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Sinestesia, la capacità di “vedere i suoni” e “sentire i colori” non è scomparsa con l'evoluzione perché porta vantaggi cognitivi, regala memoria di ferro e creatività

  Autore: Elena Meli

  venerdì 2 marzo 2012 ore: 00:00:00 - letto [ 4205 ]

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Fu Francis Galton, cugino di Charles Darwin, ad accorgersi nell'800 che alcune persone associavano a specifiche note particolari colori e viceversa, in una sorta di “confusione sensoriale” che il poliedrico scienziato (fu antropologo, climatologo, si interessò di psicometria) chiamò sinestesia. Oggi due studiosi dell'università della California, analizzando soggetti con questa caratteristica, sono arrivati a stabilire che la sinestesia non è stata eliminata nel corso dell'evoluzione perché regala capacità cognitive “speciali”, una sorta di marcia in più.

SINESTESIA – La faccenda sarebbe piaciuta a Darwin, giustappunto: come altre caratteristiche umane e non solo, anche la sinestesia avrebbe infatti un suo perché evolutivo, tratteggiato da David Brang e Vilayanur Ramachandran in uno studio e un podcast pubblicati su PloS Biology . I due autori spiegano innanzitutto che il fenomeno riguarda dal 2 al 4 per cento della popolazione generale e ha una decisa componente genetica: nel 40 per cento dei casi infatti il sinesteta ha familiari con la stessa peculiarità. Esistono basi neurologiche per la sinestesia, circuiti cerebrali un po' diversi dal solito che fanno sì che uno stimolo sensoriale, ad esempio appunto lo stimolo visivo di un colore, venga percepito con sensazioni di tipo diverso, ad esempio uditive: tutto, secondo i due ricercatori, avrebbe basi squisitamente sensoriali e non coinvolgerebbe associazioni mentali di alto livello, sarebbe cioè il risultato di connessioni “anomale” fra le aree sensoriali del cervello deputate a sentire i suoni e vedere i colori. Brang e Ramachandran però si sono chiesti a che pro la sinestesia sia rimasta nell'uomo e venga ereditata su base genetica: è il sottoprodotto di un'altra caratteristica utile o lei stessa ha regalato qualche vantaggio evolutivo a chi l'aveva, consentendone la “sopravvivenza” alla selezione naturale?

VANTAGGI – I due studiosi propendono decisamente per la seconda ipotesi, dopo aver analizzato i casi di diversi soggetti con sinestesia: persone che ad esempio hanno dimostrato di avere abilità mnemoniche prodigiose, sfruttando la sinestesia per ricordare numeri od oggetti in grandi quantità. E nei test di memoria i sinesteti, notano i ricercatori, hanno sempre e invariabilmente risultati migliori rispetto agli altri. «Inoltre, la sinestesia è sette volte più frequente in artisti, poeti, letterati rispetto al resto della popolazione – osserva Ramachandran –. Può darsi che il gene o i geni correlati alla sinestesia siano espressi in questi soggetti non solo nelle aree deputate al riconoscimento di colori e numeri, ma un po' dappertutto. Queste persone avrebbero perciò un cervello molto più “interconnesso” rispetto alla norma e risulterebbero capaci di correlare fra loro idee e concetti apparentemente distanti. In una parola, le persone con sinestesia sarebbero più creative rispetto agli altri, oltre ad avere anche una memoria molto migliore. Questo può spiegare perché la sinestesia sia sopravvissuta durante l'evoluzione umana».



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Fonte
http://www.corriere.it/salute/12_fe...








 

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