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Le case anfibie per proteggersi dalle alluvioni, costruzioni in grado di galleggiare in caso di allagamento

  Autore: Carlotta Clerici

  venerdì 21 dicembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2787 ]

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Difficile proteggersi dalle calamità naturali come fiumi in piena, alluvioni e inondazioni. Catastrofi imprevedibili che, in pochi istanti, possono radere al suolo e ridurre in fango case, quartieri e città intere. Pioggia dalla portata devastante che abbiamo visto mettere in ginocchio Liguria e Toscana. E che ogni anno, non solo in Italia, fa migliaia di vittime in ogni parte del mondo. Un problema a cui l’ingegneria ambientale cerca da diversi anni di dare una risposta adeguata. L’ultima, in ordine di tempo, quella che arriva dalla Gran Bretagna dove, gli esperti dell’Architects Baca e l’Agenzia per l’ambiente, stanno sperimentando case anfibie sulle sponde del Tamigi. Costruzioni in grado di sollevarsi per non essere allagate in caso di emergenza. Strategia di difesa che potrebbe rivelarsi fondamentale quando si rompono gli argini dei fiumi. Una buona idea secondo gli esperti italiani che, tuttavia, prospettano per proteggersi dalle alluvioni anche soluzioni diverse e meno costose. Come, per esempio, il verde pensile.

CASA ANFIBIA – A portare alla ribalta la casa anti-inondazione, i primi test nel Buckinghamshire, dove sono state costruite alcune abitazioni da 225 metri quadrati su tre piani in grado di sollevarsi e sfuggire all’inondazione in caso di innalzamento delle acque. Un meccanismo possibile grazie alle fondamenta che combaciano con un bacino artificiale suscettibile al movimento delle acque. Con un costo abbastanza contenuto, circa il 20% in più rispetto a un’abitazione normale. «La casa anfibia», spiega Renzo Rosso, professore di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia del Politecnico di Milano, «è un’idea credibile. Soprattutto in Paesi come l’Inghilterra dove per questo tipo d’interventi ci sono forti benefici assicurativi. E, con questo tipo di struttura, si riescono anche a limitare i danni alle abitazioni fino al 70%». Una protezione però adatta soltanto in certe condizioni e solo per case costruite da zero. «Per essere veramente efficaci, è necessario che le alluvioni non siano rapide e che non ci siano colate di detriti».

DIFESE ARCHITETTONICHE - Infatti, per la difesa perfetta, gli esperti consigliano di mettere a punto la strategia a seconda del territorio. Soprattutto nei luoghi in cui si verificano un insieme di fenomeni pericolosi, come terremoti, frane e alluvioni. E che possono essere arginate da alcune pratiche architettoniche chiamate flood proofing. «In Italia», spiega Rosso, «le alluvioni sono state per 40 anni uno dei volani per la ripresa economica. Infatti, dopo catastrofi come quella di Firenze o del Seveso sono state stanziate ingenti risorse per la ricostruzione. Mentre ora le risorse per questo tipo di problemi sono praticamente finite. Per questo è necessario lavorare sulla prevenzione». Misure di sicurezze che, nel nostro Paese, sembrano essere ancora poco agevolate. «È assurdo che le nuove detrazioni fiscali non contemplino questo tipo di lavori».

SOS ALLUVIONI - Una visone superficiale che, secondo gli esperti, si riflette anche nei lavori anti-alluvione e nella raccolta dei dati per prevenire le catastrofi fluviali. «Nel nostro Paese», afferma Rosso, «non solo si fa poco, ma c’è stata anche una progressiva caduta di livello nel fare. Spesso, infatti, gli appalti per questo tipo di opere vengono fatte con il metodo di maggior ribasso e questo penalizza la qualità dei materiali. Un problema non da poco visto che i risultati di queste opere e la loro funzionalità si dovrebbero vedere 20 anni dopo». A peggiorare la situazione non solo i pochi soldi stanziati, ma anche una carenza cronica di dati. «Per misurare le piene usiamo un metodo che risale al 1970 e si contano sulle dita le stazioni di misurazione per la portata dei fiumi. E, visto che mancano i dati, diventa quasi impossibile intervenire prima».

IL VERDE PENSILE – Tra gli interventi per limitare i danni, poco costosi e fattibili anche in assenza di dati, la copertura continua a verde dei tetti. Un sistema tecnologico chiamato verde pensile, utilizzato come soluzione di copertura degli edifici. «Si tratta», spiega Rosso, «di strati di vegetazione differenti che vengono sovrapposti e sistemati a inclinazioni variabili sui tetti per assorbire meglio l’acqua». Infatti, il tetto verde funziona come una spugna ed è capace di immagazzinare fino all’80% della pioggia di un acquazzone, restituendola in maniera graduale nelle fognature. «Una copertura naturale», conclude Rosso, «che anche durante le alluvioni può diventare fondamentale».



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Fonte
http://www.corriere.it/ambiente/12_...








 

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