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Litigare bene aiuta a crescere i bambini

  Autore: Antonella De Gregorio

  venerdì 30 novembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2560 ]

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Un gomitolo di lana, un dado, foglietti per prendere appunti e una grossa molletta per raccoglierli: il kit «per gestire i litigi» sembra un gioco in scatola, di quelli da mettere sotto l’albero di Natale. E invece è uno strumento di lavoro per insegnanti, educatori, per chi lavora con gruppi di bambini. Una sorta di «gadget», che completa e arricchisce il «metodo maieutico» per gestire i conflitti tra i piccoli, che verrà presentato sabato a Piacenza dal Centro psicopedagogico per la pace. Al convegno, dal titolo «Litigare bene», il fondatore del Centro, Daniele Novara, presenterà i risultati di una ricerca scientifica che rompe un tabù storico: i litigi, per i bambini sono salutari. Litigare (bene), cioè, aiuta a crescere. Ed è possibile «imparare a litigare».

La ricerca ha coinvolto circa 500 scolaretti di elementari e materne di Torino. Messi nella condizione «giusta», dicono i ricercatori, i bambini tra i 3 e i 10 anni presentano ottime capacità di regolazione: sanno fare la pace, anche dopo un bisticcio animato, in tempi ragionevoli, senza strascichi. Strapparsi di mano un oggetto, darsi uno spintone, escludere un amichetto dal gioco, sono comportamenti istintuali, al nido e alla scuola materna. «Un sistema per conoscere il mondo e se stessi», dicono gli specialisti. Un modo per valutare i propri limiti e quelli degli altri e imparare che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati. Lo fanno i cuccioli di qualsiasi specie, anche i piccoli di scimpanzé – spiega Marina Butovskaya, che con un gruppo di antropologi dell’Accademia russa delle scienze ha analizzato la capacità innata di riconciliarsi che hanno bambini e primati di uno stesso gruppo. Basta che l’adulto non intervenga a complicare la situazione. «Non serve correggere, o dare la soluzione “giusta”: i bambini subiscono l’intervento degli adulti, perdendo le loro naturali capacità di autoregolazione», spiega Novara.

L’applicazione del «metodo maieutico» triplica la percentuale di accordi spontanei e favorisce una diminuzione delle liti.

In cosa consiste il metodo? «Due passi indietro e due avanti – spiega Novara -. Primo: sforzarsi di non fare più l’orribile domanda: “Chi ha iniziato?” o “Chi è stato?”, che comunica al bambino l’idea che verrà giudicato e punito», dice il pedagogista. Poi bisogna rinunciare a fornire una soluzione: «Atteggiamento che crea dipendenza nei bambini, costretti così a rivolgersi sempre all’adulto per sapere cosa fare».

I passi avanti? Aiutare i piccoli litiganti a parlarsi, piuttosto che spegnere il litigio, chiedendo loro: «Dammi la tua versione» e usando i bigliettini per scrivere o rappresentare con un disegno il loro punto di vista: serve a stemperare le emozioni e fa intravvedere la possibilità di uscire dalla situazione. Secondo step: su un altro foglietto si invitano i bambini a trovare da soli un accordo. La molletta raggruppa gli accordi raggiunti. Il gomitolo di lana interviene come oggetto simbolico: occorre un tempo per sciogliere ciò che è stato annodato, dipanare la matassa degli equivoci. E il dado stabilisce i turni: chi parla per primo. Tutto si basa sull’osservazione che, almeno fino a 6 anni, i bambini non hanno tendenze lesive verso i coetanei, non c’è «intenzionalità» di fare male. E anche fino ai 10 anni si può «stare a guardare» con una certa tranquillità.

Per insegnanti e genitori è difficile resistere alla tentazione di riportare la calma. Imparare a gestire le contrarietà dei piccoli, però, è un esercizio con ricadute positive: per l’adulto, che può essere portato a sedare il conflitto perché gli fa paura o perché attiva dinamiche autobiografiche non sostenibili. E per il bambino, che se impara a vedere le cose da un punto di vista che non è il suo, avrà relazioni migliori con gli altri.

«Uscendo dal tunnel della ricerca dei colpevoli – conclude Novara – si apre uno scenario dove i bambini possono tirare fuori il meglio di sé e diventare alleati nella loro stessa educazione». Con la speranza che crescendo riusciranno a impegnarsi in una convivenza più evoluta di quanto noi oggi non riusciamo a fare.



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Fonte
http://27esimaora.corriere.it/artic...








 

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