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Vendesi virus su Internet. Bastano 500 euro

  Autore: n/a

  sabato 20 novembre 2010 ore: 00:00:00 - letto [ 4659 ]

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Per imbattersi in un virus dell’influenza suina non occorre aspettare l’arrivo dell’epidemia. È sufficiente ordinare, esclusivamente online o via fax, un fiala del relativo ceppo di tipo A e sottotipo H1N1, al supermarket dei microorganismi infettivi dell’Atcc. Il leader mondiale per la distribuzione di materiale biologico, meglio noto come American type culture collection. Al prezzo di 598 euro, tempo i 5 giorni della spedizione, anche un privato può così ritrovarsi in mano un’arma capace di contagiare l’intero pianeta, con le istruzioni per maneggiarla. Senza contatti personali, o supervisione preventiva da parte di governi e controllori terzi. Firmando una semplice liberatoria in cui si giura che il campione, acquistabile con carta di credito su internet, verrà adoperato a scopi professionali o di ricerca. La banca biologica dell’Atcc comprende decine di migliaia tra patogeni, bacilli, batteri, linee cellulari, colture, ibridi, sostanze tossiche, e oltre 2000 virus, inclusi quelli più letali per l’uomo. Alcuni flaconi di colera suino, botulino e antrace targati Atcc furono rinvenuti persino all’università di Bagdad, dopo la caduta del regime. La sede del deposito centrale è a Manassas in Virginia. Ma uno stock di 5000 fialette è a disposizione (per ordini rapidi) delle 7 sedi affiliate del distributore europeo. Una delle quali si trova in Italia: in provincia di Milano, a Sesto S.Giovanni via Venezia 23.
influenza suina
Incredibile. È il pensiero che non si riesce a scacciare scrivendo quest’articolo. Proprio perché la vicenda ha implicazioni forti, sarebbe tuttavia inutile sprecare spazio in commenti. I fatti parlano da sé. Prima di impostare l’ordine d’acquisto, spulciamo sul catalogo Atcc la lista degli “Animal virus”. Alla voce “Swine influenza”, influenza suina, figurano cinque prodotti, ognuno contraddistinto da una sigla. Gli agenti Vr-333 e Vr-99 corrispondono a un “Influenzavirus type A, serotype H1N1”, isolato in un maiale dello stato dell’Iowa. L’organismo che ora lo ospita fungendo da vettore, è un embrione di pollo di 10 giorni, che alla temperatura d’incubazione di 33.5 gradi resiste fino a 2 giorni solari.
Il virus influenzale siglato Vr-897, ceppo “A/New Jersey/8/76”, è addirittura il capostipite storico di tutte le epidemie suine: quello manifestatosi nel 1976 nell’istallazione militare di Fort Dix, New Jersey, mietendo vittime tra i soldati. Vr825 e Vr1520 sono invece influenze umane di cui si dimostra la “reazione incrociata con l’influenza suina H1N1”. Tra i virus alla base della “Sindrome respiratoria porcina”, ce ne sono in vetrina almeno 11(Vr 2332, 2384, 2385, 2386, 2428 ecc), accanto ad altri 8 tra enterovirus e rotavirus porcini. Alla fiera degli agenti contagiosi non mancano inoltre lo Swinepox virus (vaiolo dei maiali), gli Erysipelas bacteria suini, e innumerevoli varietà di influenze bovine, feline, canine, equine, aviarie (influenza A dell’anatra, Vr1331). Per non parlare dei ceppi di virus mortali e veleni, disponibili attraverso un secondo deposito gemello gestito da Atcc (www.beiresources.org). Nomi spesso esotici che evocano scenari apocalittici. Ognuno col suo codice per l’acquisto. Dal batterio della peste (Yersinia pestis) e della tubercolosi all’encefalite, dalla febbre del Dengue al West Nile. E poi Sin Nombre, Hantaan, Lumbo, Trivittatus, S.Angelo, Inkoo, Tahyna, Melao, Trocara e Febbre gialla. O ancora Polio, Vaiolo, Papillomavirus, Staffilococco aureo. E le neurotossine di Antrace, Botulino, Ricina.

