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Pensieri negativi e depressione: si evitano andando a dormire presto. Poco sonno produce preoccupazioni

  Autore: Fabio Di Todaro

  mercoledì 10 dicembre 2014 ore: 00:00:00 - letto [ 617 ]

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Vuoi affrontare ogni giornata con il piglio giusto e con la mente sgombra dai pensieri negativi? Il primo passo da compiere è semplicissimo: andare a lettopresto. È quanto spiegano due psicologi dell’università inglese di Binghamton in uno studio apparso sulle colonne di Cognitive Therapy and Research. Preoccupazioni per il futuro, continui rimandi a quanto accaduto nel recente passato, ossessione verso alcuni avvenimenti o persone: sono questi i principali sintomi che si possono osservare nelle persone che dormono poco e che vanno a letto troppo tardi. Inevitabile che queste condizioni si ripercuotano sulla nostra vita quotidiana: tanto nella sfera professionale quanto su quella personale. 

 

Se era già noto che un sonno poco ristoratore aveva riflessi non trascurabili sul nostro umore, adesso si sa che anche l’ora in cui ci si corica può condizionare lo stato di salute mentale. I ricercatori sono giunti a questa conclusione al termine di uno studio condotto su cento matricole universitarie, a cui è stato chiesto di compilare diversi questionari e un test al computer per misurare il cosiddetto “repetitive negative thinking”: ovvero la frequenza di pensieri negativi, costellati da eccessiva preoccupazione e ansia per alcuni eventi del passato. Su tutti e cento i ragazzi - molti dei quali abituati a tirare tardi quasi tutte le sere - sono state compiute rilevazioni anche sulle abitudini di riposo. Coloro che con maggiore frequenza andavano a letto tardi sono risultati anche i più esposti ai pensieri negativi, di norma poco frequenti alla loro età. 

 

Come interpretare questo riscontro? Sebbene i dati abbiano evidenziato una forte correlazione, sono stati gli stessi autori della ricerca a definire «impossibile, per adesso, il riscontro di un nesso di causalità». Ovvero: sono i pensieri negativi a condizionare il riposo notturno o è il numero esiguo di ore trascorse sotto le coperte a influenzare lo stato di salute mentale? L’ipotesi più battuta, tenendo anche in considerazione le scarse certezze che oggi caratterizzano la vita dei ragazzi, sarebbe la prima. Ciò anche in virtù di un precedente studio, pubblicato l’anno scorso sul Journal of Occupational Psychology, da cui emerse un nesso non trascurabile tra le ore (poche) di riposo e una frequenza (più elevata) di sintomi depressivi. D’altronde oggi sono diverse le ricerche già pubblicate che avvicinano i comportamenti del sonno allo stato di salute mentale.  

 

Quali sono le possibili applicazioni pratiche di questo riscontro? Gli autori dello studio sono convinti che «la conferma di questi dati potrebbe costituire una ragione per avvicinare il trattamento dei disturbi del sonno a quelli usati per la cura dei malesseri psicologici». Cioè: regolarizzando i ritmi di sonno e di veglia, sostengono gli psicologi, si potrebbero cancellare anche preoccupazioni inutili, frequenti rimandi al passato e ossessioni prive di alcuna ragione. Per adesso non resta che dar loro credito: meglio andare a letto presto, per il corpo ma anche per la mente. 




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Fonte
http://www.lastampa.it/2014/12/08/s...








 

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