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Un laboratorio in miniatura, grande appena pochi millimetri cubi, potra' essere impiantato sotto pelle per fare le analisi del sangue

  Autore: n/a

  mercoledì 20 marzo 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1380 ]

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Un laboratorio in miniatura, grande appena pochi millimetri cubi, potra' essere impiantato sotto pelle per fare le analisi del sangue e trasmettere gli esiti direttamente allo smartphone del medico. Lo hanno sviluppato due 'cervelli' italiani: Giovanni de Micheli e Sandro Carrara, che lavorano in Svizzera, nel Politecnico Federale di Losanna.

Il prototipo, che promette di rivoluzionare il monitoraggio e il trattamento dei pazienti affetti da malattie croniche come quelli sottoposti a chemioterapia, e' stato presentato alla piu' grande conferenza europea dedicata all'elettronica, Date 13, in corso in Francia, a Grenoble.
In un volume ridottissimo di pochi millimetri cubi, questo gioiellino hi-tech concentra ben cinque sensori, un trasmettitore radio e un sistema di alimentazione, collegato a una micro-batteria esterna al corpo e applicata sulla pelle. Ciascun sensore (direttamente a contatto con i fluidi organici del corpo) ha la superficie rivestita da un enzima, cioe' una molecola che, come un'esca, cattura la sostanza specifica che si vuole monitorare nel circolo sanguigno (come il glucosio).

Una volta eseguiti i test del sangue, i risultati vengono trasmessi attraverso onde radio del tutto innocue alla porzione esterna dell'impianto (quella contenente la batteria e applicata sulla pelle). Da qui, grazie a una connessione Bluetooth, gli esiti arrivano direttamente ad un cellulare che poi li ritrasmette allo smartphone o al tablet del medico.

L'impianto potrebbe rivelarsi molto utile per seguire i pazienti sottoposti a chemioterapia, che devono fare esami del sangue periodici per verificare se la cura viene ben tollerata dall'organismo. Nei malati cronici, invece, il micro-laboratorio sotto pelle potra' addirittura allertare il medico prima ancora che si manifestino i sintomi: per esempio sara' possibile prevedere un infarto con alcune ore di anticipo valutando la presenza di molecole come la troponina che vengono rilasciate nel sangue dal cuore sofferente.



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Fonte
http://www.ansa.it/scienza/notizie/...








 

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