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Einstein, gli orologi e la teoria della Relatività

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 4664 ]

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Secondo lo storico della scienza Peter Galison, il grande fisico elaborò la sua teoria occupandosi per lungo tempo di orologi svizzeri


Ma quali imperscrutabili riflessioni filosofiche; macché viaggi nel tempo e anni passati sui libri: ad Albert Einstein l'idea della teoria della Relatività venne occupandosi giorno dopo giorno, come impiegato dell'ufficio brevetti di Berna, degli orologi svizzeri. Ne è convinto Peter Galison, professore di storia della scienza e fisica all'università di Harvard e autore del libro 'Gli orologi di Einstein, le mappe di Poincaré: gli imperi del tempo', in uscita ad agosto.

Nel volume, anticipato dal supplemento scientifico del New York Times, l'autore americano mette a confronto le differenze nelle visioni delle leggi fisiche, nelle metodologie e nelle conclusioni raggiunte dai due scienziati nelle loro riflessioni sulla natura del tempo.

Cosa significa dire che un treno arriva a destinazione a una data ora? Albert Einstein si pose questa domanda nel 1905, ma per rispondere aveva bisogno di qualcosa in contrasto con tutte le conoscenze scientifiche dell'epoca. Per avere l'intuizione giusta gli serviva uno spunto pratico. Secondo Galison, il fisico tedesco trovò l'ispirazione osservando oggetti comuni, come una tabella degli orari ferroviari, e grazie alla sua esperienza all'ufficio brevetti di Berna, dove si accumulavano i brevetti per i sistemi di sincronizzazione degli orologi.

In quegli anni la questione del tempo era lontana dall'essere risolta in modo definitivo. Le teorie newtoniane adottate fino a quel momento da tutti gli scienzati postulavano la nozione di tempo assoluto, che scorre uniformemente nell'Universo. Tra gli stati sorgevano controversie su quale ora dovesse seguire il mondo, e il tema coinvolgeva astronomi, filosofi, uomini d'affari. C'era anche chi proponeva un tempo unico per l'intero pianeta, chiamandolo 'tempo cosmopolita'.

Einstein capì che le nozioni imperanti potevano essere messe in discussione. Per poter parlare delle misurazioni del tempo in posti differenti, diceva, bisogna sincronizzare i vari orologi. Come? Emettendo segnali di luce, e tenendo conto di quanto tempo impiega il fascio luminoso per viaggiare da uno all'altro. Il fisico tedesco scoprì così che gli orologi che si muovevano uno in relazione all'altro viaggiavano in realtà a velocità diverse. Il tempo assoluto non esisteva: c'erano in realtà tempi diversi, misurati dai singoli orologi. Era nata la teoria della Relatività.



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