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L'elisir di lunga vita? Studiare a lungo

  Autore: n/a

  sabato 6 gennaio 2007 ore: 00:00:00 - letto [ 3761 ]

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Lo dicono economisti sanitari citati dal New York Times. Una buona educazione insegna a lavorare per il proprio futuro.

Pare infatti che la durata degli studi sia in assoluto il fattore che favorisce di più la longevità. Lo dice un articolo apparso sul New York Times che riporta questa tesi, sostenuta da economisti sanitari, spiegando quali sono gli studi più significativi che la corroborano.

A cominciare da uno condotto da una studentessa della Columbia University, di New York, che ha confrontato la durata della vita della popolazione in diversi Stati Usa cento anni prima, scoprendo che era maggiore in quelli in cui la durata della scuola dell'obbligo era più lunga. Insomma: chi aveva passato più tempo sui banchi di scuola ne aveva trascorsi in seguito di più su questa terra.

Ovviamente non si tratta di una ricerca robusta al punto da escludere che possano essere ben altri i fattori capaci di incidere sulla durata della vita. Altre ricerche, condotte in Svezia, Danimarca, Inghilterra e Galles vanno però nella stessa direzione, indicando che una più lunga scolarità si accompagna, perlomeno, a una migliore salute.

IL DENARO COMPRA LA SALUTE? - Ma gli scettici osservano che sembra molto più logica e sostenibile un'altra relazione, cioè quella tra denaro e salute.
L'equazione è elementare: ricchezza significa possibilità di studiare a lungo, ma anche accesso alle cure migliori, all'alimentazione più adeguata, a uno stile di vita che comporta meno rischi eccetera.
Quindi soldi uguale studi protratti e vita lunga, quindi, lunga: senza i primi, la seconda e la terza non andrebbero necessariamente a braccetto.
Non fa una piega. Ma l'articolo del New York Times invita a riflettere su altri dati. Che dicono come questa tesi stia bene in piedi in un sistema come quello americano, improntato a una sanità privata, dove il denaro «compra» la salute. Ma se fosse vero che questo è il fondamento della longevità ci dovrebbero essere messi di dati coerenti provenienti anche da Paesi con sistemi diversi, come per esempio la Gran Bretagna e la Svezia, con una lunga tradizione di welfare state. E pare che invece così non sia. Come del resto mancano dati che confermino benefici in termini di longevità in corrispondenza di fenomeni economici come rialzi di borsa generalizzati o simili. Anzi, pare che complessivamente, si possa pensare che se è vero che, perlomeno negli Stati Uniti, sia vero che i soldi possono comprare la salute, in termini generali sia altrettanto vero il contrario, e cioè che non di rado sia la salute a comprare i soldi, perchè chi è malato, anche quando assisttito gratuitamente, non riesce a svolgere i lavori più remunerativi. Relazione non del tutto convincente quindi quella tra denaro e longevità.

RELAZIONI SOCIALI - Casoamai un ben più «temibile» concorrente della scuola in questo campo è rappresentato dalla ricchezza della rete di relazioni sociali. A indicarlo sono studi su popolazioni residenti in america ma che hanno conservato i forti legami famialiri e sociali tipici nelle loro terre d'origine, come cinesi o italiani. O, ancora, indagini condotte sugli adepti a chiese come quella degli Avventisti del Settimo Giorno, la cui soprendente longevità sembra influenzata dalla dieta strettamente vegetariana, ma anche (o soprattutto) dai fortissimi legami che si instaurano tra i suoi aderenti.

GUARDARE AL FUTURO - Il «voto» più alto degli esperti di economia sanitaria, secondo quanto riportato dal quotidiano Usa, andrebbe comunque alla scuola. Il motivo? Non è ben chiaro. Il merito è attribuito soprattutto al fatto che la scolarità, e quindi la cultura, provocherebbe lo scarto maggiore tra il vivere «alla giornata» e il saper «guardare avanti», diventando capaci di «lavorare per il futuro» e quindi di modificare con la forza della ragione e della volontà comportamenti a rischio, come per esempio il fumo, che è sicuramente un fattore che incide molto sulla mortalità.
Ma attenzione: la differenza non sarebbe tanto nel fatto di aver appreso a scuola il concetto di rischio legato al fumo, che in realtà è alla portata di chiunque, quanto quello di aver capito che vale la pena dominarsi e rinunciare a qualcosa, magari giudicato piacevole, come una sigaretta per chi fuma, in vista di un utile maggiore in termini di salute e quindi di anni di vita. E i geni? la longevità non sarà ereditaria? Il New York Times taglia corto: le ricerche dicono che conta molto di più la prevenzione, con alimentazione sana, rinuncia al fumo, esercizio fisico e buone cure che non l'ereditarietà.



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