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Il verme immortale che non invecchia

  Autore: n/a

  giovedì 8 marzo 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 3445 ]

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Una nuova ricerca ha indagato la capacità di alcuni vermi di rigenerarsi all’infinito. Studiando questo processo a livello genetico gli scienziati pensano di riuscire a scoprire il segreto dell’immortalità, ma anche per combattere alcune malattie degenerative del cervello o di altre parti del corpo umano che non hanno la capacità di guarire naturalmente, come la spina dorsale o i nervi. I ricercatori dell’Università di Nottingham hanno infatti dimostrato come una specie di verme piatto possa superare il processo di invecchiamento e diventare potenzialmente immortale.

La scoperta, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, è una parte del progetto finanziato dal Biotechnology e Biological Sciences Research Council (BBSRC) e Medical Research Council (MRC) e potrebbe rivelarsi un’importante ricerca per rallentare l’invecchiamento anche nelle cellule umane. Studiando i meccanismi che stanno alla base della longevità di alcuni vermi piatti gli scienziati sono rimasti stupiti dalla loro capacità di rigenerarsi apparentemente senza limiti. Il dottor Aziz Aboobaker della University’s School of Biology, ha dichiarato: “Abbiamo studiato due tipi di vermi piatti, quelli che si riproducono sessualmente, come noi, e quelli che si riproducono in maniera asessuata, semplicemente dividendosi in due parti che si rigenerano entrambe. In entrambi i casi nei vermi ricrescono nuovi muscoli, pelle, intestino e cervello anche più e più volte.

“Quando le cellule staminali si dividono ad esempio per guarire le ferite o durante la riproduzione o per la crescita, cominciano subito a mostrare segni di invecchiamento. Ciò significa che le cellule staminali non sono più capaci di dividersi e quindi diventano sempre meno capaci di sostituire le cellule specializzate che sono invecchiate nel nostro corpo. La nostra pelle è forse l’esempio più eclatante di questo processo. I vermi piatti e le loro cellule staminali sono in qualche modo in grado di evitare il processo di invecchiamento mantenendo la capacità delle cellule di dividersi tra di loro “. Uno degli eventi connessi con l’invecchiamento delle cellule è legato alla lunghezza dei telomeri. Al fine di crescere e funzionare normalmente, le cellule del nostro corpo devono continuare a dividersi per sostituire le cellule usurate o danneggiate. Durante questo processo di divisione, la copia del materiale genetico deve passare alla generazione successiva di cellule. L’informazione genetica all’interno delle cellule è organizzata in filamenti intrecciati di DNA chiamati cromosomi. Alla fine di questi filamenti c’è un elemento protettivo chiamato telomero. I telomeri sono stati paragonati alla fine protettiva di un laccio da scarpe che evita lo sfilacciamento.
Ogni volta che una cellula si divide il telomero si consuma. Quando diventa troppo corto, la cellula perde la capacità di dividersi e rinnovarsi. In un animale immortale ci dovremmo aspettare che le cellule siano capaci di mantenere la lunghezza del telomero indefinitamente per continuare a replicare. Il dottor Aboobaker ha previsto che i vermi piatti possano mantenere attive le estremità dei loro cromosomi nelle cellule staminali adulte il che conduce all’immortalità teorica.

Il dottor Thomas Tan nei suoi esperimenti ha trovato un modo per comprendere il trucco molecolare che permette alle cellule di replicare per un tempo indefinito senza che le estremità cromosomiche si accorcino. Il lavoro precedente con il quale venne conseguito il Premio Nobel 2009 per la Fisiologia e la Medicina, aveva dimostrato che i telomeri potevano mantenere più a lungo l’attività di un enzima chiamato telomerasi. Nella maggior parte degli organismi che si riproducono sessualmente l’enzima è attivo solo durante lo sviluppo.

Gli esperimenti hanno identificato una versione del gene che codifica questo enzima e hanno represso la sua attività. Questo ha portato una ridotta lunghezza del telomero e questo prova che il gene identificato era quello giusto. Poi gli scienziati hanno misurato la sua attività e la relativa lunghezza. Ciò che ha sorpreso il team è che la riproduzione sessuata dei vermi piatti non sembra mantenere la lunghezza dei telomeri nello stesso modo.
Il dottor Aboobaker ha concluso: “I vermi piatti asessuati hanno mostrato la potenziale capacità di mantenere la lunghezza dei telomeri. I nostri dati corrispondono ad una delle nostre ipotesi su cosa sarebbe necessario perchè un animale diventi immortale e che è possibile che questo scenario evolva. I prossimi obiettivi prevedono di analizzare i meccanismi più dettagliatamente e capire infine come diventare animali immortali”. Il professor Douglas Kell, direttore esecutivo del BBSRC, ha dichiarato: “Questa ricerca entusiasmante contribuisce in modo significativo alla nostra comprensione di alcuni processi fondamentali coinvolti nell’invecchiamento, e costruisce solide fondamenta per migliorare la salute e la longevità in altri organismi, compresi gli esseri umani.”

Ad ogni modo va ricordato che questa come altre ricerche sull’argomento, di indubbio valore scientifico, non hanno nulla a che fare con il significato di immortalità della religione o della filosofia. Primo, l’immortalità completa non esiste. Quand’anche diventassimo potenzialmente eterni, potremmo morire di malattia, come avviene nei vermi studiati, che possono contrarre virus e infezioni proprio come noi, o di cause naturali, come incidenti o predazione. Secondo, non è detto che l’eternità sia migliore della morte, che per alcune culture e religioni è il passaggio necessario da compiere per avvicinarsi a Dio o ad una nuova esistenza più consapevole.



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Fonte
http://gaianews.it/scienza-e-tecnol...








 

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