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Anche nel mondo della percezione olfattiva esiste un profumo bianco

  Autore: n/a

  giovedì 22 novembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2698 ]

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Come esistono il colore bianco e il "rumore bianco", anche nel mondo della percezione olfattiva esiste un profumo bianco - né piacevole né spiacevole - verso cui convergono tutte le miscele di sostanze odorose con un elevato numero di componenti, anche differenti tra loro
(red)

Anche il mondo degli odori ha un suo “bianco”. A scoprirlo, e identificarlo, è una ricerca condotta da un gruppo di neurobiologi del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele che descrive come è arrivato a questa conclusione in un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Gli studi sulla percezione olfattiva hanno collegato la nostra percezione delle sostanze odorose monomolecolari alla loro struttura fisica e a specifici recettori. Tuttavia, gli odori del mondo reale ben raramente provengono da singoli stimoli monomolecolari, dato che sono quasi sempre il prodotto di complesse miscele, della cui percezione non si sa quasi nulla.

Studiando questo problema, Tali Weiss e colleghi si sono chiesti se anche nella percezione olfattiva si verificassero fenomeni come quelli che si osservano nella visione e nell'udito. In particolare si sono domandati se anche per l'olfatto esistesse un odore neutro, o “bianco”.

Nella visione, quando si mettono insieme diverse lunghezze d'onda più o meno di uguale intensità, si ottiene una luce che è percepita come “bianco”. Addirittura, se il numero di lunghezze d'onda è abbastanza elevato, due combinazioni di questo tipo, pur con differente composizione spettrale, appaiono indistinguibili. Lo stesso avviene in acustica: due analoghe combinazioni composte da numerose frequenze differenti portano alla percezione di un ronzio che viene definito “rumore bianco”.

Weiss e colleghi hanno quindi selezionato 86 molecole i cui stimoli olfattivi si collocano più o meno su tutto lo spazio percettivo olfattivo, diluendole in modo che inducessero percezioni più o meno della stessa intensità. In seguito hanno preparato molte miscele aromatiche differenti, contenenti ciascuna un numero variabile di componenti molecolari, per poi chiedere a un gruppo di volontari di valutare la somiglianza percettiva di coppie di queste miscele.

Hanno così scoperto che via via che aumentava il numero dei componenti delle miscele, la percezione della differenza fra ciascuna coppia andava scemando. Giunti alla soglia dei 30 componenti, le coppie risultavano del tutto simili, nonostante il fatto che non condividessero neppure un componente.

Come controprova, gli autori hanno creato quattro differenti combinazioni di oltre 30 molecole odorose di base, dicendo ai partecipanti che si trattava di un odore chiamato Laurax (un nome inventato). Una volta appurato che i partecipanti erano in grado di riconoscere la fragranza di Laurax, distinguendola agevolmente da altri odori di base e da composti semplici, hanno proposto ai partecipanti miscele formate da un numero qualsiasi di componenti. In questo modo hanno scoperto che quando i composti raggiungevano o superavano la fatidica soglia di 30, venivano descritti come né piacevoli né spiacevoli e indicati tutti invariabilmente come un unico odore, il Laurax.

Dunque, rilevano gli autori, quante più componenti hanno le miscele, tanto più convergono verso l'odore bianco. Tutto questo non accade per aromi naturali di origine molto complessa come il caffè, il vino o il profumo delle rose sia perché l'intensità delle diverse componenti non è affatto uguale (le “note di testa” del profumo di una rosa sono attribuibili per il 70 per cento a due sole componenti), sia perché le diverse componenti non si distribuiscono in maniera più o meno uniforme sull'intero “spazio olfattivo”. Secondo Weiss, se pure esiste in natura, l'odore bianco deve essere molto raro.

Una conseguenza di questo studio, osservano gli autori, è la conferma del fatto che il sistema olfattivo funziona in maniera “sintetica” e non “analitica”, ossia tratta un odore come un'entità unitaria, dando solo un peso relativo ai singoli componenti monomolecolari. A questo punto, concludono, sarebbe interessante proseguire questa ricerca analizzando le implicazioni neurobiologiche dell'esistenza di un odore bianco, uno studio che potrebbe chiarire ulteriormente le basi ancora oscure della percezione olfattiva.



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Fonte
http://www.lescienze.it/news/2012/1...








 

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