Proviamo ad avviare l’ordine dell’influenza suina Vr-333. Costo unitario 598 euro. Come chiarisce la pagina “How to order” sul sito www.lgcstandars-atcc.org, la procedura si può effettuare solo attraverso la “shopping cart” elettronica o un numero fax. A precedere una scarna scheda anagrafica, le istruzioni per il pagamento: con assegno alla United Kingdom Bank del Surrey, tramite agenzia di Money transfer, o immediato con Visa o Mastercard.
rispetto delle regole
Nelle note a pie’ di pagina ci avvertono che «spetta all’acquirente la responsabilità per il rispetto delle regole locali sui prodotti Atcc, non intesi per l’uso sull’uomo». Lo stesso si legge nel Material transfer agreement e nel Customer acceptance of responsibility form 62, scaricabili in rete: «Il compratore è l’unico responsabile del rispetto di leggi, statuti, ordinanze, regolamenti, stranieri, domestici, federali, statali». Mentre il deposito di Manassas è guardato a vista, a chi prenota il virus della suina la sezione “Livelli di biosicurezza” comunica ciò che segue: «I prodotti Atcc vengono inviati a condizione che siate i soli responsabili per il loro corretto stoccaggio, trattamento e utilizzo. Atcc non è responsabile per danni o ferite risultanti dall’uso dei materiali. «Fa carico al ricevente la responsabilità di garantire l’appropriato contenimento per il laboratorio dove si svolgeranno le manipolazioni». Il rimando a un’infarinatura di biosicurezza è alla guida del sito del Center for disease control. Per attivare l’ordine resta soltanto da compilare un “breve modulo”(application form).
Con una “descrizione in termini generali di come i prodotti saranno usati”, nello spazio di dicasi tre righe. Nel modulo si chiede di barrare il tipo di organizzazione o soggetto richiedente, da una lista ultra vaga che abbraccia l’universo mondo: «Università/Istruzione, Ospedale/Clinico, Ricerca/Fondazione, Manifattura, Alimentare/Agricoltura, No profit, Biotecnologia/Bioscienze, Governo, Uffici legali, Industria, Farmaceutica, Cosmetica, Ambiente, Laboratorio diagnostico o a contratto, Distributore, Altro (specificare)». Oltre la soglia del ridicolo l’appello a fornire il profilo sintetico del cliente, e del lavoro svolto nel suo laboratorio, “su carta intestata dell’organizzazione». Un timbro falsicabile con un banale scanner e l’accesso internet. Atcc si impegna a una verifica “di base” e formale dell’accreditamento. Quella che si può fare in cinque giorni, ovvero nessuna seria. D’altronde senza contatti de visu, e da migliaia di km di distanza, sarebbe un po’ difficile. Il modulo compilato va quindi inviato al rappresentante locale, per l’Italia al fax 02-24126831. Autocertificando con una firma in calce il proprio livello di biosicurezza (1, 2, 3). L’obbligo di un curriculum minimo dell’utente finale vale solo per i prodotti di livello 3, non ad esempio per la febbre suina. Per eventuali comunicazioni rimangono i canali mail e fax.
In origine l’American culture collection era stata pensata come un “ente neutrale senza fini di lucro scevro da conflitti di interesse”. Con la missione di democratizzare gli strumenti della ricerca, in modo da renderla accessibile agli scienziati dei Pvs, o fuori dal giro delle grandi università. Nella società proto tecnologica del 1925, acquisire microorganismi per poi redistribuirli aveva un senso, ma oggi i potenziali rischi superano di gran lunga i benefici. Terrorismo a parte, un virus sfuggito accidentalmente a qualche ricercatore fai da te (per la gioia dei big del farmaco), grazie alla globalizzazione impiega poche settimane a infettare il pianeta. L’Atcc, aldilà del prodotto fornisce per giunta le istruzioni e gli ausili per manipolarlo. All’aspirante bioscienziato viene rivolta la testuale domanda: «Need help growing your culture?», bisogno d’aiuto per sviluppare la tua coltura? E via con appositi bollettini tecnici che insegnano come rianimarla, maneggiarne una virale, crioconservarla o eseguire microanalisi.
spediti a domicilio

Comodamente a domicilio vengono spediti anche reagenti, membrane, nucleotidi, farmacopea, vettori e kit. In una parola l’occorrente. I tempi dell’idealismo no profit sono lontani. Il 41% dei 17.000 compratori è privato (e il 25% non americano). È la stessa Atcc ad ammettere che “la biotecnologia è caratterizzata da una visione molto più commerciale che in passato”. Termini quali licenza, benchmark e soddisfazione del cliente sono diventati pane quotidiano. Tutto normale se si trattasse di una fabbrica di saponette. Ma qui vendono virus.
Pochi giorni fa gli scienziati di Fort Detrick nel Maryland, già luogo di ricerca del sospettato n.1 delle buste all’antrace, han denunciato la sparizione di 3 esemplari di virus dell’influenza equina. L’ipotesi di un fallout biologico, più o meno involontario, non è ormai relegabile alla trama di un serial di culto del genere I sopravvissuti. Nè agli attuali teorici del complotto sarà sfuggito il fatto che pure l’influenza dei suini messicani è in realtà una chimera, di derivazione suina, aviaria e umana. Altrettanto simile a uno scherzo di natura quanto a un incrocio da laboratorio.



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Fonte
http://libero-news.it...








 

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