Articoli: Scienza

Ritrovare la memoria attraverso gli odori e l'olfattoterapia

  Autore: Ruggiero Corcella

  giovedì 27 dicembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 183 ]

Memorie-Olfattive-odori-ricordi.jpg,

All’ospedale Raimond Poincaré di Garches si utilizza l’olfattoterapia per chi ha subito ictus o traumi cranici.

Le colline si arrampicano sull’ultima ansa della Senna, prima che entri nel cuore di Parigi da sud-ovest, poco dopo Saint Claude. Dall’altra parte, a Garches, in mezzo a una macchia di bosco sbuca la facciata in mattoni rossi del Raymond Poincaré. L’ospedale del gruppo AP-HP (Assistance Publique –Hôpitaux de Paris), la più grande rete ospedaliera universitaria pubblica d’Europa, da dodici anni porta avanti una terapia unica nel suo genere. L’unità di Rieducazione neurologica, diretta prima da Bernard Bussel e oggi da Philippe Azouvi, utilizza gli odori per aiutare i pazienti colpiti da traumi cranici, ictus o emorragie cerebrali a ritrovare la memoria. Anche quando sono in coma.

È stato proprio Bussel, un professore di Neurologia oggi in pensione ma ancora consulente dell’ospedale, ad avere l’intuizione che ha fatto partire questa «avventura olfattiva»: sfruttare l’odorato per riattivare i circuiti del ricordo. Raccontano i suoi collaboratori che tutto è cominciato con un paziente uscito dal coma. Ha detto a Bussel che aveva imboccato il "tunnel" (come spesso viene descritta l’esperienza di pre-morte), ma la voglia di sentire di nuovo l’odore particolare di una crema che qualcuno gli spalmava sul corpo in ospedale lo avrebbe fatto tornare indietro. Da uomo di scienza, Bussel non ci ha creduto, ma si è domandato se quella dell’odorato non potesse diventare una strada terapeutica percorribile. «L’odorato è più collegato alle emozioni, rispetto alla vista o al tatto: cerchiamo di suscitare ricordi che i pazienti non potrebbero raggiungere attraverso le immagini o il linguaggio» spiega. In ospedale svolgevano servizio di volontariato gli affiliati del CEW France (Cosmetic Executive Women), associazione non profit di dirigenti del settore della cosmesi che dal 1986 collaborava con alcuni reparti di Oncologia a Parigi.

Bussel aveva parlato della sua idea con i responsabili del CEW e l’associazione aveva mandato Patty Canac, un’esperta del settore, docente all’Istituto superiore della Profumeria di Versailles. «Quando siamo arrivati qui — racconta Patty Canac, una simpatica cinquantenne di origini italiane — il professor Bussel non sapeva esattamente che cosa fare. Ci aveva detto: dovete lavorare con il naso. Però come? Era molto difficile capirlo. Con CEW abbiamo pensato che sarebbe stato interessante utilizzare non i profumi dell’alta moda, ma quelli che richiamassero situazioni comuni conosciute dalle persone. Così abbiamo iniziato dal classico astuccio da bagno: sapone e dentifricio».

Nell’elaborazioni di questi particolari odori, CEW ha potuto avvalersi della collaborazione di IFF (International Flavors and Fragrance), leader mondiale nella creazione e fabbricazione di aromi alimentari e di profumi. «Siamo partiti con 10 odori, poi 20, 30, 40 e adesso ne abbiamo 180 elaborati appositamente da IFF», dice Canac. Ci sono odori legati al paesaggio (mare, sottobosco, fiori); odori familiari dell’infanzia (persino quello dell’astuccio di scuola, delle caramelle, del solaio) e odori di alimenti (salati, zuccherati, frutti, spezie, bevande). Sono divisi in tanti flaconcini e stanno in due valigette, che Canac porta con sè nella stanza dell’Olfattoterapia al secondo piano del padiglione Netter, tutti i giovedì. Assieme alle «colleghe» logopediste, guidate da Nicole Marliere, l’olfattoterapista prepara un programma terapeutico individuale.

A Garches, assistiamo a cinque incontri. Tre pazienti hanno avuto un ictus, una è caduta da una scala e la quinta ha subìto un arresto cardiaco durante il secondo parto. Sono tutti ricoverati, ma due possono già tornare a casa nel fine settimana in "permesso terapeutico" per il reinserimento nell’ambiente famigliare. «Abbiamo un percorso di cura graduale, — spiegano le logopediste Celine Travers e Anne-Claire Tissier — in cui sono previsti anche ricoveri in day hospital: il paziente resta in ospedale durante il giorno e poi va a dormire a casa». Dopo l’ictus, una paziente ha avuto l’impressione di non sentire altro che cattivi odori e non riesce più a distinguere neppure i sapori. Non mangia più. Per questo la prima parte della seduta è condotta da Aliette Bourget-Massari, una dietista, che la sottopone a una serie di test facendole assaggiare diversi tipi di acque e alcuni "budini". Poi tocca a Patty Canac. Apre il primo flaconcino, intinge una mouillette (una striscia di carta assorbente) nell’essenza di limone e la porge alla donna. «È un odore gradevole o no?». E poi: «È un odore di mandorla amara, di pesce o di carota?». Si va avanti così, per cercare di capire se e cosa senta.

La paziente caduta dalla scala soffre invece di amnesia post-traumatica. Le si fanno annusare diversi aromi, lei li riconosce al momento, ma cinque minuti dopo ha già dimenticato tutto. «Per me è importante insegnare al paziente a comprendere meglio come è fatto questo odore. Se non riesce a dirmi cos’è, anche se non ha il nome esatto, mi deve dire se si mangia o no, se può essere un fiore o altro, deve cercare nella memoria delle approssimazioni e piano piano arrivare anche a darmi il nome». È un lavoro molto lungo, che però può portare buoni risultati anche se è difficile provare scientificamente quanto abbia influito sul recupero dei circa 400 pazienti seguiti finora. «L’olfattoterapia non è riconosciuta come terapia medica — sottolinea Canac —. Da sola non basta a guarire. È un sostegno alla riabilitazione neurologica e si inserisce in un gruppo di terapie. Certo, adesso è considerata e accettata».



 * Click sulla foto per ingrandirla


 

Link

fonte
http://www.corriere.it/salute/12_no...








 

® Copyright 2005 - 2019 - SITO MBGraphicsFilms