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Memoria a lungo termine: non è archiviata nelle sinapsi. Si studia come ripristinare i ricordi nella memoria a lungo termine

  Autore: Sara Stulle

  martedì 13 gennaio 2015 ore: 00:00:00 - letto [ 743 ]

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Uno studio californiano indica che potenzialmente potremmo ripristinare i dati persi nella nostra memoria.

La memoria a lungo termine non è archiviata nelle sinapsi. È un’idea radicale, ma è quello che ci dicono le evidenze. Il sistema nervoso sembra essere capace di rigenerare le connessioni sinaptiche che sono andate perse. E riparando le connessioni sinaptiche, la memoria torna. Non è una cosa semplice da fare, ma io credo che sia possibile”. Questo è quello che ha dichiarato David Glanzman, primo autore dei un recente studio condotto dalla University of California di Los Angeles e pubblicato su eLife.

Per fare queste affermazioni il team di ricerca ha studiato una lumaca marina nel tentativo di comprendere il meccanismo protettivo con il quale l’animale si ritira, sistema che viene attivato dai neuroni per proteggere la lumaca in situazioni di potenziale pericolo.
L’Aplysia californica è un molluscone di tre chili, ghiotto di alghe, che viene considerato un buon partito nel campo delle neuroscienze. Pare, infatti, sia un interessante modello da studiare per poter raggiungere una migliore conoscenza del nostro sistema di memorizzazione poiché i segnali elettrici che si inviano tra loro i suoi neuroni sono considerati simili per funzionamento a quelli dell’uomo. Tant’è che il premio Nobel Eric Kandel la studiò per più di quarant’anni, proprio perché era convinto che ci avrebbe aiutato a decifrare i segreti della costruzione dei ricordi. Più semplice dell’ippocampo di una scimmia – che Kandel capì subito essere troppo complesso per essere messo a fuco – l’Aplysia, con i suoi 20.000 neuroni , è stata esaminata in lungo e in largo, e fu proprio lei la responsabile del Nobel che Kandel ricevette nel 2000.

Il team dell’UCLA ha di nuovo scelto l’Aplysia per i suoi esperimenti. La coda della lumaca è stata sottoposta a diverse scosse elettriche lievi per aumentare il riflesso di ritirarsi dell’animale. E i ricercatori si sono accorti che questo non solo migliorava il riflesso, ma anche che il miglioramento della performance durava per giorni.
Glanzman ha spiegato che questo era dovuto al fatto che la scarica provocava il rilascio della serotonina nel sistema nervoso centrale della lumaca, l’ormone coinvolto nella crescita di nuove connessioni sinaptiche e quindi nella costruzione della memoria a lungo termine.  La memoria a lungo termine si forma e il cervello crea nuove proteine che serviranno a dare vita a nuove sinapsi. Se questo processo viene interrotto – come succede nell’Alzheimer o in caso di altre lesioni – le proteine non vengono sintetizzate e i ricordi a lungo termine non possono formarsi. E questo è il motivo per il quale chi ha subito una commozione cerebrale non riesce a ricordare cos’è successo qualche istante prima della commozione.

Una serie di altri esperimenti condotti sulla lumaca in vivo e anche su campioni in laboratorio ha suggerito così ai ricercatori che la memoria non sta nelle sinapsi e che potrebbe trovarsi piuttosto nel nucleo dei neuroni, anche se, per ora, non c’è una prova vera e propria che sia così.

Questa ricerca – ha chiarito Glanzman – può avere implicazioni significative per i malati di Alzheimer. In particolare perché sappiamo che quella patologia distrugge le sinapsi, ma anche che questo non significa che i ricordi siano effettivamente distrutti. Fino a quando i neuroni sono ancora in vita, la memoria è ancora lì, quindi potremmo essere in grado di recuperare alcuni dei ricordi perduti nei primi stadi della malattia”.

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https://oggiscienza.wordpress.com/2...






 

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