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I neonati sottoposti a situazioni per loro stressanti pagherebbero un prezzo in termini biologici, aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiache

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  sabato 23 febbraio 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1402 ]

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Lo stress pare manifestare le sue nefaste influenze fin dall’inizio di una nuova vita.
I neonati che infatti siano sottoposti a situazioni per loro stressanti pagherebbero un prezzo in termini biologici, con un aumento significativo del rischio di sviluppare malattie cardiache.
Nello specifico, il cuore dei neonati verrebbe intaccato nella sua capacità di rilassarsi e ricaricarsi di sangue ricco di ossigeno.

Lo studio è stato condotto su modello animale dalla dottoressa Catalina Bazacliu, neonatologa del Medical College of Georgia (MCG) e il Children’s Hospital of Georgia presso la Georgia Regents University, insieme alla professoressa Jennifer Pollock, biochimico nella sezione di Medicina Sperimentale presso il Dipartimento di Medicina MCG e la dott.ssa Analia S. Loria.
I ricercatori hanno sottoposto a situazioni di stress alcuni cuccioli appena nati, separandoli dalle loro madri per poche ore al giorno. Questa, seppur breve separazione, ha indotto nella prole una significativa diminuzione nelle funzioni cardiache di base – in particolare quando un ulteriore fattore di stress è stato aggiunto per aumentare la pressione sanguigna.

I test hanno mostrato che il tasso di riempimento del cuore è rimasto basso nei modelli oggetto della separazione dalle madri. Tuttavia la diminuzione si stabilizzava verso i 6 mesi e a due anni, quando cioè i modelli raggiungevano la mezza età.
Una diminuzione della funzione cardiaca si è registrata con l’avanzare dell’età, sia nei modelli sottoposti a stress che in quelli appartenenti al gruppo di controllo.
Lo stress pare dunque influire nella funzione cardiaca di riempimento fin dalla tenera età, mentre la capacità e la forza di espulsione del sangue pare rimanga invariata.

«Ci aspettavamo che la capacità del cuore di rilassarsi e ricaricarsi fosse ritardata nel nostro modello – spiega nella nota MCG la dott.ssa Bazacliu – Crediamo che questi neonati possano essere ad aumentato rischio di malattie cardiovascolari e stiamo lavorando per capire esattamente cosa li mette a rischio».
Precedenti studi, condotti dalla dott.ssa Bazacliu, supportano questa tesi mostrando come i feti la cui crescita è stata limitata nell’utero, da condizioni come la preeclampsia, siano ad aumentato rischio di malattie cardiovascolari in età adulta. L’influsso sulla salute cardiovascolare del neonato avviene sia che questo nasca prematuro che a termine. L’aumento delle pressione arteriosa nella madre in gravidanza infatti fa sì che al bambino giunga meno sangue, meno cibo e ossigeno: questo è considerato un fattore di stress.

Separare il neonato dalla madre può quindi rappresentare una fonte occulta di stress e potenzialmente indurre delle disfunzioni.
«Tutte le procedure che dobbiamo seguire come, per esempio, la separazione dalla madre, dall’ambiente, anche se i bambini hanno bisogno d’aiuto, rappresenta uno stress», conclude Bazacliu che ha presentato i risultati dello studio al Southern Regional Meetings che si tiene a New Orleans dal 21 al 23 febbraio 2013.



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Fonte
http://www.lastampa.it/2013/02/23/s...








 

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