Articoli: Archeologia

5 specie di Homo presenti contemporaneamente 40 mila anni fa

  Autore: Viviano Domenici

  giovedì 17 novembre 2011 ore: 00:00:00 - letto [ 8415 ]

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Una pittura rupestre e i misteri della nostra specie

Fino a 40 mila anni fa vivevano insieme almeno cinque specie diverse di Homo, tra cui il Neanderthal

Camminavamo tra le pietre nella Olduvai Gorge, in Tanzania, la gigantesca ferita geologica che sprofonda nella piana del Serengeti per quasi cento metri mettendo allo scoperto strati di terreno antichi quasi 2 milioni di anni. Davanti a me, occhi fissi a terra, avanzava lentamente il celebre antropologo americano Donald Johanson, lo scopritore dello scheletro di Lucy, un australopiteco femmina di 3,2 milioni di anni fa. Lo scienziato si fermò d'improvviso per indicarmi un ciottolo di pietra grigio verde, grande come un pugno, che affiorava dalla terra rossa. Lo riconobbi e lo raccolsi esitando un po'. Era un chopper, un utensile scheggiato da un uomo appartenente a una specie diversa dalla nostra: l'Homo habilis, che comparve in Etiopia 2,5 milioni di anni fa.

L'episodio mi tornò in mente molti anni dopo mentre avanzavo faticosamente tra rocce insidiose e vegetazione alta per raggiungere una parete di roccia completamente dipinta appena avvistata. Ero nell'Arnhem Land, nel Nord dell'Australia, con una spedizione scientifica che stava esplorando la regione aborigena alla ricerca di pitture preistoriche. Ne avevamo individuate parecchie, diverse già note altre mai viste prima, ma quella che avevo davanti agli occhi mi sembrò la più bella di tutte: l'avevamo appena scoperta noi. Al centro del dipinto era raffigurata una donna nuda (o una Dea Madre?) dal ventre gonfio, forse in atto di partorire, attorniata da un gruppetto di enigmatiche figure maschili con alte acconciature; completavano la scena diverse impronte di mani, figure di animali, simboli incomprensibili. Tutto realizzato con ocra rossa. Lo stile delle figure indicava chiaramente la sua età: 20 mila anni e a realizzarle fu un Homo sapiens, cioè un uomo esattamente come noi.

Tra quelle due antiche testimonianze è racchiusa quasi tutta l'avventura umana che oggi paleontologi, archeologi e genetisti riescono a raccontarci come una favola, di cui noi Sapiens abbiamo scritto solo l'ultimo capitolo, quello che copre gli ultimi 200 mila anni. Tutto il resto lo scrissero uomini di specie differenti dalla nostra: Homo habilis, Homo rudolfensis, Homo ergaster (che 2 milioni di anni fa migrò dall'Africa e arrivò sino in Cina e a Giava, mentre riusciva a dominare il fuoco), e poi Homo erectus, Homo georgicus, Homo antecessor (il primo vero europeo), Homo heidelbergensis, (protagonista della seconda grande ondata migratoria dall'Africa) e il celebre Homo di Neanderthal, che comparve in Europa circa 200 mila anni fa, proprio mentre in Africa centro-orientale e in Sudafrica appariva l'Homo sapiens.

Secondo i ricercatori tutte le grandi migrazioni furono indotte da imponenti fenomeni climatici che, modificando gli ambienti naturali e di conseguenza la disponibilità delle risorse, indussero gli uomini a spingersi in nuovi territori. La spiegazione è certamente convincente ma è anche innegabile l'esistenza di una curiosità innata che ha sempre spinto gli uomini a conoscere l'ignoto, a cercare di raggiungere l'ultimo orizzonte per vedere che cosa c'era oltre. Comunque sia, gruppi di Sapiens lasciano la loro culla africana e in tre ondate migratorie (tra 120 mila e 50 mila anni fa) raggiungono la Penisola arabica, il Mediterraneo e il Levante, da dove si lanciano verso est, fino alla Cina e all'Australia. Intorno a 50-45 mila entrano in Europa, infine occupano le Americhe.

L'intero pianeta fu così colonizzato dai Sapiens e l'evoluzione culturale fece un rapidissimo balzo in avanti: i progressi della tecnologia, la conquista del linguaggio articolato, lo sviluppo del pensiero simbolico, la nascita dell'arte (40-35 mila anni fa), sono alcuni dei fenomeni letteralmente rivoluzionari su cui si fonda tutta la nostra storia; ma il successo evolutivo del Sapiens ha un lato oscuro che tendiamo a dimenticare: fino a 40 mila anni fa, nel Vecchio Mondo, vivevano almeno cinque specie diverse di Homo che, con l'arrivo del Sapiens, scomparvero una dopo l'altra; tra cui il nostro «cugino» Neanderthal; non un nostro antenato ma un'umanità alternativa, parallela, con cui convivemmo per quasi 20 mila anni negli stessi territori stringendo anche relazioni molto intime, ben testimoniate dalla presenza nel nostro Dna di una piccola quota neandertaliana.

I Sapiens incontrarono altri Homo (Homo di Denisova in Siberia e il pigmeo Homo floresiensis, in Indonesia); quest'ultimo ci accompagnò fino a 12 mila anni fa, poi scomparve come tutti gli altri. Quale sia stato il nostro ruolo nell'estinzione di questi compagni di viaggio è un interrogativo ancora aperto, ma non è difficile immaginarlo: basta pensare a quello che accadde (e accade ancora oggi) ai nativi americani quando incontrarono i «civilizzatori» europei. Oggi il Sapiens è rappresentato da 7 miliardi di individui, ma è l'unica specie di Homo rimasta. Una solitudine enigmatica e inquietante. D'altro canto c'è da chiedersi quale futuro avrebbe avuto il Neanderthal o il Piccolo floresiensis se fossero sopravvissuti fino ai nostri giorni.



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Mappa evoluzionistica

 








 

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