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Tycho Brahe, astronomo che ha influito sulla moderna osservazione astronomica, la sua morte un giallo storico che ancora oggi sembra non trovare risposta

  Autore: Eleonora Maria Viganò

  sabato 1 dicembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2541 ]

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Da secoli circola l'ipotesi dell'avvelenamento da mercurio. Ma dalle ultime analisi non emergono prove definitive

È morto il 24 ottobre 1601, più di 400 anni fa, ma le versioni sulla sua morte continuano ad affascinare scienziati e ricercatori. Tycho Brahe, astronomo che ha influito sulla moderna osservazione astronomica, potrebbe essere deceduto sia per cause naturali, sia per omicidio. Un giallo storico che ancora oggi sembra non trovare risposta, nonostante precedenti tentativi di verificare ogni ipotesi. Una su tutte quella che lo vedrebbe coinvolto in un caso di avvelenamento da mercurio.
VELENO - Gli ultimi esperimenti, condotti da Jeans Vellev, professore di archeologia medioevale all’Università di Aarhus in Danimarca, sembrano confutare la presenza di tracce elevate del veleno incriminato. Vellev infatti, non convinto dai primi risultati, secondo i quali sarebbero state trovate tracce elevate di mercurio, ottenuti nel 1996 dall’analisi dei baffi del defunto (riesumato la prima volta nel 1901), nel 2010 ha chiesto e ottenuto dalle autorità e dalla Chiesa di Praga di riesumare nuovamente il corpo dell’astronomo. Il team di ricerca, composto da Jan Kučera, professore di chimica nucleare nell’Istituto di fisica di Praga, e da Kaare Lund Rasmussen, professore associato di chimica presso l'Università della Danimarca meridionale, ha prelevato barba, ossa e denti e in due anni ha condotto le analisi con tre differenti tecnologie, studiate per stabilire se fosse o meno presente il veleno ritenuto responsabile della morte dell’astronomo.

RISULTATI - L’ipotesi del veleno, dall’analisi di barba e ossa, non è stata verificata, le quantità di mercurio non sarebbero infatti superiori ai valori normali, tali da far ipotizzare un avvelenamento volontario o provocato. Resta ancora l’ultimo reperto, i denti, e quindi altre analisi da portare avanti, per gettare luce su questo mistero. «Abbiamo misurato la concentrazione di mercurio utilizzando tre diversi metodi chimici quantitativi nei nostri laboratori», commenta Rasmussen, «e tutti i test hanno rivelato lo stesso risultato: che le concentrazioni di mercurio non erano sufficientemente elevate da aver causato la morte dell’astronomo».

PRESUNTO OMICIDIO - Il presunto omicidio potrebbe – sempre secondo le leggende – essere imputato al suo ben noto assistente Keplero, o ancora essersi consumato per mano del cugino, mandato dal re danese Cristiano IV. Se invece si trattasse di morte naturale, potrebbe essere stata causata da un'infezione renale dovuta al rispetto ossequioso dell’etichetta dell’epoca, a causa della quale Brahe avrebbe evitato di assentarsi da un ricevimento per andare alla toilette. Qualsiasi sia il responso, sembra che per ora si tratti ancora di ipotesi e che questo cold case non abbia ancora una risposta definitiva.

NASO FINTO - Una piccola rivelazione però i ricercatori sono riusciti a ottenerla: sempre secondo le dicerie, si credeva che l’astronomo portasse una protesi di argento e oro, al posto del naso perso durante un duello combattuto nel 1566. In questo caso, benché nella tomba non vi fosse traccia della suddetta protesi, è stata analizzata la parte di osso rimasta intatta, visibilmente verdognola, per scoprire che vi erano tracce di rame e zinco in parti uguali: la protesi era quindi più banalmente di ottone.

ASTRONOMO - Al di là di queste leggende che avvolgono la figura di Tycho Brahe, rendendola affascinante, lo scienziato va ricordato per aver osservato una stella mai vista prima nella costellazione di Cassiopea. Brahe ne rimase colpito per la sua brillantezza visibile anche di giorno: la osservò a lungo fino a che non scomparve. Questo fatto contrastava con le teorie allora diffuse secondo cui le stelle fossero fisse e immutabili. Come se non bastasse, pur non riconoscendo un sistema eliocentrico – a dispetto delle insistenze del suo famoso assistente – ipotizzò comunque un'alternativa destinata a scalzare il modello tolemaico, allora in voga. Si trattava di una «via di mezzo», nella quale tutti gli altri pianeti giravano intorno al Sole, fuorché la Terra, ancora fissa e ancora al centro. Ci vollero altri astronomi e scienziati come Galileo Galilei per confermare la teoria copernicana o eliocentrica.



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Fonte
http://www.corriere.it/scienze_e_te...








 

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