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Alla ricerca del tempo perduto: decifrato il meccanismo della macchina di Antikythera

  Autore: n/a

  giovedì 14 dicembre 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 4813 ]

Antikythera1.jpg,

Passeggiando tra le sale del Museo Nazionale di Atene, tra la Maschera di Agamennone e gli affreschi di Akrotiri, quel oggetto ricoperto di concrezioni conservato in una teca di perspex quasi passa inosservato.

Dopo più di 2000 anni passati nella profondità del mare Egeo, i frammenti metallici sono ricoperti di ossidi bluastri che ne rivelano la composizione bronzea. Tuttavia, ad un esame più ravvicinato, la raffinatezza dei dettagli meccanici diventa subito evidente.

Si tratta della macchina di Antikythera, il più antico congegno meccanico mai ritrovato, che ha costretto gli storici a rivoluzionare le convinzioni sulle tecnologiche dell'antica Grecia.

Contenuto in una custodia di legno, consiste di una trentina di ruote dentate ricoperte di minute iscrizioni in greco.

Il meccanismo fu ritrovato nel 1901 nel mare antistante l'isola omonima, a metà strada tra il Peloponneso e Creta, all'interno di una nave romana naufragata. Negli anni settanta Jacques Cousteau trovò nello stesso sito delle monete d'argento che consentirono di datare l'affondamento della nave attorno all'80 a.C.

Fu Derek J. de Solla Price (1938-1983), professore di storia della scienza all'Univesità di Yale, che per primo lo studio estesamente tra gli anni '50 al '70, ipotizzando correttamente che si trattasse di complesso orologio astronomico.

Nell'ultimo numero di Nature, un gruppo interdisciplinare di ricercatori con a capo Mike Edmunds, della scuola di Fisica ed Astronomia dell'Università di Cardiff (UK) ha pubblicato la ricostruzione del suo funzionamento, ottenuta grazie all'applicazione di sofisticate tecniche di Tomografia a raggi X ad alta risoluzione.

L'analisi pubblicata su Nature, oltre a retrodatare di un centinaio d'anni il reperto, ha raddoppiato il numero delle iscrizioni decifrate, una sorta di manuale di istruzioni, ed ha consentito di scoprirne nuove e sorprendenti aspetti funzionali.

In particolare i ricercatori hanno trovato le evidenze di un meccanismo in grado di calcolare le eclissi solari e lunari secondo le conoscenze astronomiche babilonesi ed una sorprendente realizzazione meccanica della teoria di Ipparco di Nicea che spiegava le irregolarità del movimento della luna nella sua orbita ellittica.

Grazie ad un ingegnoso sfasamento dei fulcri di rotazione, le ruote dentate potevano riprodurre il movimento della Luna intorno alla Terra, che sembra rallentare quando è più lontana ed accelerare quando è più vicina, secondo un ciclo che si ripete ogni nove anni e che fu per la prima volta descritto e calcolato dall'astronomo greco.

La macchina di Antikythera rappresenta il più stupefacente manufatto dell'antichità. Nulla di simile ci è pervenuto prima di esso e, per trovare di nuovo qualcosa di così sofisticato, bisognerà attendere che gli orologi astronomici vengano reinventati nell'Europa del 14° secolo.


Immagine - 1 - Meccanismo principale della macchina di Antikithera ©Wikipedia
Insomma, una sorta di paradosso temporale.

E' altamente improbabile che si trattasse di un pezzo unico, comparso senza modelli preliminari e mai più replicato. L'esperienza necessaria per costruire una meccanica così complessa ha probabilmente richiesto diverse generazioni.

Cicerone in effetti descrive un meccanismo simile attribuendolo ad Archimede. Nel 212 a.C. durante il saccheggio di Siracusa che costò la vita al pensatore greco, il meccanismo fu sottratto dal generale Marcello e portato a Roma dove Cicerone potrebbe averlo visto.

Non sorprende tanto la mancanza di manufatti precedenti di paragonabile complessità, poiché trovare oggetti bronzei così antichi è raro, dato che spesso il bronzo veniva fuso e riciclato. Molta dell'arte statuaria greca ci è nota dalle copie marmoree romane e, nello stesso Museo Nazionale di Atene, non vi sono che una decina di statue di bronzo, tutte recuperate da naufragi.


Lo Schema del meccanismo della macchina di Antikithera. La ricostruzione offerta da Freeth e colleghi del meccanismo: la ruota dentata di sinistra ed e la lancetta simulano il ciclo di Saros per predirre le eclissi lunari e solari. Le ruote e le lancette di destra erano per il ciclo Callipico che sincronizza i mesi e gl anni solari sinodici. AL centro, montata sulla ruota più rgande, ve ne sono altre due coppie, identiche a due a due (e5/e6 e k1/k2). Le ultime due, grazie alla non coincidenza dei fulcri di rotazione, simulano il movimento irregolare della Luna secondo il modello sviluppato da Ipparco nel secondo a.C. ©Nature, vol. 444, 30 nov. 2006, p. 551

Stupisce però la mancanza di un seguito storico a tanta abilità meccanica. E' probabile che, come per gran parte della cultura classica, le conoscenze tecnologiche di questi meccanismi si siano travasate nella cultura araba, contribuendo alla tradizione degli astrolabi.

Nei secoli successivi alla invasione araba della Spagna, nel 711 d.C., parte delle conoscenze meccaniche potrebbero essere ritorna in Europa.

La prima rappresentazione di un astrolabio nella cultura europea risale la 1223, con il salterio di Bianca di Castiglia.

I ricercatori sperano che gli anelli mancanti di questa storia possano essere ritrovati in qualche reperto non identificato e dimenticato nel buio di un deposito museale o in qualche manoscritto arabo non ancora studiato.

Bibliografia
Freeth T. et al., D ecoding the ancient Greek astronomical calculator known as the Antikythera mechanism, Nature, 444, 30 November 2006 , doi:10.1038/nature05357;

Price D. de S., Gears from the Greeks, Trans.Am. Phil. Soc., 64(7), 1-70,1974.



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