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Vivere in un ambiente troppo pulito aumenta la probabilità che i bambini soffrano di allergie

  Autore: Cristina Gaviraghi

  sabato 12 gennaio 2013 ore: 00:00:00 - letto [ 2537 ]

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Niente più scuse; mano all’aspirapolvere e al detersivo per pavimenti. Non sarebbe così vero infatti, come sostiene la teoria dell’"ipotesi igienica", che vivere in un ambiente troppo pulito aumenti la probabilità che i bambini soffrano di allergie. A sconfessare, almeno in parte, questa tesi sono dei ricercatori inglesi che alla conferenza della britannica Infection Prevention Society hanno presentato un ampio resoconto sull’argomento pubblicato dall’International Scientific Forum on Home Hygiene.

«IPOTESI IGIENICA» - «Pensare che l’esposizione ai microbi sia fondamentale per regolare il sistema immunitario è corretto - afferma Sally Bloomfield, docente alla London School of Hygiene and Tropical Medicine e autrice del resoconto -, ma l’idea secondo cui i bambini che hanno sperimentato meno infezioni, grazie alle loro case "più igieniche", sviluppino con più probabilità asma e allergie è troppo semplicistica e non regge più». Da quando è apparsa sul British Medical Journal a fine anni Ottanta, la teoria dell’"ipotesi igienica" ha trovato ampio spazio sui media. Secondo questa tesi, il minor contatto con l’ambiente rurale, le famiglie meno numerose, quindi con meno fratelli pronti a scambiarsi vicendevolmente i microbi, e i troppo elevati standard di pulizia hanno creato un sistema immunitario umano poco allenato e abituato a fronteggiare gli stimoli ambientali e quindi più incline a reagire nei loro confronti in modo eccessivo. Da qui l’aumento dei fenomeni allergici. Numerosi poi sono gli studi che hanno cercato di fornire prove in favore di questa ipotesi, coinvolgendo anche l’eccessiva pulizia dei luoghi in cui viviamo nell’aumentata diffusione di malattie infiammatorie croniche come diabete di tipo 1 e sclerosi multipla.

«VECCHI AMICI» - La questione però non sarebbe così semplice. «L’"ipotesi igienica" non è sbagliata in sé - spiega Bloomfield -, ma andrebbe considerata sotto un punto di vista diverso, in termini evoluzionistici». Dal 1800 in poi, nell’intento di proteggere l’uomo da infezioni di ogni tipo, gli stili di vita sono cambiati a tal punto però, da fare perdere all’uomo stesso il contatto con una gamma di microrganismi con cui il suo corpo, e con esso anche il suo sistema immunitario, si era evoluto nel corso del tempo, fin dall’età della pietra. Questo, insieme a una predisposizione genetica individuale, a diversi fattori cambiati negli anni come dieta, inquinamento, stili di vita avrebbe reso le persone più vulnerabili nei confronti di malattie infettive e infiammatorie. Si tratterebbe quindi, secondo gli esperti, di aver perso il contatto con dei "vecchi amici". Le misure messe in atto nei secoli per difenderci dalle infezioni, come rendere l’acqua più potabile, conservare meglio il cibo e anche l’uso di antibiotici hanno anche inavvertitamente modificato la schiera di microbi "amici" che popolavano i nostri ambienti. «Le case di oggi - prosegue l’esperta - hanno germi diversi da quelli delle dimore rurali del passato, ma questo ha poco a che fare con la pulizia».

PULIZIA E IGIENE – L’idea che troppa attenzione a igiene e pulizia metta i bambini sotto una "campana di vetro" e non abitui il loro sistema immunitario a fronteggiare in modo adeguato gli stimoli esterni non sarebbe poi così corretta. Prestare un po’ meno attenzione alla pulizia della casa non aiuta a far ritornare i "vecchi amici" anzi, si corre così il rischio di esporre i bambini a nuovi patogeni nemici. E questo può essere pericoloso, visto il comparire negli ultimi anni di agenti infettivi sempre più aggressivi. In un tempo dove le infezioni aumentano per via della resistenza dei microbi agli antibiotici, per l’invecchiamento della popolazione e per la facilità con cui ci si sposta da una parte all’altra del mondo, le pratiche igieniche sono più che mai importanti. Per quanto poi una casa possa sembrare linda e immacolata, non si riescono a eliminare da essa tutti i batteri, funghi, muffe e microbi in genere che la popolano. Si fa spesso anche confusione sui termini pulizia e igiene. Un ambiente può sembrare pulito alla vista, ma non essere igienicamente sicuro. Prodotti detergenti e disinfettanti a volte vengono usati in modo non corretto, mentre sarebbe importante conoscere come e dove utilizzarli. Bisognerebbe poi promuovere messaggi che aiutino le persone a distinguere i diversi concetti: si può permettere ai bambini di giocare nel fango in giardino, purché poi si lavino accuratamente le mani prima di mettersi a tavola. Quali siano con precisione i "vecchi amici" e come fare per ripristinare con loro un contatto sarà la sfida degli studi futuri. «L’importante - conclude Bloomfield - è smettere di pensare di essere troppo puliti e concentrarsi su come fare a ricongiungersi con il giusto tipo di sporco».



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/pedia...








 

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