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Lo scioglimento dei ghiacciai mette a rischio l'ecosistema di varie specie di animali e vegetali

  Autore: Jacopo Pasotti

  domenica 11 marzo 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 3847 ]

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Quando i ghiacciai spariranno del tutto, o saranno comunque ridotti a brandelli di ghiaccio e neve, il paesaggio alpino avrà un aspetto differente. Il cambiamento sarà evidente, e già preoccupa, per esempio, l'industria del turismo. La scomparsa dei ghiacciai porterà però con sé anche la perdita di specie animali e vegetali la cui sopravvivenza dipende dalla presenza di grandi masse glaciali. Di questo cambiamento, meno appariscente, si preoccupano oggi gli ecologi. Secondo loro molte delle specie adattate all'habitat delle aree più remote dell'arco alpino sono a rischio di estinzione.

Lo studio.
In uno studio pubblicato sulla rivista Nature, un team di ricercatori statunitensi, francesi, britannici ed ecuadoriani, mostrano i primi dati globali di quella che potrebbe essere un'estinzione massiccia, ma quasi invisibile, dovuta al cambiamento climatico. I dati in mano loro indicano che l'11-38% delle specie di invertebrati che abitano i corsi d'acqua di fronte ai ghiacciai saranno destinati a sparire insieme al ghiaccio a cui devono la loro esistenza. Questo, secondo gli studiosi, avverrà in quasi ogni catena montuosa nella fascia temperata del nostro pianeta. Una riduzione dei ghiacciai del 30-50% porterà già alla scomparsa di 9-14 specie per ogni regione studiata.

"È sorprendente che malgrado la conservazione della biodiversità acquatica sia considerata una priorità l'effetto del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità
dei corsi d'acqua sia stata fino ad ora trascurata", affermano gli esperti nel rapporto. Lo studio raccoglie i dati di diversità di macroinvertebrati (soprattutto larve di insetti) ricavati da ricerche compiute nelle Ande ecuadoriane (49 siti), nelle Alpi svizzere e italiane (34 siti) e nelle Montagne Costiere in Alaska (20 siti). Secondo i ricercatori le ripercussioni di queste estinzioni non sono ancora prevedibili, ma quasi certamente si manifesteranno sulla catena alimentare.

Prime vittime: le specie endemiche.
Le prime a soffrire del continuo ritiro dei ghiacciai saranno le specie endemiche, ovvero quelle specie animali o vegetali il cui habitat è limitato a una particolare area del pianeta.

Valeria Lencioni, conservatore della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trento), avverte che il tema riguarda da vicino il nostro Paese. L'Italia è ricca di specie endemiche, soprattutto a livello di invertebrati. La perdita di biodiversità, dice la zoologa di Trento, è già visibile: "Ci sono diversi casi di estinzione locale in Italia. Per esempio alcune specie di Diamesa (un insetto) che erano presenti sull'Appennino negli anni Settanta del secolo scorso, sono sparite insieme al ghiacciaio del Gran Sasso, quasi scomparso". Questa specie continua tuttavia ad essere presente nelle Alpi.

La zoologa invita comunque a non drammatizzare perché molti studi danno l'idea che tutte le specie reagiscano al cambiamento climatico allo stesso modo e contemporaneamente: "Alcune specie che popolano oggi i torrenti glaciali potrebbero adattarsi a nuove condizioni ambientali più miti, qualora dovessero scomparire i ghiacciai. Dipende da quanto graduale sarà il cambiamento delle condizioni idrologiche e termiche dei torrenti e dalle capacità adattative delle specie stesse al cambiamento".

Più attenzione per le regioni montane.
L'esperta italiana si unisce comunque all'appello che i ricercatori lanciano nel loro rapporto: "Le aree remote, quali quelle in cui scorrono i torrenti di origine glaciale, in genere non vengono prese in considerazione nei piani di gestione del territorio e nelle azioni di conservazione della biodiversità". Questo, spiega Lencioni, nonostante sia cresciuta la consapevolezza del valore ambientale delle acque d'alta quota quale ultima risorsa idrica incontaminata per il futuro. "Di fronte allo scioglimento a causa dell'effetto serra purtroppo è possibile proporre poche azioni, quello che si può fare è evitare lo sfruttamento turistico dei ghiacciai e quello idroelettrico dei torrenti glaciali", osserva la studiosa, che aggiunge: "Perdere anche un solo endemismo o comunque una specie significa perdere parte del patrimonio del pianeta, ogni specie ha un valore che non dipende solo da quello economico o sociale che può avere. È chiaro che colpisce di più sentire parlare dell'estinzione dell'orso bianco, ma da un punto di vista ecologico, una specie di insetto ha lo stesso valore di una specie di mammifero". Una cosa è però certa: se non aumenteranno gli studi ecologici delle aree montane, potremo perdere un patrimonio di biodiversità unico, e rendercene conto solo a fatto avvenuto.



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Fonte
http://www.repubblica.it/ambiente/2...








 

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