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Scoperti i recettori che scatenano il prurito, sono terminazioni nervose libere presenti nella superficie dell'epidermide

  Autore: Margherita Fronte

  martedì 5 febbraio 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 2149 ]

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Sebbene il prurito sia un segnale fondamentale che il corpo invia al cervello, le basi fisiologiche che lo governano sono rimaste a lungo sconosciute. Ora però uno studio condotto da biologi dell'Università Johns Hopkins di Baltimora (Usa), e di altri centri di ricerca americani e cinesi, aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione di questa sensazione.

I ricercatori hanno infatti scoperto i recettori specifici che scatenano il fastidio: sono terminazioni nervose libere, presenti soltanto nella parte più superficiale dell'epidermide, una localizzazione che spiega l'esperienza comune in base alla quale il prurito interessa (fortunatamente) soltanto la pelle, e non l'interno degli organi. Sulle loro membrane, un complesso di proteine chiamato MrgA3 cattura l’istamina che si genera quando la cute è sottoposta a uno stimolo che fa prudere, e questo legame fa partire l’impulso nervoso.

LO STUDIO - Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, mette la parola fine a una controversia che durava da decenni, che vedeva contrapposti coloro che sostenevano che a farci "grattare" fossero gli stessi recettori che trasmettono il dolore, a coloro che invece pensavano che le due sensazioni passassero da vie nervose differenti. Avevano ragione i secondi: con tecniche di biologia cellulare e manipolazioni genetiche, gli scienziati hanno infatti dimostrato che le terminazioni identificate scatenano il prurito anche se sollecitate con stimoli che normalmente provocano dolore. Inoltre, gli animali privi del complesso proteico MrgA3 non si grattano quando la loro pelle è messa a contatto con sostanze pruriginose.

SVILUPPI - Sebbene lo studio sia stato condotto su topi, è molto probabile che i risultati si applichino anche all'uomo, e questo lascia intravedere sviluppi per la terapia del prurito cronico, che può essere scatenato da allergie, o essere la conseguenza dell’assunzione di certi farmaci (per esempio, l’antimalarico clorochina), o associarsi a malattie come le leucemie, l’insufficienza renale e certi disturbi neurologici. «Il prurito in sé è una sensazione utile, perché ci avverte della presenza di sostanze irritanti che così possono essere rimosse - spiega Xinzhond Dong, che ha coordinato la ricerca -. Ma quando il fastidio va avanti per mesi perde la sua funzione e può compromette in modo grave la qualità della vita. Spesso vediamo pazienti che smettono di assumere farmaci salvavita proprio a causa di questa orribile sensazione».



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/derma...








 

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