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Sì alla patata modificata Bruxelles apre agli Ogm

  Autore: n/a

  mercoledì 6 ottobre 2010 ore: 00:00:00 - letto [ 4285 ]

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Disco verde della Commissione europea alla patata transgenica Amflora, per uso industriale. Stop alla moratoria che durava dal 1998. Sì anche all'importazione di mais Ogm non coltivato in Europa

Via libera della Commissione Ue alla coltura in Europa, da parte del gruppo tedesco Basf, della patata transgenica Amflora, per uso industriale nonché l'utilizzo dei prodotti dell'amido della stessa come mangime. Una decisione che pone fine alla moratoria in vigore dal 1998. Si tratta del primo sì della Ue ai prodotti ogm, dopo anni di dibattiti e seri dubbi sulla natura di questo tipo di coltivazioni.

Il via libera sarà accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro del dossier degli Ogm nell'Ue seguendo la linea del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, il quale ha dichiarato nelle scorse settimane "di non voler imporre la coltura degli Ogm in Europa". Oltre alla patata Amflora, che è stata autorizzata per la coltura e per l'alimentazione degli animali, sono state approvate anche altri tre nuove varietà di mais Ogm, tutte destinate all'importazione e la commercializzazione per l'alimentazione degli animali.

La patata Amflora, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l'Efsa (Autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera 'tecnico', e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l'Emea (agenzia Ue del farmaco) e l'Oms. La controversia riguardava la presenza, nell'Ogm, di un gene 'marker' che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana. L'Efsa ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell'ambiente, proibisca espressamente l'autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana.

A più riprese, negli anni scorsi, la commissione aveva cercato di ottenere il sostegno degli stati membri nel comitato di regolamentazione degli Ogm e in Consiglio Ue, senza mai ottenere la maggioranza richiesta per l'autorizzazione alla coltura. Le norme Ue, tuttavia, danno all'esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull'autorizzazione, se non si esprime contro almeno la maggioranza qualificata degli stati membri. Dopo che il precedente commissario all'Ambiente, Staros Dimas, aveva bloccato la proposta, il suo successore, il maltese John Dalli, ha creduto bene di marcare con questa decisione il suo primo atto pubblico, che spiegherà durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles. La patata Amflora, il tubero geneticamente modificato, inizierà a essere prodotta nel corso di quest'anno. Lo ha annunciato il gruppo tedesco Basf, dopo il via libera di Bruxelles. La patata Ogm produce amilopectina pura, uno dei componenti dell'amido, che viene utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. "Non è previsto alcun utilizzo alimentare", ha precisato il gruppo, che aveva presentata la prima domanda di autorizzazione per l'Amflora già nell'agosto del 1996.

Le reazioni. E a proposito di "stop alla moratoria" arriva la risposta del ministro italiano alle Politiche agricole alimentari e forestali. Luca Zaia ribadisce infatti "che l'Italia proseguirà nella politica di difesa e salvaguardia dell'agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini". "Noi - ha concluso il ministro - non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall'alto, comprometta la nostra agricoltura". Dura la reazione di Legambiente che in una nota definisce assurda la fine dell'embargo sulle colture geneticamente modificate che "vanifica gli sforzi e gli investimenti di tutti coloro che hanno creduto nel Made in Italy e nella ricerca della qualità e delle eccellenze". "E' evidente che l'Italia non ha alcun bisogno di questi prodotti - ha dichiarato il responsabile Agricoltura di Legambiente, Francesco Ferrante - e mi chiedo quale genitore possa scegliere di dare ai propri figli un cibo che potrebbe renderli resistenti agli effetti degli antibiotici. Questa decisione ci espone a pericoli enormi".

Dello stesso avviso anche i Verdi secondo i quali "La decisione della Commissione europea è inaccettabile. Per questo siamo pronti a presentare un quesito referendario già dalla prossima settimana per evitare che gli Ogm vengano coltivati in Italia". Si tratta, proseguono i Verdi, "di un vero e proprio assalto alla sicurezza alimentare, alla nostra agricoltura tipica, a rischio c'è tutto il made in Italy agrolimentare". Il capogruppo del Pd nella commissione Agricoltura della camera, Nicodemo Oliverio incalza: "Il governo dica categoricamente no agli Ogm in italia: le dichiarazioni del ministro Zaia non bastano più perché è sempre più folto il gruppo dei ministri, premier in testa, che mostra di pensarla all'opposto". Come lui anche il senatore Nello Di Nardo, capogruppo Idv in commissione agricoltura che aggiunge: "Oggi in Europa hanno perso le ragioni della precauzione, la difesa dei cittadini e dell'ambiente. I nostri bambini non possono mangiare patatine geneticamente modificate e l'Idv contrasterà in tutti modi e in tutte le sedi opportune la folle omologazione dei prodotti agroalimentari".

Per l'Adoc (l'associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori) prima di prendere la decisione si sarebbe dovuta ascoltare la voce dei consumatori europei. "La coltivazione e commercializzazione dei prodotti Ogm rappresentano un problema che riguarda la salute e il futuro dei consumatori europei - ha dichiarato Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc -. Per questo chiediamo che venga indetto un referendum europeo, con cui si possa dare voce ai cittadini di tutta Europa, per capire se il loro pensiero sia in sintonia con quanto deciso dalla Ue. L'Unione Europea, su questo delicato tema, ha deciso a prescindere, magari anche sulla base delle pressione operate dai grandi gruppi produttori. Il territorio coltivabile europeo è diverso da quello di altri continenti, più ristretto e più soggetto a contaminazioni. E' bene che siano i consumatori a decidere del loro futuro".

