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Una password così segreta che non sai nemmeno tu a livello cosciente, una tecnica che usa l'apprendimento implicito

  Autore: Caterina Visco

  sabato 20 aprile 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1577 ]

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Grazie all’apprendimento implicito è possibile mandare a memoria codici senza esserne coscienti. Una ricerca della Stanford University.

Difficile che qualcuno riesca ad estorcervi la password del vostro conto online se neanche voi la sapete. È questo l’assunto da cui sono partiti i ricercatori della Stanford University in California, come racconta NewScientist, per creare un nuovo metodo per mettere a punto codici sicuri, a metà fra crittografia e neuroscienze.

Il sistema si basa sul cosiddetto apprendimento implicito, un procedimento per cui le persone riescono a imparare un codice senza saperlo. Per prima cosa i ricercatori hanno realizzato un videogioco in cui i partecipanti dovevano intercettare degli oggetti prima che cadessero premendo un simbolo sulla tastiera. Sullo schermo gli oggetti apparivano in sei posizioni diverse a ognuna delle quali corrispondeva un tasto da pigiare.

I giocatori non lo sapevano, ma la sequenza in cui apparivano gli oggetti da salvare non era casuale: una sequenza di 30 posizioni successive veniva ripetuta più di 100 volte durante il gioco, per una durata complessiva di 30-45 minuti. I volontari potevano anche non capirlo, ma il loro cervello ha registrato il ripetersi dello schema: mano a mano che il gioco andava avanti, quando iniziava la sequenza, i loro errori diminuivano.

Per i ricercatori questa è stata la prova di principio della loro teoria: è possibile creare codici di sicurezza unici da far memorizzare in maniera inconscia agli utenti con degli esercizi. Gli stessi che dovranno poi affrontare per utilizzare il codice stesso. Certo, nessun sistema è totalmente impenetrabile e si potrebbe sempre pensare che gli hacker possano obbligare l’utente a giocare il gioco davanti a loro e quindi carpire il segreto. Ma, secondo i ricercatori, dal momento che la sequenza consiste di 30 simboli in sei diverse posizioni, le probabilità che ci si riesca sono davvero esigue.

Inutile dire che, prima di poter pensare a metterlo sul mercato, il sistema deve essere messo ulteriormente alla prova e reso più semplice. In ogni caso, anche secondo i ricercatori, il metodo non sarebbe pensato per le password di tutti i giorni – quelle del bancomat, dell’home banking o della posta elettronica – ma per i codici di accesso dei siti ad alto rischio, come impianti nucleari o basi militari, quando l’utente autorizzato deve essere presente fisicamente.



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http://daily.wired.it/news/internet...








 

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