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La mente invisibile

  Autore: Massimo Piattelli Palmarini

  giovedì 1 ottobre 2009 ore: 00:00:00 - letto [ 4400 ]

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Tra i cittadini italiani sulla base Usa di Vicenza fa luce sui comportamenti umani. Compresi quelli elettorali

Da molti anni, la vasta diffusione della psicoanalisi freudiana ci ha abituato all'idea che esiste un inconscio e che alcune delle nostre azioni e decisioni sono, in realtà, sospinte da pulsioni a noi stessi oscure. Le moderne scienze cognitive hanno allargato questo panorama, esplorando un inconscio un po' più superficiale, ma ugualmente importantissimo, di natura non emotiva, o non principalmente emotiva. Nessuno di noi passa ore e ore ogni giorno soppesando ogni alternativa e ogni possibile conseguenza prima di prendere decisioni di carattere ordinario. Una «mente invisibile» fa questo per noi, rapidamente, discretamente, senza tenerci occupati. Ma è legittimo chiedersi fino a dove si spinge questa mente invisibile. Quali decisioni anche meno ordinarie, più importanti, più accessibili alla nostra riflessione, sono pilotate da percorsi mentali a noi invisibili?

La rivista scientifica internazionale «Science» pubblica uno studio che mostra una netta influenza di questi processi inconsapevoli anche nelle decisioni politiche, per esempio nella scelta del voto. Gli psicologi autori di questa ricerca sono la giovane ricercatrice Silvia Galdi, il noto psicologo sociale Luciano Arcuri, professore a Padova, e il canadese Bertram Gawronski. I loro soggetti sperimentali sono stati oltre un centinaio di cittadini di Vicenza e l'oggetto esplicito della ricerca, in parte «mascherata» (se così si può dire) come un normale sondaggio di opinione, ma arricchita da un test di associazioni rapide su uno schermo di calcolatore, era se permettere o meno un'espansione della base militare americana in quella città. Un problema assai spinoso che, come ben sappiamo, ha avuto grande risonanza locale e nazionale. Alcuni dei loro interrogati avevano già un'opinione ben consolidata, per un verso o per l'altro, ma particolarmente interessanti erano i soggetti dichiaratamente ancora incerti.

I dati mostrano che, seppur consapevolmente ritenevano di essere incerti, in realtà la loro mente invisibile già aveva deciso per loro. L'esperimento ha comportato un disegno raffinato e un'analisi statistica altrettanto raffinata, ma il metodo fondamentale per rivelare questo fatto è piuttosto semplice: la rapidità delle associazioni mentali tra immagini visive della base americana e aggettivi positivi o negativi, da scegliere in una ristretta lista. Per gli indecisi (o piuttosto per coloro che pensavano di esserlo) è molto alta la correlazione tra la rapidità dei loro tempi di risposta nelle associazioni, misurati una settimana prima, e la loro scelta consapevole dichiarata una settimana dopo. Si noti, è invece molto tenue la correlazione tra la probabile futura scelta dichiarata una settimana prima (solo probabile, perché si trattava di soggetti inizialmente dichiaratisi indecisi), e la scelta finale dichiarata una settimana dopo. Detto un po' sbrigativamente, ma non incorrettamente, quando crediamo in buona fede di essere indecisi, il lavorio della nostra mente invisibile è assai miglior predittore delle nostre future scelte che non una nostra predizione consapevole, se siamo obbligati a farla. Poco stupisce che, invece, i soggetti che avevano già deciso abbiano mostrato una correlazione ancora più alta tra decisione e rapidità di associazioni. La mente invisibile, quindi, non è sempre e solo invisibile. Le nostre opinioni coscienti sono capaci di pilotarla dall'alto, il traffico è a due sensi, non a senso unico. Questo può esserci di conforto, ma i casi di un traffico invisibile dal basso in alto sono numerosissimi e sono ben riassunti oggi su «Science» da un articolo di commento e di lode al lavoro di Galdi, Arcuri e Gawronski da parte di due psicologi dell'Università della Virginia: Timothy D. Wilson e Yoav Bar-Anan.

Essi non esitano a concludere, letteralmente, che la stragrande maggioranza dei nostri processi mentali sono a noi stessi inaccessibili. Chiedo al professor Arcuri un commento generale: «Di solito si ritiene che quando gli individui decidono tra due alternative lo facciano sulla base di argomentazioni attivate in maniera consapevole a proposito delle opzioni in gioco. I nostri dati, in questo lavoro e in altri lavori recenti, mostrano che le associazioni mentali attivate in maniera automatica e inconsapevole da parte degli individui che sono indecisi sono in grado di influenzare in maniera tendenziosa le scelte che questi opereranno: tali scelte finiranno per riflettere le valutazioni espresse precedentemente in maniera automatica». In un momento di piena campagna elettorale per la delicata elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti, quando i congressi dei due partiti sono alle porte, possiamo scommettere che, al di là dell'interesse puramente scientifico, questi lavori attireranno notevole e perplessa attenzione. In ogni elezione dei tempi moderni ben si è visto che è quasi sempre determinante non il voto degli elettori incrollabili dei partiti, bensì quello di una relativamente piccola percentuale di elettori indecisi fino all'ultimo. Gli psicologi oggi ci invitano a chiedere se sono davvero indecisi, o solo pensano di esserlo.



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