Articoli: Scienza

La verità rilevabile dalle 'impronte cerebrali'

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 3643 ]

bocca[1].jpg,

Un nuovo dispositivo sembra in grado di accertare, con una accuratezza molto superiore alla 'macchina della verità', se un soggetto mente.

La macchina della verità (nella foto) finirà presto in pensione: un ricercatore statunitense ha brevettato un dispositivo ancor più sofisticato in grado di sondare la memoria umana alla ricerca delle cosiddette 'impronte cerebrali' che rivelano le memorie di fatti passati, uno strumento formidabile - sostiene l'inventore - anche contro il terrorismo.

Il principio su cui si basa l'apparecchio - un casco con elettrodi collegati ad un computer - è piuttosto semplice, almeno all'apparenza. Alla vista di un'immagine nota, nessuno può impedire che il proprio cervello reagisca emettendo lievissimi segnali elettrici. Questi, conosciuti come P300, sono emissioni che si sprigionano dopo soli 300 millisecondi dal momento che l'individuo è stimolato attraverso, per esempio, una fotografia significativa. I segnali elettrici vengono allora catturati dall'apparecchiatura che può quindi stabilire, per esempio, l'eventuale coinvolgimento di un sospettato in una rapina. Ovviamente qualora l'immagine non abbia nulla a che vedere con chi la osserva, non c'è alcuna reazione da parte dell'esaminato.

'La fondamentale differenza tra un colpevole di un crimine e un innocente - ha spiegato Lawrence Farwell, inventore della macchina - è che il primo ha nella sua mente tutti i dettagli dell'episodio, mentre la memoria del secondo è vuota'. Se per alcuni può sembrare ai confini della fantascienza - sottolinea Farwell - negli Stati Uniti questo strumento è già utilizzato da inquirenti e ufficiali della polizia per dirimere casi incerti.

La principale diversità con i vecchi modelli della macchina della verità, secondo Farwell, è che quest'ultima si basa sulla variazione della respirazione, l'alterazione della frequenza cardiaca e altri parametri durante l'interrogatorio, mentre la macchina delle impronte cerebrali ricerca nella memoria dell'indagato una specifica informazione.

L'utilizzo dell'apparecchiatura, che ha ricevuto il sostegno del governo Usa, ha però suscitato qualche polemica. 'La memoria cambia negli anni - ha dichiarato a Nature il professor Peter Rosenfeld, dell'Università Northwestern di Evanston, Illinois (Stati Uniti) -. Necessiterà di un sostanziale miglioramento prima di essere pronta'.

Uno dei primi casi in cui il nuovo strumento è stato utilizzato risale all'anno scorso, quando Farwell è riuscito a dimostrare che Terry Harrington, condannato all'ergastolo per l'omicidio di una guarda nottuna, era innocente. Il detenuto è stato quindi rilasciato.

Ma proprio in questi mesi la macchina di Farwell sta affrontando la prova più difficile. Il professore, indagando su un detenuto condannato a morte per l'omicidio di sua figlia, non ha rilevato alcuna conferma della sua colpevolezza, né scoperto alcun particolare sul suo coinvolgimento nel delitto. Incuranti della rivelazione, i magistrati hanno sollecitato la corte dell'Oklahoma a procedere con l'esecuzione, ma ora la macchina delle impronte cerebrali potrebbe salvare la vita del condannato.





Curiosità sulla bocca della verità
La Bocca della Verità è un antico mascherone in marmo pavonazzetto, murato nella parete del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin di Roma dal 1632.

La scultura, databile attorno al I secolo, ha un diametro di 1,75 m e un peso calcolato di circa 1300 Kg. Rappresenta un volto maschile barbato nel quale occhi, naso e bocca sono forati e cavi. Il volto è stato interpretato nel tempo come raffigurazione di vari soggetti: Giove Ammone, il dio Oceano, un oracolo o un fauno.

Anche le sue funzioni sono incerte: fontana o tombino di impluvium o addirittura di cloaca (ipotesi quest'ultima legata probabilmente alla vicinanza del sito alla Cloaca Massima, in questo ultimo caso rappresenterebbe il più antico chiusino noto in Italia).

Quel che è certo, invece, è che il mascherone gode di fama antica e leggendaria: si presume sia questo l'oggetto menzionato nell'XI secolo nei primi Mirabilia Urbis Romae[1] (una guida medievale per pellegrini), dove alla Bocca viene attribuito il potere di pronunciare oracoli. In essa si dice Ad sanctam Mariam in Fontana, templum Fauni; quod simulacrum locutum est Iuliano et decepit eum ("Presso la chiesa di santa Maria in Fontana si trova il tempio di Fauno. Questo simulacro parlò a Giuliano e lo ingannò").

Un testo tedesco del XII secolo racconta un mito avverso all'imperatore restauratore del paganesimo: descrive dettagliatamente come, da dietro quella bocca, il diavolo - qualificatosi come Mercurio (non a caso protettore dei commerci e anche degli imbrogli) - trattenesse lungamente la mano di Giuliano (che aveva truffato una donna e su quell'idolo doveva giurare la propria buona fede), promettendogli infine riscatto dalla figuraccia e grandi fortune se avesse rimesso in auge le divinità pagane.

Nel medioevo si fa strada la leggenda che fu Virgilio mago a costruire la Bocca della Verità, ad uso dei mariti e delle mogli che avessero dubitato della fedeltà del coniuge.

Nel XV secolo viaggiatori italiani e tedeschi ricordano non del tutto increduli questa pietra "che si chiama lapida della verità, che anticamente aveva virtù di mostrare quando una donna avessi fatto fallo a suo marito".[2]

In un'altra leggenda tedesca del XV secolo ritroviamo l'immagine che "non osa" mordere la mano di una imperatrice romana che - benché avesse effettivamente tradito il suo imperiale consorte - la inganna con un artificio logico.

Una storia simile che circolava nei racconti popolari, parlava di una donna infedele che, condotta dal marito giustamente sospettoso alla Bocca della Verità per essere sottoposta alla prova, riuscì a salvare la sua mano con una astuzia. Infatti la donna incriminata disse all'amante di presentarsi anche lui nel giorno in cui sarebbe stata sottoposta alla prova e che, fingendosi pazzo, la abbracciasse davanti a tutti. L'amante eseguì perfettamente quanto da lei richiesto. Così la donna, al momento di infilare la sua mano nella Bocca, poté giurare tranquillamente di essere stata abbracciata in vita sua solo da suo marito e da quell'uomo che tutti avevano visto. Avendo detto la verità, la donna riuscì a ritirare indenne la sua mano dalla tremenda Bocca, benché fosse colpevole di adulterio.

Il nome "Bocca della verità" compare nel 1485 e la scultura rimase da allora costantemente menzionata tra le curiosità romane, venendo frequentemente riprodotta in disegni e stampe. Da questi ricaviamo che era in origine collocata all'esterno del portico della chiesa; fu spostata nel portico con i restauri voluti da papa Urbano VIII Barberini nel 1631.

Dalle file di turisti che ancor oggi aspettano di farsi fotografare con la mano nella bocca "magica", si può ritenere che continui ad essere inserita nelle guide e nei tours anche più frettolosi.



 * Click sulla foto per ingrandirla


 

Link


http://newton.corriere.it/PrimoPian...








 

® Copyright 2005 - 2019 - SITO MBGraphicsFilms