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La storia dell'ora legale, da Benjamin Franklin a William Willet

  Autore: n/a

  sabato 24 ottobre 2009 ore: 00:00:00 - letto [ 298 ]

DaylightSaving-World-Subdivisions.png, in blu: paesi che adottano l'ora legale
in arancio: paesi che hanno adottato l'ora legale in passato
in rosso: paesi che non usano l'ora legale

Già nel 1784 l'inventore del parafulmine Benjamin Franklin pubblicò un'idea sul quotidiano francese Journal de Paris. Le riflessioni di Franklin si basavano sul principio di risparmiare energia ma non trovarono seguito. Oltre un secolo dopo, nel 1907, l'idea venne ripresa dal costruttore inglese William Willet, e questa volta trovò terreno fertile nel quadro delle esigenze economiche provocate dalla Prima guerra mondiale: nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un'ora in avanti durante l'estate. Molti paesi imitarono la Gran Bretagna in quanto in tempo di guerra il risparmio energetico era una priorità.

In Italia l'ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, tramite il decreto legislativo n°631 del 25 maggio, e rimase in uso fino al 1920. Da allora fu abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, con una legge del 1965, dal 21 maggio 1966, in periodo di crisi energetica, è stata utilizzata con continuità pur con modalità varianti negli anni: dal 1966 al 1980 venne stabilito che l'ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre; dal 1981 al 1995 si stabilì invece di estenderla dall'ultima domenica di marzo all'ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996, quando a livello europeo si stabilì di prolungarne ulteriormente la durata dall'ultima domenica di marzo all'ultima di ottobre.

In Svizzera l'ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1981, e attualmente è anch'essa liberamente coordinata con le direttive dell'Unione europea.

Quando entra in vigore
In Italia fu introdotta dalla legge n. 503 del 1965 e inizialmente andava da maggio a settembre. Poi intervenne la CE, che spostò e rispostò la durata con varie Direttive altalenanti per uniformarla in tutta Europa, da ultimo con la Direttiva n. 84 del 2000, la quale ha stabilito che l’ora legale va dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre in tutti i Paesi europei.

Benefici
Con l'ora legale, dal 2004 al 2007, l'Italia ha risparmiato complessivamente oltre 2,5 miliardi di kilowattora, pari a 300 milioni di euro, secondo quanto calcolato da Terna, la società responsabile in Italia della gestione dei flussi di energia elettrica sulla rete ad alta tensione; il risparmio per il solo 2007 è stato di 645,2 milioni di kilowattora.

Critiche
Da sondaggio condotto dal Codacons risulta che gli italiani sono per il 50% a favore e per il 50% contrari all'ora legale. La stessa inchiesta ha tuttavia rilevato che la maggior parte degli intervistati è a favore dell'abolizione dell'ora solare. Questa soluzione comporterebbe l'utilizzo dell'ora legale tutto l'anno, che non permetterebbe un risparmio energetico durante l'inverno ma eliminerebbe il cambio dell'ora.

Inizialmente l’ora legale, allungando il periodo di luce serale, consentiva un risparmio di energia perché le fabbriche e gli uffici avevano un orario lungo, spesso con lungo intervallo tra fine mattinata e pomeriggio. Oggi c’è l’orario di lavoro continuato o, comunque, i lavoratori staccano quasi sempre tra le ore 17 e le 19, quando ci sarebbe ancora luce con l’ora naturale primaverile o estiva, quindi il risparmio energetico praticamente non esiste. Ma i cittadini europei continuano ad essere tormentati dall’ora legale, devono ricordarsi di spostare le lancette dell’orologio un’ora avanti e molti soffrono di insonnia, stress e altri disturbi, per non parlare di altre complicazioni economiche e sociali.

L’unica motivazione apparentemente valida è che, avendo un’ora di luce in più dopo il lavoro, i consumatori possono dedicarsi più a lungo alle attività del tempo libero, ma secondo l’Unione Nazionale Consumatori bisogna vedere quanti, dopo una giornata di lavoro, hanno voglia di andare al mare o di giocare a tennis. Quelli che non lavorano non hanno questi problemi. C’è un piccolo risparmio di energia elettrica nelle case perché l’illuminazione viene accesa un’ora più tardi (presumendo che tutti conservino l’abitudine di andare a letto alla stessa ora dell’inverno), ma il risparmio è ugualmente ridicolo perché l’illuminazione assorbe il 10 per cento dei consumi elettrici domestici e i consumi elettrici domestici, almeno in Italia, assorbono soltanto il 22 per cento di quelli complessivi.

Inoltre, dal momento che con l’ora legale la luce solare mattutina arriva un’ora più tardi, chi deve alzarsi abbastanza presto azzera il risparmio serale. Del resto, nessuno si è accorto di un risparmio sulla bolletta elettrica. Con l’illuminazione pubblica non c’è risparmio per lo stesso motivo, in quanto la mattina deve essere spenta un’ora più tardi. Anche la UE sembra abbia avuto un ripensamento, perché con la Direttiva 2000/84/CE ha stabilito che entro il 2007 la Commissione europea dovrà presentare una relazione per rilevare vantaggi e svantaggi dell’ora legale e vedere se conviene tenere in piedi questa baracca.

Ripercussioni sulla salute
Sull’ora legale ci sono state in passato diverse interrogazioni parlamentari, ma secondo il ministro della Salute non comporta problemi, in quanto sull’andamento ritmico dei comportamenti umani l’uomo è il più adattabile dei mammiferi terrestri. Eppure molti lamentano problemi di insonnia, irritabilità, ansia, litigiosità, sonnolenza di giorno e altri disturbi e difficoltà di adattamento, specialmente i bambini e almeno nel periodo iniziale, durante il quale bisognerebbe vedere di quanto aumentano gli incidenti stradali, domestici e di altra natura, gli omicidi e altri reati come le violenze sessuali, le aggressioni, le minacce, eccetera. Bisogna considerare anche che chi deve mettersi in viaggio il giorno dopo, in auto o con i trasporti pubblici, perde un’ora di sonno. Nel 2007, con la relazione della UE, forse si saprà qualche cosa di più.



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