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Sergio Canavero, il neurochirurgo che pensa di poter trapiantare una testa e puntare al premio Nobel

  Autore: n/a

  martedì 14 ottobre 2014 ore: 00:00:00 - letto [ 1163 ]

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Si chiama Sergio Canavero, è un neurochirurgo all'ospedale di Torino, nel suo curriculum vanta parecchie pubblicazioni scientifiche. Qualcuno lo ritiene un genio. Altri, invece, un pazzo. Il motivo?

Si dice sicuro di poter staccare dalla testa di una persona un corpo inservibile e attaccarne uno nuovo, funzionante. In buona sostanza un trapianto di testa. Un'operazione che, nel caso riuscisse, potrebbe valergli il Nobel. Un'operazione che, giura, "si può fare". Un'operazione che gli costa, però, il soprannome di "dottor Frankenstein".

Il pioniere - Canavero racconta il suo progetto a Panorama. Lo fa per filo e per segno, entrando in ogni possibile dettaglio del futuribile intervento e non solo. Spiega che in gergo tecnico l'intervento si chiama "anastomosi cerebrosomatica".

In particolare il suo progetto si chiama "Heaven: head anastomosis ventur". Un progetto che trae ispirazione dal trapianto di Robert White, "un pioniere", che nel 1970 fece un trapianto di testa a una scimmia. "Io proverò subito sugli esseri umani - spiega -. Su teste di cadaveri, intendo, dove mettere a punto la fusione" tra testa e corpo. "Il midollo spinale - sottolinea - si può fondere e gli esperti di rigenerazione spinale non hanno capito una mazza di niente".

Le malattie - Il dottore giura di poter rimettere in piedi i paraplegici, a patto che non ci sia un "danno spinale da incidente d'auto, è più difficile: il midollo è schiacciato, come una banana strizzata. Non lo rimetti più a posto".

Piuttosto si possono risolvere casi di paralisi dovuti a distrofia muscolare. "Il paziente che riceverà il nuovo corpo sarà una persona con questa malattia, com'era Welby, pe esempio. Testa a posto, corpo fuori uso". Questo il presupposto fondamentale. Dunque, Canavero, entra nei dettagli dell'operazione.

"La temperatura dei due, il malato e il donatore di corpo cerebralmente morto, viene abbassata a 10-15°, in ipotermia". Si inizia: "Con una lana nanoingegnerizzata tagliamo la testa del malato e contemporaneamente quella del donatore. La testa del donatore viene eliminata, seppellita, cremata, così come il corpo malato".

Quei 60 minuti -

Step numero due: "A questo punto la testa viene portata sul corpo del donatore. A quelle temperature, abbiamo 60 minuti per fare la riconnessione del midollo". L'intervento, spiega, in tutto dura circa 36 ore, ma "i vasi li colleghiamo subito". E il resto del corpo? "Si tratta di riunire i muscoli, il corpo vertebrale... ma tutto quello che non è la fusione del midollo è chirurgia di routine. E nel momento in cui avrò collegato il cervello al corpo, sarà il cervello a dare gli impulsi e a far muovere tutto".

Il corpo riprenderà a muoversi perché "il cervello produce il programma motorio e lo manda giù attraverso il fascio piramidale, composto da un milione di fibre".

Il ruolo degli assoni - Nel dettaglio, spiega, "nel fascio piramidale ci sono gli assoni, sorta di spaghetti che comunicano tra l'area motoria del cervello e i motoneuroni del midollo spinale". E "dopo il taglio della testa, non è necessario ricollegare il 100 per cento delle fibre del fascio piramidale con il tratto di midollo del corpo, ne basta il 10 per cento. E non occorre neppure un perfetto allineamento".

Si arriva poi al terzo passaggio, che si realizza grazie al fatto che "nella parte cellulare del midollo chiamata sostanza grigia c'è un sistema che funziona come una seconda autostrada per trasportare i segnali tra cervello e copro. Quando ci si muove, il fascio piramidale fa qualcosa, ma il grosso dei segnali viaggia su quest'altra via motoria". Dunque il gioco sarebbe facile:

"Unendo i due monconi di midollo, nel momento in cui riattacchi la sostanza grigia la distanza che queste fibre devono percorrere è piccolissima, in pochi giorni le cellule si sono riconnesse".

La magica Peg - Solo a questo punto si arriva al Peg, il "gligole polietilenico, la molecola magica" che serve a rifondere "nervi periferici sezionati e le membrane di qualunque cellula del corpo, come una colla biologica", continua a spiegare a Panorama. Gli assoni della testa, dunque, grazie al Peg si rifondono con gli assoni del nuovo corpo e tornano normali.

"Dopo l'intervento, il paziente resterà sedato due-tre settimane, in modo che la fusione sia completa".

Le richieste dei trans - Il dottor Frankenstein spiega che "mi serviranno due anni per completare la parte su cadavere". Solo dopo si passerà alla sperimentazione, se possibile, non sui cadaveri. "Le probabilità di successo - spiega - sono del 95 per cento". Canavero, però, probabilmente dovrà tentare negli Stati Uniti: "Qui mi vedono malissimo". Il costo della sperimentazione è di circa 10 milioni di euro. Servono poi i cadaveri, ma "quelli li ho già. Ricevo centinaia di email da tutto il mondo". Da malati di distrofia, certo, ma "sa chi sono i più numerosi - si rivolge all'intervistatore -? I transessuali. Chi si sente donna in un corpo da uomo, e viceversa...".

Esperienze pre-morte - Infine gli ultimi dettagli. Il dottore spiega che collegando un cervello anziano a un corpo giovane, il primo non resta vecchio: "Afflusso di sangue nuovo, fattori trofici nuovi, assetto ormonale nuovo. Ringiovanisce. Meglio del progetto Avatar", un gruppo di persone che tenta il trapianto di cervello su un corpo cibernetico. E il rigetto? "Non è la testa ad accettare il corpo - sottolinea -, ma il contrario: è il corpo, che fa il 95 per cento del totale, che non deve rigettare la testa".

L'ultima postilla è sul fatto che chi si farà staccare la testa per il trapianto, "durante il trasferimento di corpo avrà una Near death experience", un'esperienza pre-morte, "e quando tornerà e ci descriverà ciò che ha visto, sarà la prova provata che la coscienza esiste anche dopo la morte. Perché il cervello non crea la coscienza, ma la filtra. Chiaro, no?".



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http://www.liberoquotidiano.it/news...








 

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