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Nel cuore dell’Africa equatoriale c’è una foresta primitiva dalla vegetazione talmente densa e aggrovigliata il suo nome è Foresta Impenetrabile di Bwindi.

  Autore: Caterina Visco

  mercoledì 21 novembre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 4341 ]

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Nel cuore dell’Africa equatoriale c’è una foresta primitiva dalla vegetazione talmente densa e aggrovigliata che il suo nome è Foresta Impenetrabile di Bwindi. Si trova in Uganda, vicino ai vulcani Virunga, e ora, grazie ad alcune trappole fotografiche, un gruppo di ricercatori guidato da Badru Mugerwa dell’ Institute of Tropical Forest Conservation della Mbarara University of Science and Technology di Bwindi, è riuscito a dare uno sguardo inedito ai numerosi animali che la abitano.

Nel Parco Nazionale all’interno della foresta, infatti, vivono almeno la metà degli ultimi gorilla di montagna rimasti sul pianeta, molti scimpanzé, elefanti africani, tassi del miele, gatti dorati africani e molti altri animali che compongono un serraglio variegato e prezioso. Si tratta di una delle zone a maggiore biodiversità della Terra e una delle più antiche: durante l’ultima era glaciale è diventata un rifugio per la maggior parte delle specie animali della zona, e tale è rimasto fino a oggi.

La densità di vegetazione è la caratteristica principale di questa foresta primitiva ed è il motivo principale per cui viene chiamata impenetrabile, ma non l’unico: è particolarmente ricca in piante urticanti e velenose, in rovi pungenti e acanti spinosi; inoltre il terreno è frastagliato e montuoso. "Camminare su queste colline ogni giorno e cercare di studiare e contare gli animali che s’incontrano può essere impossibile", racconta a Wired.com Badru Mugerwa, che lo scorso agosto ha pubblicato sull’ African Journal of Ecology i risultati dello studio più ampio mai realizzato sul posto con delle trappole fotografiche.

Per gli scienziati che studiano gli animali in zone come queste, le camera trap sono praticamente l’unico strumento che consente loro di contare le specie, di studiarne i comportamenti e di individuare sentieri che altrimenti rimarrebbero per sempre nascosti. "È incredibile quante informazioni possono essere raccolte grazie a questi piccoli dispositivi", scherza Mugerwa che ha messo a disposizione alcuni dei più belli scatti raccolti durante le sue ricerche.



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Fonte
http://www.galileonet.it/articles/5...








 

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