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Bottiglie di plastica pericolose per la salute se lasciate l'acqua al caldo sotto il sole

  Autore: n/a

  giovedì 2 ottobre 2014 ore: 00:00:00 - letto [ 2518 ]

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L’acqua in bottiglia, se lasciata in luoghi caldi o con temperature elevate, potrebbe divenire nociva per la nostra salute. Il rischio deriva dai materiali con cui viene confezionata.

Attenzione alle bottiglie di plastica: se lasciate al caldo per un periodo abbastanza lungo potrebbero diventare particolarmente nocive per la salute.
A dichiaralo sono stati alcuni scienziati dell’Università della Florida che hanno esaminato accuratamente i materiali con cui vengono prodotte le bottiglie per acqua da bere.

Probabilmente sarà capitato anche a voi di vedere interi bancali di bottiglie davanti ai magazzini dei grossi supermercati in attesa che qualcuno le porti all'interno al riparo dal sole e dal caldo.
Il problema, però, potrebbe esserci anche dove non lo vediamo. Ovvero nei camion che trasportano – durante l’estate – grandi quantitativi di bottiglie d’acqua.

Secondo gli studiosi il problema principale deriverebbe dal fatto che le bottiglie comunemente definite di “plastica” sono realizzate con tereftalato che, una volta entrato in contato con fonti di calore rilascia sia antimonio che bisfenolo A o BPA.


Secondo la statunitense Food and Drug Administration (FDA), il BPA non desta più di tanta preoccupazione se i livelli sono molto bassi. Si continua però a considerare l’impatto che le varie sostanze chimiche possono avere sulla salute, e in particolare quella dei bambini.

La professoressa Lena Ma dell’Università della Florida ha guidato, a tal proposito, un gruppo di ricercatori che fossero in grado di valutare le sostanze chimiche rilasciate in 16 marche di acqua in bottiglia.

I contenitori sono stati prima sottoposti a una temperatura compresa tra i 65 e i 70 gradi Celsius (158 gradi Fahrenheit) per circa quattro settimane.
Anche se è ovvio che è raro – o almeno si spera che lo sia – che possa accadere una cosa simile alle nostre bottiglie d’acqua e per di più per tempi così lunghi, i ricercatori hanno agito pensando a un worst-case scenario. Si tratta cioè di pensare alla peggiore delle ipotesi al fine di valutare eventuali “piani di difesa”.

Dai risultati è emerso che quando le bottiglie sono state scaldate per così tanto tempo i livelli di antimonio e BPA sono saliti alle stelle.

Tra i ben 16 marchi studiati, solo uno è riuscito a superare lo standard definito dall’EPA per i livelli di antimonio e BPA.
Questo significa che bisogna porre moltissima attenzione a non esporre al caldo in alcun modo le bottiglie di acqua a usi alimentari, né nei mezzi di trasporto né di fronte ai magazzini dei supermercati.
Secondo la professoressa Ma è possibile che se l’acqua “riscaldata si beva in modo occasionale non arrechi danni permanenti alla nostra salute, ma a lungo andare gli effetti potrebbero essere avversi soprattutto – probabilmente – per anziani e bambini.
L’attenzione, a detta dei ricercatori, andrebbe estesa anche per altre bevande come il latte, il caffè, i succhi eccetera.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Pollution.

L'antimonio e molti dei suoi composti sono considerati tossici. Clinicamente, l'avvelenamento da antimonio è molto simile a quello da arsenico. A piccole dosi provoca mal di testa, confusione e depressione; a dosi più alte provoca attacchi di vomito violenti e frequenti e porta alla morte nell'arco di pochi giorni. Come per l'arsenico, nella prima metà del XIX secolo l'ideazione del test di Marsh, un test di laboratorio molto sensibile, ne permise l'analisi chimica. In Europa le norme[3] e le soluzioni per la riduzione di antimonio nell'acqua si rendono necessarie per preservare la salute umana...continua

Il bisfenolo A altera l'attività dell'apparato endocrino, attivando i recettori degli ormoni e può quindi avere effetti negativi sulla salute se il dosaggio è elevato. Studi sperimentali hanno dimostrato che il bisfenolo A mima l’azione degli estrogeni, essenziali nello sviluppo cerebrale, a tal punto che anche dosi minime di questa sostanza possono inibire del tutto l’azione degli estrogeni sulla crescita neuronale. Si stima che 0,23 parti per trilione di bisfenolo A possano avere effetti inibitori sullo sviluppo neuronale nei feti a pochi minuti di distanza dall’assunzione. Si tende a pensare che le plastiche siano composti stabili, mentre il legame chimico tra le molecole di bisfenolo A è altamente instabile, e quindi c’è un elevato rischio che la sostanza si diffonda nell’acqua, nelle bevande o nel cibo che sono a contatto con le materie plastiche nelle quali è contenuta. Il bisfenolo A è stato inoltre correlato allo sviluppo di numerose altre patologie a carico degli apparati riproduttori, della prostata e della mammella. Comunque in seguito all’esposizione al BPA il corpo umano metabolizza ed elimina questa sostanza rapidamente. Il bisfenolo A ha anche effetti nocivi sul cuore... continua



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Fonte
http://www.lastampa.it/2014/10/01/s...








 

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