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Il ronzio dei cellulari è un pericolo per le api

  Autore: Federica Sgorbissa

  sabato 14 maggio 2011 ore: 00:00:00 - letto [ 3495 ]

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È stato pubblicato sulla versione cartacea e non è ancora disponibile online (almeno così pare). La rivista, Apidologie, è pubblicata da Springer ma non ha un impact factor favoloso (nel 2009, ultimo dato disponibile, 1,493) ma data la settorialità non è una sorpresa. Apidologie si occupa infatti esclusivamente di biologia delle api. Se date un’occhiata al sito vedrete un’impennata di download dall’11 magggio, data di pubblicazione dell’articolo di Daniel Favre dal titolo “Mobile phone-induced honeybee worker piping” (il link all’articolo però non funziona e anche cercando con il doi – 10.1007/s13592-011-0016-x – non si trova, magari è solo un problema temporaneo, intanto se volete leggerlo l’ho trovato a questo indirizzo non ufficiale). L’improvvisa attenzione per articolo non stupisce: se confermata si tratterebbe di una possibile causa in più per la massiccia scomparsa delle api alla quale si sta assistendo ormai da quasi una decina d’anni soprattutto in nord Europa e in nord America, nonché un effetto nocivo del massiccio inquinamento da onde elettromagnetiche che interessa soprattutto i paesi sviluppati come conseguenza della diffusione dei telefoni cellulari.

Favre ha osservato infatti che le onde elettromagnetiche di un cellulare in attività vicino a un alveare disturbano l’attività delle api. In particolare le api operaie sembrano rispondere alle frequenze emesse da cellulare (posto sotto l’alveare in modalità di trasmissione – ovviamente silenzioso) producendo un ronzio tipico (piping) normalmente associato all’intrusione di sconosciuti nell’alveare o alla sciamatura (l’abbandono dell’alveare per fondare una nuova colonia), mentre in condizioni di controllo questo canto (nelle sessioni sperimentali di Favre) era completamente assente. Il piping è un suono che non viene prodotto di frequente dalle api in condizioni normali.

Il piping nelle osservazioni di Favre è iniziato sempre circa 30 minuti dopo che il cellulare aveva iniziato a trasmettere (mai quando era spento o in stand-by). Quando veniva lasciato acceso per periodi brevi (circa 45 minuti) il ronzio normale dell’alveare (senza piping) si ristabiliva in circa 2-3 minuti. Quando invece restava attivo per un periodo più prolungato, circa 20 ore, dopo 12 ore dalla fine dell’attività del dispositivo il ronzio dell’alveare restava più intenso e più alto in frequenza anche 12 ore dopo. Secondo Favre la sensibilità alle radiazioni elettromagnetiche delle api potrebbe essere spiegata dalla presenza di cristalli di magnetite nel grasso corporeo dell’animale (e altri esperimenti hanno dimostrato che i campi magnetici hanno un effetto sul comportamento delle api).

Se confermato questo studio (pilota, così definito dallo stesso autore) aggiungerebbe un’altra possibile causa al CCD – disordine da collasso delle colonie – il fenomeno di abbandono massiccio degli alveari al quale si assiste dal 2003-2004 e che sta decimando la popolazione mondiale di questo importante insetto impollinatore. Favre ammette che nei casi da lui osservati l’esposizione alle onde elettromagnetiche e il conseguente piping non ha portato mai una sciamatura dell’alveare, ma ritiene che possa dipendere dal fatto che per la salute delle api i tempi di esposizione alla radiazione sono sempre stati mantenuti piuttosto brevi.

Fra le altre cause finora addotte per la CCD ci sono: l’acaro varroa, i pesticidi, un abbassamento delle difese immunitarie dell’ape determinato da diversi fattori, siccità, agricoltura basata sulla monocultura, stress migratorio e un aumento nella trasmissione dei patogeni.



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Fonte
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Fonte Immagine
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