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Effetto nocebo è la risposta dell'organismo agli effetti negativi attesi, l'opposto dell'effetto placebo

  Autore: Danilo Di Diodoro

  giovedì 20 dicembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2335 ]

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Conoscere in anticipo quali potrebbero essere gli effetti collaterali di un trattamento, ad esempio di un farmaco, può aumentare il rischio che quegli effetti si presentino realmente. Sembra strano, ma è così, si tratta del cosiddetto effetto nocebo, in pratica l'opposto dell'effetto placebo. Se quest'ultimo è la risposta dell'organismo agli effetti benefici attesi, anche quando in realtà si è esposti a un trattamento finto (il placebo, appunto, ad esempio un "farmaco" inerte), l'effetto nocebo è la risposta del l'organismo agli effetti negativi attesi.

LA SUGGESTIONE - Questo fenomeno è osservabile sia nel rapporto con il proprio medico, sia al l'interno degli studi clinici nei quali si fa uso del placebo. Ad esempio, una revisione sistematica di quasi 70 studi clinici nei quali veri farmaci contro l'emicrania erano stati confrontati con il placebo, ha dimostrato che tra le persone trattate con placebo si erano presentati effetti collaterali simili, e con la stessa frequenza, di quelli che si erano manifestati tra le persone trattate con veri antiemicranici. Il fatto è che in questi studi era corretto, e anche dovuto, informare le persone trattate con placebo su quali avrebbero potuto essere gli effetti collaterali degli antiemicranici, e così la suggestione ha fatto scattare la comparsa proprio di quei sintomi.

GLI OBBLIGHI DEL MEDICO - Come ha riportato un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health di Bethesda guidati da Luana Colloca, in una revisione sull'argomento pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine, questo strano fenomeno mette un po' in discussione il comportamento sempre più diffuso da parte dei medici di spiegare al paziente, anche nella normale pratica clinica, quindi al di fuori degli studi clinici, quelli che potrebbero essere gli effetti non voluti di un trattamento. «I medici hanno l'obbligo di fornire ai pazienti informazioni veritiere, in modo che essi possano effettuare scelte informate sul proprio trattamento medico» dicono i ricercatori americani. Eppure, da quando la ricerca ha dimostrato che conoscere i possibili effetti collaterali aumenta il rischio che questi si presentino, i medici devono cercare di bilanciare il diritto all'informazione con la necessità di esporre il paziente a minori rischi possibili.

INSISTERE SUL POSITIVO - Si è visto che la comparsa dell'effetto nocebo può essere limitata se il medico presenta in maniera positiva i possibili effetti collaterali di un trattamento. Ad esempio, focalizzando l'attenzione sulla percentuale di persone che facendo quel trattamento non hanno presentato effetti collaterali. L'altra modalità, quella negativa, si concentra invece sulla percentuale di persone che hanno avuto gli effetti collaterali. Il medico dice la verità in entrambi i casi, ma la semplice accortezza della presentazione in positivo fa sì che realmente meno persone sviluppino quegli specifici sintomi.

«NASCONDIMENTO AUTORIZZATO» - Un'altra modalità per contenere l'effetto nocebo è più complicata, e consiste nel cosiddetto «nascondimento autorizzato». In pratica, all'interno della loro relazione clinica, medico e paziente si accordano sul fatto che il medico è autorizzato dal paziente a tenergli nascosti alcuni possibili effetti collaterali dei trattamenti che gli prescriverà, per non influenzarlo ed esporlo così al rischio di svilupparli. Naturalmente l'accordo vale solo per effetti collaterali non gravi. Per questi ultimi invece il medico deve dare tutta la corretta informazione, dal momento che la loro conoscenza è indispensabile al paziente per poter partecipare attivamente e in maniera competente alla decisione su quale trattamento intraprendere.

ASPETTATIVA - «L'effetto nocebo, così come l'effetto placebo, essendo basato sulla suggestione, può attivarsi, soprattutto quando si tratta di dolore, semplicemente perché si crea nel paziente l'aspettativa che un qualsiasi stimolo innocuo aumenterà il livello del dolore che sta provando. Creare quindi aspettative negative fa sì che risulti amplificata la spiacevolezza di uno stimolo innocuo, come viene rilevato attraverso misurazioni psicofisiche del dolore» dice in una revisione pubblicata sul Journal of acupuncture and meridian studies, Fabrizio Benedetti del Dipartimento di neuroscienze dell'Università di Torino, uno dei maggiori esperti internazionali del fenomeno placebo/nocebo. «Ma aumentano anche le risposte rilevabili alla Risonanza Magnetica Funzionale nella corteccia cingolata anteriore, l'insula, l'ipotalamo, le aree somatosensoriali secondarie e la corteccia prefrontale». Si tratta delle stesse aree individuate come responsabili della risposta analgesica indotta dal placebo.



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/neuro...








 

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