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Il teletrasporto funziona, ma non come in Star Trek

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 4460 ]

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Un esperimento di ricercatori europei ed americani che ha permesso la replicazione di un atomo di berillio apre nuove prospettive per la fisica e i computer

Non è detto che un atomo di berillio sia in grado di comandare la nave interstellare Enterprise, ma il comandante James T. Kirk sarebbe stato orgoglioso di sapere che da oggi il teletrasporto è una realtà.

E' anche vero, tuttavia, che la fisica e la fantascienza non sono proprio la stessa cosa e, nel 21/o secolo, il teletrasporto è semplicemente un processo che permette di replicare un atomo distruggendo l'originale. La possibilità di spostare oggetti di maggiori dimensioni, o addirittura persone, rimane ancora solo un'idea, resa famosa da Gene Roddenberry, l'inventore di Star Trek.

I due gruppi di scienziati che hanno condotto separatamente le sperimentazioni al National Institute of Standards and Technology di Boulder (Colorado) e all'Università di Innsbruck (Austria) si limitano a sostenere che la scoperta possa essere utile per i cosiddetti computer quantici, macchine capaci di risolvere rapidamente problemi complessi e in grado di sviluppare più processi logici nello stesso istante.

Le basi per il progetto di teletrasporto sono state gettate nell'ormai lontanissimo 1993 - se si considera la velocità di sviluppo dell'informatica - dal professor Charles Bennett dell'Ibm e sono state migliorate da diversi esperimenti condotti in questi ultimi tre anni.

Il teletrasporto di un atomo di berillio sviluppato dalla squadra statunitense - ha spiegato il professor Jeff Kimble del California Institute of Technology - rappresenta un importante passo avanti nello studio della costruzione di computer quantici. L'Università di Innsbruck invece ha preferito usare un atomo di calcio, ma il risultato non cambia.

Le opportunità fornite dalla messa a punto del teletrasporto sono molte, a partire dalla trasmissione delle informazioni. Anche se per il momento la replicazione ha funzionato in uno spazio di pochi millimetri, attraverso un campo magnetico è stato possibile trasferire una piccole quantità di dati.

Niente a che vedere con il teletrasporto del vulcaniano Spock insomma, confermano gli studiosi di Innsbruck, ma sicuramente un passo avanti che può avere risultati inimmaginabili.



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