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L’aumento della durata della vita e meno figli, rendono le nuove generazioni sempre più alte e magre… ma meno fertili.

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  martedì 30 aprile 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1828 ]

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La maggiore longevità generale, e in particolare delle donne, causa dei cambiamenti fisiologici che si mostrano come un’altezza maggiore, una propensione alla magrezza e una ridotta fertilità.
Questo quanto suggerito da una nuova ricerca condotta dal Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research, di Berlino (Germania), che ha analizzato gli effetti della transizione demografica tra le donne del Gambia.

I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Cell Press, Current Biology, secondo gli esperti fanno intravedere che la riduzione dei tassi di mortalità non significa necessariamente un blocco dell’evoluzione. Tuttavia, ne apporta dei cambiamenti.
Questi cambiamenti, come accertato dai ricercatori Rickard e Alexandre Courtiol e colleghi dell’LIZWR, si notano soprattutto nel modo in cui la selezione naturale agisce sulla fisiologia e morfologia, ossia forma e dimensioni del corpo.

Per arrivare a queste considerazioni, i ricercatori hanno raccolto e analizzato una vasta gamma di dati, raccolti per un periodo di 55 anni dal UK Medical Research Council. Durante questo lungo periodo di osservazione, le comunità sotto analisi hanno sperimentato significativi cambiamenti demografici: dagli alti tassi di fertilità e relativa mortalità, a quelli di un rapido declino delle stesse. Nel frattempo, i ricercatori hanno anche analizzato dati approfonditi sull’altezza e il peso delle donne.

L’effetto più marcato della maggiore longevità delle donne, e la transizione demografica, si è mostrato sull’Indice di Massa Corporea (BMI) e l’altezza. Il dato più curioso è stato che la selezione naturale, nel tempo, aveva favorito le donne più basse con valori maggiori nel BMI – ossia più formose. Al contrario, la tendenza finale negli anni è stata quella di favorire donne più magre e più alte.

Il motivo per cui, a un certo punto l’evoluzione sembra aver modificato quelli che sono stati per molto tempo i parametri su cui si basava la selezione naturale, non è del tutto chiaro. Poiché, da sempre, per l’animale uomo la femmina procace, non troppo alta, è stata simbolo di fertilità – e dunque di preferenza per l’accoppiamento – la mutazione nel corpo operata da una maggiore longevità ha influito anche sulla fertilità, e l’immagine di questa.
«Anche se non possiamo affermarlo con certezza, il fatto che le donne abbiano più o meno probabilità di riprodursi può essere dovuto ai miglioramenti sanitari – spiega Courtiol – I nostri risultati sono importanti perché la maggior parte delle popolazioni umane hanno entrambe recentemente subìto, o sono attualmente in fase, una transizione demografica da alto a basso tasso di mortalità e di fecondità».

Secondo i ricercatori, i risultati di queste osservazioni, anche se riferiti a una specifica popolazione, hanno una valenza mondiale: per cui tutte le donne possono esserne interessate.
«Per cui – sottolineano gli autori – le dinamiche temporali dei processi evolutivi rivelati qui, possono riflettere i cambiamenti di pressioni evolutive che stanno attraversando le società umane in generale». La risposta a certi stimoli può pertanto indicare la via evolutiva – ammesso che sia tale – che l’essere umano sta imboccando o percorrendo.



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Fonte
http://www.lastampa.it/2013/04/29/s...








 

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