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Le fiabe ci aiutano a capire la dinamica delle popolazioni, risulta più facile scambiarsi i geni rispetto alle storie

  Autore: Eleonora Maria Viganò

  martedì 19 febbraio 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 1537 ]

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Sembra che sia più facile scambiarsi i geni rispetto alle storie o, altrimenti detto, è più facile fare figli con persone appartenenti a contesti etnico-linguistici differenti o lontani geograficamente che non raccontarsi storie e scambiarsi tradizioni e cultura. Questo è uno dei risultati ottenuti dai ricercatori dell'Università di Auckland, in Nuova Zelanda, che hanno deciso di studiare le 700 versioni della fiaba Le tre fate (la più conosciuta è quella di Charles Perrault) diffuse in Europa in 31 diverse varianti linguistiche. In Italia una di queste è riportata nel Pentamerone di Gianbattista Basile (più noto con il titolo di Lo cunto de li cunti) del 1634 scritto in napoletano, mentre in Germania si tratta della fiaba Frau Holle dei fratelli Grimm.

ANALISI - Su tutte queste versioni della stessa fiaba, per comprendere come si diffonde la cultura, sono stati utilizzati i metodi tipici dello studio della genetica di popolazione, un settore che si occupa di analizzare la «composizione» genetica delle popolazioni e come cambia da una generazione all’altra. Ebbene, dall’analisi scrupolosa delle variabili che riflettono tradizioni locali, sensibilità e cultura del luogo e si traducono in location differenti, modi di fare, differenze nel sesso e nel numero dei personaggi e nei gradi di parentela (c’era una volta una figlia buona e gentile e una scortese e maleducata, in altre sono due cugini, alcuni incontrano una, due, tre fate o una strega. Nel bosco o nella grotta?), si è visto che, sia tra gruppi etnici differenti, sia tra gruppi che condividono la lingua, è ben più facile – anche intuitivamente – scambiarsi geni e fare figli, che non raccontarsi e scambiarsi versioni differenti della medesima fiaba.

BARRIERE - Le fiabe infatti, oltre all’ostacolo linguistico e alla distanza geografica, vanno incontro a forze e barriere maggiori rispetto a quelle affrontate dai geni, come la tendenza a preferire «la propria versione» anche quando ne ascoltiamo una diversa. La ricerca ha scoperto che due versioni francesi, individuate a 100 chilometri di distanza, sono simili tanto quanto una versione francese al confine con la Germania e una versione tedesca a 10 km di distanza. A volte, addirittura, versioni al confine in lingue differenti sono più simili tra di loro rispetto a versioni nella stessa lingua, ma distanti geograficamente. Come se non bastasse la versione della Svizzera tedesca è molto più simile a quella italiana che non a quella raccontata in Germania e infine inglesi, danesi e irlandesi raccontano la storia tedesca.

FLUSSI E FOLKLORE - Il messaggio di questa storia? Secondo Mark Pagel, studioso dell’evoluzione dei comportamenti umani all’Università di Reading (Gran Bretagna), i gruppi definiti culturalmente impediscono al flusso di un certo tipo di informazioni di circolare, permettendo lo sviluppo di profonde tradizioni culturali locali, ossia il folklore. Quando gli immigrati provenienti da un particolare gruppo culturale si inseriscono in un nuovo gruppo, se hanno figli mischiano l’insieme dei geni della popolazione, cambiando un po’ le carte in tavola, ma non è altrettanto vero e necessario che cambino anche cultura e tradizioni delle due popolazioni che si sono unite.



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Fonte
http://www.corriere.it/scienze_e_te...








 

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