene quando Sirio e il Sole si trovano insieme quasi allo stesso momento e nello stesso punto dell’orizzonte). In quel preciso momento, dice McCrea, un miraggio di Sirio A apparirebbe sotto la vera stella. Tramontando per prima, questa “seconda stella“ dà l’impressione di essere più pesante della stella principale; sembra anche più fioca e quindi più piccola. Le lacune di questo tentativo di spiegazione sono le seguenti:

1. McCrea si sbaglia supponendo che i Dogon dicano che Sirio B è visibile una volta l’anno; non parlano di nessuna osservazione diretta della stella.
2. McCrea dice che Sirio A e il suo miraggio apparirebbero entrambi rossi in congiunzione solare; i Dogon non hanno mai detto che Sirio B fosse di colore diverso dal bianco.
3. La tesi del miraggio non spiega né perché né come i Dogon descrivano con precisione un orbita ellittica per Sirio B.
4. Inoltre, non si spiega nemmeno la loro conoscenza di un periodo orbitale di 50 anni. McCrea, pur ammettendo questo, fa la supposizione che la cifra data dai Dogon sia esatta per pura coincidenza.



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La posizione geografica dei DOGON

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La rappresentazione dei Dogon

come riportato di Marcel Griauke e Germaine Dieterlen, redatto da Ogotemméli. L’ovale rappresenta l’Amma, l’uovo primordiale e contiene: A: Sirio, B: Tolo Po, C: Emma ya, D: Il Nommo, E: Il Yourougou (un maschio mitico, destinato di perseguire il suo gemello femmina), F: La stella delle donne, un satellite di Emma Ya, G: Il segno delle donne, H: Donna con organi riproduttivi, rappresentati da un utero

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Disegno Dogon rappresentante un pianeta che gira attorno alla stella Sirio

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Immagine di Oannes

proveniente dal palazzo reale del re assiro Sargon II (ca. 715 a.C.) a Khorsabad (nell'attuale Iraq) [da "Il mistero di Sirio" di R. Temple (Piemme 1998)]

allegato, Dogon_Uomo_Pesce.jpg


Terracotta proveniente da Ninive

altezza 12.6 cm, raffigurante Oannes o sacerdote con costume di Oannes. Questo tipo di statuette venivano sotterrate alla fondazione di un nuovo tempio o edificio di rilevante importanza.

 

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Fonte
http://www.cerchinelgrano.info/i_do...

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Fonte Video
http://codenamejumper.wordpress.com...

Youtube



I DOGON 1° Parte:

Youtube



I DOGON 2°Parte:








 

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