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Si avvicinano telefonini e tablet con schermi 3D grazie a un nuovo display che proietta immagini tridimensionali sia statiche sia in movimento

  Autore: n/a

  venerdì 22 marzo 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1466 ]

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Si avvicinano telefonini e tablet con schermi 3D grazie a un nuovo display che proietta immagini tridimensionali sia statiche sia in movimento che si adatta particolarmente ai dispositivi mobili. Messo a punto da un gruppo coordinato dall'americano David Fattal, dei laboratori dell'azienda Hewlett-Packard a Palo Alto, il dispositivo si è guadagnato la copertina di Nature.

Il nuovo approccio produce immagini in 3D che possono essere visualizzate da angolazioni diverse, anche quando il dispositivo è inclinato. Gli esseri umani, spiega in un commento all'articolo Neil Dodgson, dell'università di Cambridge, vedono il mondo stereoscopicamente. I nostri due occhi vedono cioè da due punti di vista leggermente differenti perché sono separati da circa 63 millimetri ed il cervello combina i due punti di vista in un modello interno in 3D.

La sfida degli schermi in 3D è quindi imitare il modo di vedere dell'uomo. I tradizionali monitor a due dimensioni, prosegue l'esperto, forniscono solo una singola immagine piana. Un dispositivo di visualizzazione in 3D deve invece presentare un'immagine diversa per ciascun occhio. Per fare questo i singoli pixel sul display hanno bisogno di un controllo direzionale.
"Un display in 3D - sottolinea Dodgson - ha bisogno di pixel che inviano la luce in modo attentamente guidato per far sì che la luce diversa raggiunga ogni occhio".

Già esistono delle tecniche che permettono la visione 3D senza l'uso di occhiali, come quelle olografiche, ma sono costose e troppo lente per funzionare in tempo reale; ci sono anche gli schermi 3D, che per ottenere l'effetto di profondità tridimensionale utilizzano trucchi ottico-geometrici, ma sono tecnologie difficili da trasferire su dispositivi mobili di piccole dimensione perché il display deve essere sottile, ad alta risoluzione e avere un'ampia superficie di visualizzazione.
Nel prototipo descritto su Nature sono queste difficoltà sono state superate realizzando uno schermo retroilluminato. L'elemento chiave è un insieme di led posti dietro allo schermo e una sottile guida d'onda, che in modo controllato orientano la luce in specifiche direzioni.



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Fonte
http://www.ansa.it/scienza/notizie/...








 

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