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Secondo uno studio, il peggioramento del dolore addominale acuto durante il passaggio con l’autoveicolo su un dosso stradale, è in grado di prevedere quanto e forse più della visita di un chirurgo esperto se si tratta di appendicite

  Autore: Maria Rosa Valetto

  martedì 19 marzo 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1566 ]

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A prima vista sembra poco ortodosso e quanto a stoicismo non ha nulla da invidiare al vecchio consiglio di fare di corsa le scale durante una colica renale per "far scendere il calcolo". Ma un attimo dopo ci si accorge che l’osservazione sperimentale riportata sulle pagine del British Medical Journal e firmata dai ricercatori dell’Università di Oxford è molto più che una notizia curiosa e a effetto. Secondo i dati dello studio, il peggioramento del dolore addominale acuto durante il passaggio con l’autoveicolo su un dissuasore di velocità è in grado di prevedere quanto e forse più della visita di un chirurgo esperto se si tratta di appendicite.

LO STUDIO - Riferisce Helen F. Ashdown, prima autrice della pubblicazione: «Quando arrivavano in Pronto Soccorso persone con il sospetto clinico di appendicite, abbiamo chiesto loro (quasi subito per evitare che la memoria di un episodio apparentemente irrilevante si perdesse o non fosse affidabile) di riferire se il passaggio con l’ambulanza o con l’auto sui dossi artificiali durante il trasporto in ospedale avesse modificato l’intensità della crisi dolorosa in atto. Ebbene, 64 dei nostri pazienti che avevano tra i 17 e i 76 anni, hanno incontrato un dosso sul loro tragitto. Dei 34 con diagnosi confermata di appendicite dopo l’intervento chirurgico, 33 avevano riferito un significativo aumento del sintomo. Altri 7 pazienti che si erano lamentati per il passaggio sul dissuasore non avevano l’appendicite, ma altre importanti patologie addominali».

IN PRATICA - Si sa che il problema maggiore nella diagnosi di appendicite è quello di non farsi sfuggire pazienti che la malattia davvero ce l’hanno, i cosiddetti "casi veri positivi". Altrimenti si rischiano complicanze gravi, dalla perforazione alla sepsi. D’altra parte non possono finire sotto i ferri del chirurgo tutti i casi sospetti, alcuni dei quali l’appendicite proprio non ce l’hanno e sono pertanto definiti "casi falsi positivi". Ma nessun mezzo di diagnosi ha una precisione assoluta, neppure il "test del dosso" ovviamente. Che però esce davvero bene dal confronto effettuato nello studio con i criteri tradizionalmente utilizzati dai medici per accertare la presenza di un’appendicite: le caratteristiche del dolore e la presenza di nausea e vomito. Come utilizzare dunque questa informazione clinica sui generis? Mettendo un dosso all’ingresso di ogni Pronto Soccorso? Certamente no. Come ribadisce la Ashdown: «Continuando a indagare i segni che da sempre ci guidano nello stabilire il sospetto diagnostico di appendicite, dovremmo abituarci a chiedere se il sintomo dolore peggiorava quando il mezzo passava su un dissuasore di velocità. È un elemento in più, tra l’altro affidabile, non costa e, a differenza di alcuni esami, non dà alcun fastidio». L’unico rischio è quello di notare un’espressione davvero stupita per la domanda negli occhi del paziente.



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/13_ma...








 

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