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Archeoradar, come guardare nel sottosuolo in 3D

  Autore: n/a

  sabato 17 giugno 2006 ore: 00:00:00 - letto [ 4275 ]

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Un sistema progettato per individuare antichità sepolte, che può essere utilizzato anche in caso di calamità naturali

E' nato Archeoradar, il primo sistema di lettura tridimensionale del terreno a diverse profondità, che riduce i costi dei rilevamenti e dei lavori di scavo. Concepito per l'archeologia, può diventare anche un indispensabile strumento di indagine sulle strutture murarie in caso di calamità naturali, come terremoti o alluvioni. Il progetto è stato realizzato dalla Soprintendenza del Molise con il Ministero per i Beni Culturali e le Attività Culturali e quello per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, grazie ai fondi della legge 488/92 per il potenziamento della ricerca scientifica e tecnologica.

All'elaborazione del sistema - durata 3 anni per un costo di 1,5 milioni di euro - e alla realizzazione di un prototipo, oggi di proprietà della Soprintendenza molisana, hanno collaborato l'Università di Pisa e IDS Ingegneria Sistemi S.p.A. Archeoradar si avvale del sistema satellitare GPS, con un raggio di azione variabile in profondità e attivo su diversi metri quadrati in superficie. Serve a creare mappe tridimensionali che rivelino la collocazione e la conformazione di elementi architettonici interrati, ma può anche leggere le strutture murarie in una fase post-sismica.

Per il momento lo strumento potrebbe trovare la sua prima applicazione in una missione in Libano: la Soprintendenza del Molise ha avviato i contatti con ''Opportunità Mediterranee'', un consorzio di imprese per rapporti di cooperazione che richiederebbe un intervento nel sito libanese di Baalbek, finalizzato all'indagine del Tempio di Giove e di altri monumenti importanti. Fra i progetti futuri c'è poi l'utilizzo di Archeoradar nel santuario sannitico di Pietrabbondante, dove è situato un monumento funerario di cui si vorrebbe individuare il basamento. Come ha spiegato il responsabile del progetto Saverio Ialenti, Archeoradar permette di programmare le priorità dello scavo archeologico e procedere con obiettivi precisi, evitando inutili sprechi di tempo e denaro, ma può essere utilizzato anche per certificare lo stato di degrado degli edifici e mettere in atto un'efficace prevenzione. Con questo strumento - dotato di multi-antenne di penetrazione, dà una garanzia di lettura esatta fino a 6 metri di profondità - in città come Roma si potrebbero ad esempio effettuare interventi sotterranei senza il rischio di incappare in reperti archeologici.

Il sistema è stato sviluppato in due fasi: la prima, teorica, si è svolta al Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Pisa, che ha curato corsi di formazione per 12 tecnici della Soprintendenza del Molise e 12 borse di studio per giovani laureati esterni; la seconda è consistita in una serie di verifiche sul campo, effettuate su strutture murarie e nei siti molisani di Sepino, Larino e Venafro. Ora che il sistema è stato verificato dovrebbe arrivare sul mercato.



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