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Mal di ciminiera

  Autore: n/a

  giovedì 21 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 3020 ]

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Quali sono le conseguenze per la salute di chi vive in aree molto inquinate? A fornire i primi dati degli effetti dell'ambiente sulla popolazione è il rapporto “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati”, presentato al Cnr di Roma. L'analisi, curata da Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e da Pietro Colomba del Dipartimento ambiente e prevenzione primaria dell’Istituto superiore di sanità, ha preso in esame alcune delle zone italiane più esposte al rischio di inquinamento perché situate in prossimità di poli industriali o di siti di smaltimento di rifiuti tossici: Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres, Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e ampie aree della Campania.

I risultati hanno evidenziano un generale incremento di molte patologie e del relativo tasso di mortalità. Per esempio, nelle aree industriali siciliane si sono intensificate le malformazioni infantili e i casi di aborto, come pure i tumori a polmoni, colon-retto e pleura. In Campania, nonostante una diminuzione della mortalità nel ventennio 1982-2001, il tasso di decessi supera tuttora quello nazionale, specie per malattie cardiocircolatorie e tumori. Nell’area dell’acciaieria di Cornigliano, vicino Genova, si è osservata una maggiore incidenza (più 10 per cento) di tumori negli uomini, in particolare a laringe, encefalo, sistema nervoso e sistema emolinfopoietico, rispetto al capoluogo ligure.

Anche nel polo industriale di Termoli e nella zona della discarica di Guglionesi, si è verificato un aumento della mortalità dal 1980 al 2001 per cause tumorali, in genere nei maschi, e quindi associabili a esposizioni lavorative, e di malattie dell’apparato respiratorio (più 17 per cento a Termoli e più 42 per cento a Guglionesi). Nella zona di Massa-Carrara, l'indice di mortalità maschile, rispetto alla media toscana, è maggiore per i tumori al fegato del 53 per cento a Carrara e del 69 per cento a Massa, per i tumori della laringe del 64 per cento e 52 per cento, per il tumore della pleura a Carrara del 131 per cento. (a.d.)



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