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Marte ed i suoi fiumi nati dalle piogge primaverili

  Autore: n/a

  lunedì 1 ottobre 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 2223 ]

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Potrebbero essere le 'impronte' di una tipica pioggia primaverile ad alimentare gli antichi fiumi marziani: è questa l'ipotesi del geologo planetario Gian Gabriele Ori, direttore dela Scuola Internazionale di Scienze Planetarie (Irsps) dell'università di Pescara.

Secondo l'esperto il fiume, il cui letto è scoperto su Marte dal robot laboratorio Curiosity, potrebbe essere stato alimentato da piogge costanti, simili a quelle primaverili sulla Terra. “Si tratta ancora di poche informazioni – ha spiegato Ori – ma la conformazione di questi sedimenti farebbero pensare siano stati il prodotto di un lungo periodo con piogge costanti e continue, del tipo primaverile ben diverso dai fenomeni con piogge violente e catastrofici che si registrano ad esempio talvolta in Liguria o Sicilia”. Si tratta però di semplici supposizioni, fatte sulla base dei pochi dati ancora disponibili, ha specificato il ricercatore italiano impegnato in una serie di ricerche in Marocco in collaborazione con l'Università Cadi Ayyad di Marrakech.

Nel caso di Marte “datare le piogge è impossibile, ma verosimilmente si pensa, con una buona dose di certezza, che siano testimonianze geologiche del primo periodo dopo la formazione del pianeta, nei primi 1,5 miliardi di anni, ossia nel periodo detto Noachiano quando si stima Marte avesse un'atmosfera più spessa”. Resta comunque ancora impossibile datare, se non per vie indirette, questi fenomeni atmosferici, “che però si sono probabilmente ripetuti anche in epoche recenti, fino a un miliardo di anni fa, ma su questo vi è molta incertezza e un dibattito in corso”. “In ogni caso – ha proseguito Ori – si tratta della maggiore evidenza finora dall'abbondante presenza di acqua su Marte e dimostra inoltre che i processi avvenuti sono gli stessi che avvengono sulla Terra.

Analizzare i campioni da 'vicino', come sta facendo Curiosity, permetterà di sapere molto anche sulle condizioni ambientali presenti nel passato”. Proprio per studiare da 'vicino', nelle future missioni europee su Marte, campioni di roccia e riconoscere eventuali fossili un gruppo di ricercatori italiani e marocchini coordinato da Ori analizza da anni strutture geologiche e fossili delle aree desertiche del Marocco. Ques'ultimo, ha concluso Ori, è ''un luogo ideale, alle porte dell'Europa, per testare gli strumenti destinati a lavorare su Marte”.



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Fonte
http://www.ansa.it/scienza/notizie/...








 

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