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Il cervello non può essere replicato, uno studio ridimensiona i computer

  Autore: n/a

  martedì 5 marzo 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1893 ]

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Le macchine non diventeranno mai umane, ma noi assimileremo la tecnologia. Uno studio della Duke University risponde in maniera contraria a decenni di ricerche e applicazioni dell'intelligenza artificiale. E aggiunge: Non sarà un calcolatore a cambiare il mondo.

NIENTE DA FARE a quanto sembra, e nonostante tentativi importanti per impegno e tempi. Lo studio del professor Miguel Nicolelis, uno dei principali nomi della neuroscienza alla Duke University, è laconico: il cervello umano non è replicabile in forma digitale. Le macchine non diventeranno mai umane, anzi saremo noi ad assimilare la tecnologia, anche fisicamente. E soprattutto la "singolarità" teorizzata da Ray Kurzweil, ora numero uno degli ingegneri di Google, non accadrà mai.

Per singolarità, Kurzweil intende quel momento in cui un'intelligenza artificiale supererà quella dell'uomo, e inizierà il suo processo di cambiamento del mondo, in modi che gli umani non potranno comprendere ma solo accettare. Uno scenario cinematografico da Terminator, in cui la rete informatica Skynet controlla e comanda su tutto. Secondo Kurzweil, prima o poi saremo in grado di riversare i nostri pensieri in apposito hardware, con apposite applicazioni Ma per Nicolelis non c'è pericolo: "Quella teoria è aria fritta" , dice lo scienziato, autore di molti studi sulle interfacce cervello-macchine.

La sfida di visioni avviene al vertice della categoria. Mentre Kurzweil lavora alla sua mente elettronica nei laboratori di Mountain View, compiendo esplorazioni retoringegneristiche sul funzionamento del cervello. E intanto Nicolelis smonta ogni sua teoria. Alla base del dibattito ci sono gli studi sulla effettiva sovrapponibilità dei funzionamenti del cervello e di un computer. Secondo diversi scienziati in teoria le due entità sono assimilabili, teorizzando l'esistenza di un calcolatore potente quanto serve per replicare i meccanismi del cervello, una volta che questi siano stati completati. Gli argomenti di Nicolesis si spostano dai meri calcoli però, per abbracciare il concetto di consapevolezza.

Se Kurzweil osserva i trilioni di collegamenti neuronali, Nicolesis invece punta sull'imprevedibilità di questi collegamenti, a seconda di cosa accade in quel momento. "Non si può prevedere l'orientamento di Borsa, perché neanche con tutti i computer del mondo si può ricreare una coscienza", osserva lo scienziato. Ma entrambi concordano nella visione secondo cui la tecnologia diventerà parte del nostro corpo, per cui sono già disponibili "ricambi" ed estensioni bioniche di ogni tipo. E per cui arriveranno a breve sensori che funzioneranno in simbiosi con il cervello, già in via di sperimentazione. Che aumenteranno le capacità dei nostri sensi, e potranno arrivare a donarcene di nuovi.



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http://www.repubblica.it/tecnologia...








 

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