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Vivere 100 anni? Più chances superata la boa dei 65

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 3820 ]

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Se l'elisir di lunga vita ancora non esiste, gli esperti non hanno dubbi: il bagaglio genetico ha un ruolo fondamentale, ma gli stili di vita sono altrettanto importanti, così come una forte dose di buonumore

Riuscire a spegnere le 100 candeline diventa un traguardo più facile da raggiungere una volta superata la boa dei 65 anni. A dimostrarlo, alcuni studi americani sulla longevità. Il Italia, la vita media è circa 80 anni e gli ultracentenari sono circa 5-6 mila. Studiare questi individui 'eccezionali' è la sfida che accomuna gli specialisti riunitisi nei giorni scorsi a Roma in occasione del congresso sulla terza età promosso da Salute-La Repubblica.

La longevità, ha spiegato il presidente dell'Associazione longevità città della scienza di Napoli, Annibale Puca, è 'innanzitutto la capacità, che alcuni soggetti hanno, di non ammalarsi di patologie diffuse come quelle cardiovascolari o i tumori'. Ebbene, alcuni studi americani, ha affermato, 'hanno dimostrato che l'aspettativa media di vita si allunga una volta raggiunta la boa dei 65 poiché, in questa fase, si sono ormai superati la maggioranza dei fattori di rischio e mortalità tipici della giovane e mezza età'. L'infarto, ad esempio, è più frequente proprio tra i 50 e 60 anni: 'Quindi - ha rilevato Puca - una volta sgomberato il campo da varie patologie, la prospettiva di vita si allunga e si è visto che il 5% della popolazione che raggiunge i 65 anni riesce a superare la soglia dei 90'.

Certamente, il bagaglio genetico conta anche molto. Si è osservato, ad esempio, che fratelli o sorelle di individui centenari hanno una salute migliore, un rischio di mortalità dimezzato e una probabilità 17 volte maggiore di diventare a loro volta centenari. Ma incidere sugli stili del vivere, ha commentato Puca, 'è ciò che noi oggi possiamo fare per migliorare le prospettive di vita'.

D'accordo anche la biologa molecolare dell'Istituto nazionale di ricovero e cura per anziani di Ancona (INRCA), Fabiola Olivieri. Nella longevità, ha spiegato, 'la componente genetica, più forte negli uomini ed ereditabile, pesa per il 25-30%, ma la componente ambientale e quella che potremmo definire casuale contano per il 65-70%'. D'altro canto, ha aggiunto, 'il fatto che l'aspettativa di vita sia raddoppiata in 400 anni è legato principalmente al miglioramento degli stili di vita, poichè una modificazione del Dna avrebbe richiesto tempi molto più lunghi'. A livello genetico, invece, ha sottolineato l'esperta, essere centenari oggi 'non significa essere più robusti, bensì quelli che meglio sono riusciti a rimodellarsi rispetto a tutta una serie di stimoli ricevuto durante la vita; i geni associati alla longevità, cioè, sono proprio quelli che controllano l'interazione tra uomo e ambiente'.

La strada della longevità è però costellata di malattie da dribblare, a partire dal cancro, come ha rilevato il direttore del Kimmel Cancer Institute di Philadelfia, Carlo Croce. Il cancro, che oggi provoca la morte di una persona su tre, ha spiegato, 'è una malattia della vecchiaia nella maggior parte dei casi, poiché per sviluppare un tumore la cellula deve passare attraverso molte alterazioni genetiche che richiedono tempo. Quindi, più si invecchia più aumenta la possibilità di sviluppare un tumore'. Oggi però, ha detto Croce, le conoscenze nel campo dei tumori hanno raggiunto uno stadio elevato: 'Nei prossimi dieci-venti anni quindi - è la previsione dell'esperto - si arriverà a curare la maggioranza dei tumori, trattandoli in modo tale da allungare notevolmente la sopravvivenza dell' individuo'.

Ma quali sono i consigli per sperare in una vita longeva? Gli esperti sono tutti d'accordo nel tracciare la ricetta della lunga vita: mangiare poco, in modo vario e con pochi grassi animali (l'obesità riduce l'aspettativa di vita di cinque anni); bandire il fumo (ci costa, dicono, circa sei anni di vita); fare attività fisica (bastano 30 minuti di passeggiata tre volte a settimana); riposare bene. E infine, essere di buonumore. Non a caso, avvertono gli specialisti, gli ultracentenari hanno un identikit preciso: hanno una stima di sé molto forte, rispondono bene alle frustrazioni e allo stress psicologico e, soprattutto, non sono né angosciati né pessimisti.



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