Il coro di critiche è partito anche da parte dei parlamentari europei ecologisti. "Sono scioccato nel vedere che al commissario alla sanità e alla difesa dei consumatori, John Dalli, sono bastate poche settimane di incarico per esprimere il suo sostegno agli interessi industriali", ha commentato il capogruppo dei verdi, Martin Hausling. "I dubbi sulle conseguenze per la saluta umana e per l'ambiente persistono in modo serio. Le coltivazioni Ogm sono nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannose". La decisione è stata definita "inaccettabile" anche dalla liberale francese Corinne Lepage, vice presidente della commissione per l'Ambiente del parlamento europeo. "Si tratta di una vera dichiarazione di guerra ai cittadini europei, che in maggioranza sono contrari alle colture ogm, da parte del signor Barroso".

Chiara anche La posizione della Coldiretti sugli Ogm. Stefano Masini, responsabile ambiente e territorio dell'Organizzazione agricola spiega infatti che sugli Ogm, "occorre leggere Barroso nella sua integralità. Credo che siamo di fronte a una scelta storica quando dice che dalla 'coeistenza dobbiamo passare alla liberta' degli Stati di rivendicare la propria sovranità nelle scelte agricole e alimentari. Oggi finalmente risulta libero il campo per decisioni degli Stati che intendono far valere la scelta di qualità di identità e tradizione. Per l'Italia e tutto il made in italy - conclude Masini - la scelta è obbligata: la strada è quella tracciata dalle richieste dei consumatori che a gran voce considerano i prodotti Ogm meno salutari".

Secondo Andrea Sisti, presidente del Consiglio dell'ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali (Conaf) la scienza però non può essere fermata. "Come ogni cambiamento epocale è necessaria la massima prudenza, anche se bisogna prendere in considerazione che la scienza non può essere fermata" ha detto sulla decisione della Commissione europea. "Auspico - ha aggiunto Sisti - che la ricerca scientifica in Europa non si appiattisca sulle logiche di solo mercato, della produttività esasperata, e che in Italia la diversità biologica delle nostre produzioni possa ancora rappresentare il presupposto per uno sviluppo economico delle aree rurali dei nostri territori. D'accordo anche con quanto dichiarato dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, nelle scorse settimane di non voler imporre la coltura e 'la cultura' degli Ogm in Europa".



AGGIORNAMENTOLe catene del fast food contro la patata ogm
di ANDREA TARQUINI
In Germania e nel resto dell'Ue anche i giganti dei pasti veloci si oppongono al tubero transgenico. Temono la reazione dei clienti e l'aumento dei costi. Per questo sperano che la Commissione rinunci ad autorizzare le colture.

Non sempre le potentissime lobbies del cibo transgenico hanno la vittoria garantita. A sorpresa hanno appena subito una cocente sconfitta sui loro piani di introdurre nuovi tipi di patate ogm. E per ironia della sorte, questa sconfitta è annunciata proprio dai media della Germania, il paese in cui la patata è da secoli, per tradizione storica, l'alimento-base più diffuso.

La storia la racconta il settimanale di Amburgo Der Spiegel nel suo ultimo numero. La rivolta contro le patate transgeniche è guidata dai big delle catene fast food in Germania e nel resto dell'Unione europea. Tanto per farsi ascoltare da tutti, i colossi come Burger King, McDonald's, Lorenz Snack-World e Nordsee hanno lanciato il loro messaggio rispondendo a un sondaggio di Greenpeace, una delle più autorevoli organizzazioni mondiali per la difesa della natura e dell'ambiente.

La patata transgenica non la vogliamo, dicono i giganti del cibo corri-mangia-e-getta. Aggiungono di non voler usare patate ogm nella preparazione dei loro pur semplici e immediati menu per il fast food su scala planetaria. Almeno non in Germania e nel resto d'Europa, e per questo si augurano che la Commissione europea rinunci a ogni piano di legalizzazione di colture di patate transgeniche.

Perché mai tanta improvvisa sensibilità da parte di multinazionali di solito orientate prima di tutto alla caccia ai guadagni e ai profitti? La risposta è semplicissima, spiega Der Spiegel: hanno paura di un danno d'immagine per i loro prodotti alimentari a base di patate, temono che la clientela sia presa dall'angoscia, e tremano anche di fronte al rischio di un aumento dei costi delle forniture della materia prima. E prima di tutto, la spiegazione sta nelle dichiarazioni della Bogk, la potente associazione tedesca delle industrie alimentari attive nel ramo della lavorazione di prodotti a base di patate. La Bogk sottolinea di non ritenere assolutamente necessaria l'autorizzazione a coltivare patate transgeniche, perché "i consumatori non sono disposti ad accettare cibi transgenici nella catena alimentare".

Insomma, quando i consumatori fanno sentire la loro voce, possono piegare anche interessi molto potenti. Tanto potenti che, con il loro attivo lobbismo, i grandi mondiali del cibo transgenico avevano già convinto la Commissione europea ad autorizzare, all'inizio di marzo, la coltivazione 1 della discussa patata transgenica tipo Amflora, destinata solo a lavorazioni industriali. La novità è che il colosso chimico tedesco BASF ha annunciato di voler chiedere entro l'anno alla Commissione l'autorizzazione a coltivare altri due tipi di patate transgeniche, una delle quali, chiamata Fortuna, sarebbe destinata anche alla preparazione di patate fritte o altri cibi da fast food o da ristorante a base di patate. Niente da fare: i big della distribuzione, preoccupati della reazione dei consumatori che sono la fonte del loro guadagno, sono contrari.



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Fonte
http://www.repubblica.it/ambiente/2...

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Fonte aggiornamento
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