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Il vitellino risorto da un passato di 500 anni fa

  Autore: Chiara Graziani

  mercoledì 9 giugno 2010 ore: 00:00:00 - letto [ 4610 ]

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Jurassic in Campania: ricreato a Portici il vitello Uro, scomparso da 500 anni

È nato un vitellino (lo vedete in foto) ed è il primo passo di una lunga resurrezione genetica: quella di una razza bovina estinta, il grande uro, la prima a riemergere - creata una seconda volta - dalla via senza ritorno dell’estinzione. La sua missione, nutrire il mondo.
Non domani, le cose buone sul serio hanno bisogno di tempo. Ma questo vitellino era atteso dalla Fao, l’organismo delle Nazioni Unite per l’alimentazione il cui mandato è costruire un modo senza fame. Ed è stato «concepito» da un pool internazionale di scienziati-contadini riuniti nel progetto Tauros, del quale è riferimento indiscusso l’italiano Donato Matassino, ordinario emerito di miglioramento genetico animale alla facoltà di agraria di Portici nonchè presidente del Consorzio Consdabi per le biotecniche innovative, che della Fao è il referente italiano.

Il Dna di questo vitellino, il primo di quella che sarà una lunga serie, dovrebbe aver già recuperato qualche cosa del possente bovino dalle corna a luna che impressionò i pittori preistorici delle caverne. Dovrà crescere e riprodursi. I suoi discendenti e quelli di altri incroci futuri dovrebbero, un parto dopo l’altro, avvicinarsi all’obiettivo: la rinascita dell’uro, che ha nutrito dalle caverne l’umanità occidentale, ha seguito la crescita della nostra civiltà, è stato sfruttato all’esaurimento e, infine, lasciato spengersi, 500 anni fa, nel cimitero degli estinti, quando l’umanità, organizzatasi in modi diversi, l’ha «licenziato».

Ora dobbiamo richiamarlo in servizio. Non funziona il modello di allevamento che ci siamo dati, intensivo, scriteriato. Ci serve di nuovo l’uro per mangiarcelo, mungerlo, allevarlo senza distruggere i pascoli, garantire a tutti e senza privilegi le proteine animali nobili che, nonostante i furori dei fondamentalisti dell’alimentazione, allungano le aspettative di vita di chi le consuma senza esagerare. Una supermucca per nutrire il mondo.

Donato Matassino ora percorre l’Europa setacciando il Dna delle razze bovine nelle quali si è annacquato, prima di spengersi definitivamente, l’uro. Ad una avrà lasciato la forza, all’altra il mantello, ad una terza la dentatura, ad una quarta il carattere o la forma delle orecchie o la punta della coda. Matassino cerca gli esemplari più ricchi di geni da recuperare e pianifica gli incroci: sperando che i capitali genetici si sommino. Il vitellino che vedete, commissionato dopo lo studio del Dna dei genitori, ora sgambetta su un prato olandese, nell’allevamento dove è stata identificata la madre geneticamente più interessante per il progetto.

Alter ego di Matassino un altro italiano, il professor David Caramelli dell’università di Firenze: mentre Matassino dà la caccia ai frammenti di Dna che la natura ha nascosto qua e là nei viventi, Caramelli ricostruisce sequenze del Dna estinto per guidare la difficilissima ricerca dei pezzi mancanti. La sua «mappa», reperti fossili di uro del paleolitico; ossia di prima che l’uomo lo selezionasse e lo sfruttasse al modo dei parassiti, ossia fino all’estinzione della risorsa. Mano mano che un pezzetto di Dna viene ricostruito a Firenze, a Portici parte la ricerca per scoprire un capo che lo possieda.

Ma c’è il terzo incomodo. La natura che fa quel che gli pare con le sue carte. Ad ogni incrocio può fare tre passi avanti e cento indietro. O può restituire, dieci generazioni dopo, molto più di quel che ha nascosto. Dando all’uomo una lezione in più. Nulla si ricrea. Ma si può riscoprire quello che la Natura aveva messo da parte - o forse al sicuro ? - nascondendolo.



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Fonte
http://www.ilmattino.it/articolo.ph...

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Vitellino Uro, il video:








 

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