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I pensieri rabbiosi vanno via usando la mano sinistra, o la destra se sei mancino

  Autore: Cesare Peccarisi

  lunedì 9 aprile 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 4581 ]

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L'espediente obbliga il cervello a ripensare ogni azione imponendo un rigido autocontrollo anche nei movimenti più semplici come aprire le porte, bere un caffè o usare il mouse

«Look back in anger, cioè Ricorda con Rabbia» è una famosa commedia del drammaturgo londinese John Osborne da cui ha preso il nome la generazione degli arrabbiati, gli scrittori che, contestando la mediocrità della classe media e i pochi ideali della classe borghese, aprirono la strada al Sessantotto. Dai palcoscenici di Londra «Look back in anger» ha riempito per anni i teatri di tutto il mondo diventando per gli anglosassoni un modo per indicare chi rimugina rabbiosamente su ogni minima offesa.

NON RICORDARE CON RABBIA - L’espressione si è così diffusa che l’anno scorso è entrata anche nelle pubblicazioni scientifiche. Il Professor Thomas Denson dell’Università australiana del South Wales ha pubblicato su Neuroimage uno studio simpaticamente intitolato «Don't look back in anger.....during recall of an anger-inducing autobiographical memory» che in sostanza significa «Non ricordare con rabbia quando ripensi a un’offesa» nel quale ha dimostrato con la risonanza magnetica funzionale che cedere al ricordo rabbioso attiva in maniera eccessiva le connessioni fra giro frontale inferiore della corteccia cerebrale e amigdala e talamo, un circuito che, se inibito, potrebbe evitare gli scatti violenti.

LA CALMA FRA LE MANI - Adesso Denson ha scoperto che per inibirlo c’è un modo molto semplice che non richiede farmaci, né l’intervento di psicologi o psichiatri: basta usare per almeno 2 settimane sempre la mano sinistra o, se si è mancini, quella destra. L’ha dimostro nel suo ultimo studio pubblicato su Current Directions in Psychological Science dove spiega che questo espediente obbliga il cervello a ripensare ogni azione imponendo un rigido autocontrollo anche nei movimenti più semplici come aprire le porte, bere un caffè o usare il mouse del computer. Autocontrollo e aggressività sono infatti legati da uno stretto equilibrio neurofisiologico: quando uno scende l’altra sale e viceversa. Il vecchio concetto dell’atto violento commesso impulsivamente significa proprio atto commesso con poco o senza autocontrollo a causa del sovraccarico del circuito corteccia frontale/amigdala e talamo.

Di fronte a uno stimolo volutamente eccessivo fatto sperimentalmente per scatenare una reazione di rabbia (ad esempio rovesciare una tazzina di caffè sulla camicia di qualcuno e poi prenderlo in giro per la sua sciatteria) questo circuito cerebrale non appare iperattivo nei soggetti che non reagiscono rabbiosamente perchè hanno un buon autocontrollo, mentre in quelli che hanno un’incontrollata reazione aggressiva quel circuito va in sovraccarico. «Non è che gli aggressivi non vogliono controllarsi, non sono semplicemente in grado di farlo - dice Denson - Se osserviamo il loro cervello con la risonanza mentre li insultiamo, il circuito che ho identificato si attiva molto di più che nelle persone non aggressive. Ma se a queste persone offri l’opportunità di migliorare il loro autocontrollo il circuito si inibisce e diventano meno aggressive.

E più a lungo fanno questi esercizi meno il circuito della rabbia va in sovraccarico e più l’autocontrollo s’irrobustisce». Le persone che tendenzialmente non sono violente avendo già un buon autocontrollo, possono mantenerlo nel tempo con pratiche molto semplici, come cercare di migliorare la loro postura sforzandosi di camminare col collo diritto invece di ingobbirsi. Un buon autocontrollo si verifica anche quando ad esempio s’impara a suonare il pianoforte, dove la mano sinistra viene usata per le note gravi del cosiddetto rigo di basso del pentagramma che accompagnano le note più alte suonate dalla mano destra. Col metodo forzato della mano non dominate di Densen l’autocontrollo è ancora più forte, un po’ come se si suonasse il pianoforte solo con la sinistra.

IL TEST DAQ - A chi consigliare questo metodo? Densen le identifica grazie al test DAQ, acronimo di Diplaced Aggression Questionnaire cioè questionario dell’aggressività posticipata che evidenzia tre aspetti fondamentali: ruminazione rabbiosa, pianificazione vendicativa e tendenza all’aggressività posticipata. In sostanza, quelli che continuano a ripensare con rabbia all’offesa ricevuta e che, invece di sfogarsi subito, pianificano con lucida determinazione il momento in cui vendicarsi che può arrivare anche anni dopo, come nelle faide mafiose.

IL CAFFE’ AIUTA - Un ulteriore suggerimento anti-aggressività Densen l’ha dato l’anno scorso con uno studio pubblicato su Psychology of Addictive Behaviour, un’indicazione che, alla luce delle sue ultime scoperte, si può tradurre così: nelle 2 settimane in cui vi sforzerete a usare la mano sbagliata, fatelo soprattutto per bere il caffè.

Il motivo è semplice: la caffeina dà la carica e combatte l’affaticamento mentale. Una persona mentalmente provata diventa aggressiva quando viene provocata, ma la caffeina può ridurre l’aggressività riducendo gli effetti negativi dell’affaticamento mentale. Nello studio alcuni volontari, sia mentalmente affaticati sia normalmente vigili, ricevevano tavolette di caffeina da 200 mg oppure placebo, ma ignoravano quale tipo di pastiglia fosse toccata loro.

Quando poi venivano provocati intenzionalmente tutti rispondevano in maniera meno aggressiva indicando che sia l’effetto farmacologico della caffeina sia l’effetto placebo legato all’aspettativa dell’azione della caffeina agivano sull’affaticamento mentale ripristinando l’autocontrollo che riduceva l’aggressività. In conclusione, se vi accorgete di essere troppo reattivi, litigate con gli altri automobilisti per ogni minimo problema di traffico o con i vostri familiari su ogni piccolo dettaglio, provate a bere un caffè in più, ma sempre tenendo la tazzina con la mano sinistra.



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/12_ap...








 

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