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Le persone che soffrono di solitudine sono maggiormente a rischio di sviluppare una demenza precoce o la malattia di Alzheimer

  Autore: n/a

  martedì 11 dicembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2735 ]

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Le persone che sono sole o soffrono di solitudine sono maggiormente a rischio di sviluppare una demenza precoce o la malattia di Alzheimer. Lo studio
Tra i tanti fattori che concorrono all’insorgere di una demenza precoce e la malattia di Alzheimer, c’è anche la solitudine, secondo gli psichiatri.
La solitudine diviene pertanto un fattore di rischio, emerge da uno studio pubblicato sulla versione online del Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori olandesi, è uno dei primi a esplorare a fondo il possibile collegamento tra lo sviluppo della demenza e l’Alzheimer con la solitudine o l’isolamento sociale.
Se già fattori noti come l’età e determinate condizioni mediche possono favorire l’insorgere del declino cognitivo, il vivere soli, senza partner, coniuge, amici o interazioni sociali può avere altrettanto impatto sulle probabilità di perdere le facoltà cognitive.
L’invecchiamento progressivo della popolazione, il sempre maggior numero di persone che vivono da sole, poi, sono un fenomeno che può sfociare in un sempre maggiore numero di potenziali pazienti affetti da Alzheimer.
Per dunque comprendere come la solitudine avesse un impatto sulla salute mentale, i ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’ARKIN Mental Health Care e del VU University Medical Centre di Amsterdan, hanno coinvolto oltre 2.173 persone sane al basale, che sono poi state seguite per 3 anni.

Il dottor Tjalling Jan Holwerda e colleghi, al termine del periodo di osservazione hanno sottoposto i partecipanti a una serie di test per valutarne il benessere e la salute mentale.
In parallelo, sia all’inizio dello studio che al termine, i partecipanti sono stati intervistati per ottenere dei dati autoriferiti circa la propria salute fisica, la capacità di svolgere le normali attività quotidiane e se e quanto si sentissero soli.
Dai dati raccolti si è stabilito che all’inizio dello studio il 46% dei partecipanti (1.002) vivevano da soli, di cui la metà erano single o non più sposati. Circa tre soggetti su quattro hanno dichiarato di non aver alcun supporto sociale. E poco meno del 20% dei soggetti (433) ha dichiarato di sentirsi solo.
Tra coloro che vivevano soli, il 9,3% ha sviluppato demenza dopo i tre anni di studio, rispetto al 5,6% di coloro che durante questo periodo hanno vissuto con altri.
I danni maggiori della solitudine li hanno tuttavia subiti coloro che oltre a essere soli non avevano nemmeno il sostegno sociale o provavano sentimenti di solitudine: chi infatti si sentiva solo aveva sviluppato la demenza nel più del doppio dei casi, dopo i tre anni di studio, rispetto a chi non la pensava così. In cifre: il 13,4%, contro il 5,7%.
Infine, un’ulteriore analisi ha mostrato che coloro che vivevano da soli, o che non erano più sposati avevano tra il 70% e l’80% in più di probabilità di sviluppare la demenza rispetto a quelli che hanno vissuto con altri o che si sono sposati. Anche in questo caso era determinante il sentirsi più o meno soli: chi si sentiva solo infatti aveva 2,5 volte più probabilità di sviluppare la malattia.

I ricercatori non hanno riscontrato significative differenze tra i sessi, per cui il rischio rimane sia per gli uomini che per le donne – tenuto anche conto che, in genere, a una certa età sono più le donne a essere interessate dalla solitudine.
«Questi risultati suggeriscono che i sentimenti di solitudine contribuiscono indipendentemente al rischio di demenza in età avanzata – scrivono gli autori – E’ interessante notare che il “sentirsi soli” piuttosto che “essere soli”, e che è stato associato all’insorgenza della demenza, suggerisce che non è la situazione oggettiva ma, piuttosto, l’assenza percepita di legami sociali che aumenta il rischio di declino cognitivo».
La solitudine diviene dunque un terreno fertile per la demenza, ma il sentirsi soli in mezzo ai tanti può essere ancora peggio.



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Fonte
http://www.lastampa.it/2012/12/11/s...








 

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