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Dai muscoli dei tibetani un'arma contro l'invecchiamento

  Autore: n/a

  domenica 17 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 3658 ]

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Lo studio del comportamento dei muscoli effettuato ad alta quota ha evidenziato un invecchiamento rapido in tutti i soggetti tranne che per i nativi del Tibet.

I muscoli dei tibetani abituati a vivere in alta quota hanno un'arma in più contro l'invecchiamento, infatti sono dotati di una molecola anti-radicali liberi in quantità quattro volte superiore a quella ritrovata nel nostro corpo. E' quanto riferito al convegno del Cnr ''Il K2, cinquant'anni dop", da Paolo Cerretelli dell'Istituto di Tecnologie biomediche del Cnr di Milano.

Grazie a questa molecola, l'enzima glutatione trasferasi, i muscoli dei tibetani nativi di zone d'alta quota resistono anche ad altitudini che sfiorano i 5 mila metri perdendo solo l'8% della loro potenza, ha spiegato il ricercatore, mentre i nostri a quelle altezze perdono qualcosa come il 35.40% della potenza muscolare.

Il muscolo ad alta quota "invecchia" in modo accelerato e reversibile. Quindi studiare il processo di cambiamento dei muscoli ad alta quota, ha spiegato Cerretelli, significa poter vedere concentrato in un tempo di 8-12 settimane cosa succede al nostro corpo nel giro di molti anni quando invecchiamo. Gli studi ad alta quota offrono dunque un ottimo modello sperimentale per studi sull'invecchiamento.

I ricercatori italiani, insieme a scienziati inglesi, svizzeri e nepalesi, hanno confrontato gli effetti dell'alta quota sui muscoli dei tibetani nativi abituati da sempre alle alte quote, con quelli dei tibetani (di seconda generazione) non abituati ad habitat estremi e di nepalesi e indiani, coinvolti come individui di controllo.

In condizioni di carenza d'ossigeno (ipossia) tipiche delle alte quote, ha rilevato Cerretelli, i nativi mostrano dei muscoli molto più resistenti all'"invecchiamento" reversibile di montagna, non accumulano tante sostanze tossiche e subiscono un danno cellulare inferiore come dimostrato dalla scarsa presenza nella loro trama della molecola lipofuscina, un indicatore del danno causato dai radicali liberi. Inoltre evidenziano meno danni alle "centraline elettriche" della cellula (i mitocondri), segno che il loro apparato energetico continua a funzionare a pieno regime. Invece i muscoli di nepalesi e indiani vanno incontro già dopo alcune settimane di alta quota a riduzione del 10-12% di massa, alterazioni mitocondriali ed accumulo di tossine.

Gli scienziati hanno scoperto che la maggiore resistenza dei tibetani nativi deriva non da differenze strutturali del muscolo, ma solo dall'elevata quantità di glutadione transferasi che esso produce. L'enzima è uno "spazzino" della cellula, ovvero la ripulisce dai prodotti che si accumulano per effetto dei radicali liberi, che il corpo produce in poco tempo e in maggior quantità ad alta quota, ma che fisiologicamente accumula con l'andar del tempo.

E le scoperte non finiscono qui, ha anticipato Ceratelli: ''adesso stiamo studiando i tempi in cui subentrano le alterazioni muscolari viste nei caucasici", usando un gruppo di europei sul Monte Rosa e concentrandoci sui cambiamenti rapidi che intervengono nei primi 15 giorni di permanenza; i primi risultati saranno annunciati a fine 2005, ha anticipato lo scienziato. ''Inoltre stiamo studiando campioni di muscolo prelevati da alpinisti morti 15 anni fa e conservati in Svizzera", ha concluso, ora che con le nuove tecniche di proteomica è possibile rilevare cambiamenti molecolari minimi, impensabili con le tecnologie di 15 anni fa.



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